Monte Roberto

Monte Roberto è arroccato a 348 m. s.l.m. sulle colline del versante sud della Vallesina.

Il toponimo sembra derivare dal nome di un feudatario longobardo “Roberto”.

Abitato in epoca preistorica il territorio di Monte Roberto, vide insediamenti Umbri, Piceni, Romani e via via altre popolazioni del periodo barbarico.

Dai Longobardi passò ai Franchi e quindi al nuovo Stato Pontificio.

Nel 1219 Monte Roberto entrò a far parte del Contado di Jesi e nel 1354 fu saccheggiato dalla banda di Fra Moriale.

Nei decenni seguenti occuparono Monte Roberto, Francesco Sforza, i Malatesta ed anche Francesco Maria I Della Rovere.

Fu poi la volta delle truppe napoleoniche nel 1808.

Monte Roberto è uno dei comuni della DOC di produzione del Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Da Vedere

Le mura castellane del XIV-XV secolo

L’Abbazia di Sant’Apollinare probabilità la più antica abbazia della Vallesina secolo VII-VIII

La Villa Salvati in stile neoclassico del 1805

Nei prossimi giorni a Monte Roberto

Serra de’ Conti

Serra de’ Conti si trova a 216 m. s.l.m. sulle colline a sud dell’alta valle del fiume Misa.

Il toponimo, deriva dall’unione di “Serra” inteso come terra collinare e il termine “conte” riferito al conte Rinaldo della Serra, un ramo dei Conti della Genga.

Il territorio risulta fosse già abitato in epoca pre-romana da Umbri, Piceni e Galli senoni, nel XII secolo divenne feudo imperiale retto da un conte preposto del marchese di Ancona.

L’edificazione del castello risale al XII-XIII secolo epoca di dissidi territoriali con la vicina Arcevia (Rocca Contrada).

Dalla fine del XIII secolo, dopo aver stretto alleanza con la città di Jesi, Serra de’ Conti conobbe un periodo di benessere economico.

Tra il 1404 ed il 1406 Serra de’ Conti fu governata da Pandolfo III Malatesta, padre di Sigismondo.

Nel 1430 lo Stato Pontificio riprese possesso dei territori della marca Anconetana, Serra de’ Conti ne rimase soggetta sino praticamente all’unità d’Italia.

Il territorio collinare è vocato alla viticoltura e rientra nella DOC del Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Da Vedere

La Chiesa della Santa Croce

La Chiesa di San Michele

Il Chiostro di San Francesco

La Chiesa di Santa Maria de Abbatissis

La Chiesa rurale di San Fortunato

Il Monastero di Santa Maria Maddalena che ospita il Museo della Arti Monastiche

Nei prossimi giorni ad Serra de’ Conti

Cantiano

Cantiano, sembra prendere nome da Cante Gabrielli, di origine Eugubina che, nel X secolo, ottenne da papa Stefano VII alcuni castelli nell’Italia centrale, tra i quali quello di Luceoli, che fu ribattezzato Cantiano (da Cante).

Il territorio di Cantiano era già stato abitato da Umbri, Romani, Galli che tenevano contatti con i vicini Etruschi come risulta dalle Tavole Eugubine.

A seguito della distruzione di Luceoli, avvenuta nel 1137, furono completati i lavori di fortificazione dei due colli di Colmatrano e di Cantiano con l’erezione di una cinta muraria che trasformo’ il Castello di Cantiano in una formidabile roccaforte.

Per la sua importanza strategica, Cantiano, negli anni seguenti, fu contesa tra Gubbio e lo Stato Pontificio, tra i Malatesta ed i Montefeltro.
Questi ultimi, ottennero alla fine il controllo di Cantiano che seguì di conseguenza, le vicende del Ducato di Urbino.

Da Vedere

  • Il Palazzo Comunale costruzione del 1800 in puro stile rinascimentale.
  • L’orologio Pubblico commissionato nel 1541 a M. Tubaldo de li Orioli di Fabriano.

I Tesori Cantianesi

  • Il Pane di Chiaserna è un prodotto tipico regionale. L’ingrediente più importante è l’eccezionale qualità dell’acqua delle sorgenti del Monte Catria che, insieme al lungo processo di lievitazione naturale con impasto acido e privo di sale, additivi o conservanti, conferisce al prodotto caratteristiche peculiari di freschezza nel tempo.
  • L’Amarena di Cantiano, una composta di visciole conservate in sciroppo zuccherino, un prodotto che ebbe così tanto successo da diventare simbolo di raffinatezza gastronomica in tutta Italia.
  • Da decenni, la “Mostra mercato del cavallo” a cui è abbinata la “Rassegna Cavallo del Catria“, si svolge ogni secondo week-end di ottobre e la domenica successiva.

fonte: www.turismo.marche.it

Nei prossimi giorni a Cantiano

Pieve Torina

Pieve Torina, dapprima abitata dagli Umbri sin dal VII secolo a.c. divenne colonia romana nel III secolo a.c. poi feudo di Camerino in epoca medievale.

Immerso in un paesaggio naturale ben conservato fatto di boschi e prati, Pieve Torina è oggi un importante centro per l’allevamento di suini e bovini.

Il Terremoto

Purtroppo a seguito del forte sisma del 2016 il centro abitato è andato quasi totalmente distrutto, in attesa della sua ricostruzione segnaliamo di seguito le principali attrattive turistiche.

Da Vedere

Al centro del paese la chiesa seicentesca, offre una piccola collezione di opere di autori marchigiani.

Di grande interesse anche la trecentesca torre campanaria che si affaccia sulla piazza.

L’Eremo Santuario di Sant’Angelo in Prefoglio del 1148.
La chiesetta fu costruita all’imbocco della grotta nella quale, secondo la tradizione, sostarono S. Pietro e S. Paolo.

Il Santuario di Santa Maria in Carpineto del 1300
Si trova lungo la statale 209, in località Roti. Il Santuario è affrescato dal Bontulli e risale almeno al Trecento.

Il Santuario di Santa Maria in Caspriano di Casavecchia del 1350.
Il santuario é attorniato da boschi in un zona di notevole interesse paesaggistico.

Nei prossimi giorni a Pieve Torina

Apecchio

Apecchio, si trova tra i monti al confine della provincia di Pesaro-Urbino con quella di Perugia, lungo la strada che va da Acqualagna a Città di Castello.

Il toponimo deriva derivi da apiculum piccolo apice, apicula piccola ape,o da ager pecoris campo di bestiame.

Seppure ci siano tracce di insediamenti Celti, Etruschi, Umbri e Romani di certo intorno al XI secolo Apecchio era sotto il controllo di Città di Castello.

Solo nel XIII secolo con l’avvento della famiglia degli Ubaldini signori del castello della Carda, Apecchio si affrancò da Città di Castello per passare sotto il Ducato di Urbino di cui divennero governatori.

Federico Ubaldini più noto come Federico da Montefeltro fece costruire il Palazzo Ducale di Urbino.

Anche Apecchio vide la realizzazione del suo palazzo ad opera di Francesco di Giorgio Martini per volere di Ottaviano Ubaldini, cardinale e fratello di Federico.

Ubaldini furono anche i primi conti del territorio di Apecchio che nel 1514 fu elevato a contea.

Con la morte dell’ultimo erede della famiglia, nel 1752 la Santa Sede riprese il controllo del territorio.

Da Vedere

Il Palazzo Ubaldini (oggi Municipio) progetto di Francesco di Giorgio Martini con il bel cortile porticato;

La torre del campanone, con orologio risalente al XV secolo e sottostante arco che funge da porta al centro;

Il particolare vicolo ebraico lungo 28 m. e largo da 37-42 cm, uno dei più stretti d’Italia;

La Chiesa dei SS. Martino e Giovanni Battista nota anche come Santuario del SS. Crocifisso;

Il ponte a schiena d’asino con un’unica arcata risalente al tardo medioevo;

La Chiesa della Madonna della Vita del XVI sec. a mezza croce greca;

Poco lontano nella frazione di Colombara si trova il mappamondo della pace, un globo del diametro di 10m capace d’imitare la rotazione terrestre realizzato in legno suddiviso su tre piani. Per le sue dimensioni è entrato nel Guinness dei primati.

Sulle pendici del Monte Nerone, si trova il grazioso borgo di Serravalle di Carda dove ogni anno si svolge il Venerdì Santo “Passio“, la Rappresentazione Storico Religiosa della Passione e Morte di Cristo.

Nei prossimi giorni ad Apecchio

Sarnano

La toponimia di Sarnano dovrebbe risalire a Sarnus e sarebbe da ricondurre a un’assegnazione di terre ai veterani di Augusto.

Di certo, Sarnano con lo sfondo dei Monti Sibillini è una delle immagini più suggestive delle Marche.

E’ situata a 539 mt. di altitudine, alla destra del torrente Tennacola, in un territorio abitato anticamente da Umbri, Piceni e Romani.

Nel XIII secolo Fidesmido dei Manardi ( Mainardi ), aveva assoggettato buona parte dei territori tra Gualdo e Sarnano comprendente anche il monte che prese il nome di Castel Manardo.
Quando nel 1244 Fidesmido divise il suo territorio, il nipote Rinaldo si stabilì nel castello di Brunforte nei pressi di Sarnano, dando origine al casato Brunforte.
Rinaldo governò per un ventennio e dopo diversi anni di contesa podestà tra papato ed il popolo, nel 1282 dovettero riconoscere l’indipendenza di Sarnano.

Al 1304 risale la realizzazione della prima cinta di mura dell’attuale Sarnano.

Il centro storico, uno dei migliori esempi medievali delle Marche, è perfettamente conservato con le sue vie che salgono in maniera concentrica verso la Piazza Alta ove si rovano i principali edifici pubblici:

la Chiesa di Santa Maria, il Palazzo del Popolo trasformato nello splendido Teatro della Vittoria e del Podestà e il Palazzo dei Priori.

Nella Chiesa di Santa Maria dell’Assunta si possono ammirare:

  • la Madonna con Bambino e Santi di Lorenzo d’Alessandro (1483);
  • la Madonna tra angeli di Antonio e Gentile di Lorenzo (XV sec.).

Nella vicina frazione di Piobbico si può visitare l’Abbazia di San Biagio costruita nel 1030 in stile romanico.

Per gli amanti della natura da non perdere l’emozionante percorso della Via delle Cascate Perdute, mentre per gli amanti degli sport invernali Sarnano propone gli impianti della stazione di Sassotetto-Santa Maria Maddalena

Nei prossimi giorni a Sarnano

Mercatello sul Metauro

Di origine medievale, Mercatello sul Metauro è una ridente cittadina dell’Alto Metauro, perfettamente incastonata nella verdissima valle di questo fiume, immersa in un paesaggio ancora integro e armonioso.

Antropizzate da una antica civiltà contadina, le valli e le colline sono costellate di un quantità di case coloniche in cui spesso si evidenzia la tipologia della cascina toscana, costruzioni così ben inserite nel contesto da risultare parte imprescindibile dell’ambiente.

Particolarmente ameno l’antico borgo murato di Castello della Pieve che si erge su di un rilievo che domina la valle.

Oltre che per il territorio collinare e montano di cui è cuore pulsante, la cittadina è assai interessante per le importanti emergenze culturali, architettoniche e artistiche che propone al visitatore attento e interessato.

Centro Storico

Il centro storico medievale si presenta ancora integro nella sua struttura originaria, in esso sono riconoscibili gli influssi delle vicine Toscana e Umbria oltre che della cultura urbinate del cui ducato Mercatello (Pieve d’Ico) fu centro importante.

Piacevolmente inserite nel tessuto urbano sono alcune pregevoli emergenze architettoniche quali la Pieve Collegiata (originariamente Pieve di San Pietro d’Ico) importante già nel XII° sec., ove si conserva una preziosa icona romanico-bizantina del XI° sec. oltre ad una ricca raccolta di oggetti ed arredi sacri.

La Chiesa Monumentale di San Francesco risalente al XIII° sec., splendido contenitore di una importante pinacoteca che contiene tavole del XII° e XIV° sec., tele dei secoli XVI° e XVII°, affreschi e vari elementi architettonici in pietra pregevolmente scolpiti. Di notevole interesse sono anche il Palazzo Ducale del XV° sec., attribuito a Francesco di Giorgio Martini, e il Palazzo Gasparini risalente al XVII° sec.

Origini

L’origine di questa cittadina, posta sul corso del fiume Metauro e alle soglie dell’Appennino, risale al XII secolo a.C. per opera degli umbri (si trovava al confine tra Umbria ed Etruria).

In epoca romana Augusto la inserì nella Regio VI Umbria appunto – tra i due municipi di Tiphernum Metaurense e Tiphernum Tiberinum.

Distrutta durante le invasioni barbariche, fu ricostruita dai Longobardi nel VI secolo e dedicata a San Pietro col nome di Pieve d’Ico. Posta dapprima sotto la giurisdizione di Città di Castello, entrò poi a far parte della Massa Trabaria, nel IX secolo.

Il piccolo borgo fu dichiarato libero e indipendente dai pontefici Celestino II e Alessandro III (XII secolo), sotto il diretto controllo del Papa.

Nel 1235 papa Gregorio IX propone di radunare la popolazione dei sette castelli che circondavano Mercatello nel territorio della pieve, che diventa così un comune fortificato ed acquista il suo nome attuale (dai numerosi mercati che vi si svolgevano).

Nel 1437 Mercatello venne incorporata nel ducato di Urbino (alla cui corte primeggeranno alcuni suoi nobili cittadini); dal 1636 entrò a far parte della Diocesi di Urbania come Vicariato, e quindi dello Stato Pontificio.

I monumenti

Nel tessuto urbanistico del centro storico, che conserva pressoché inalterato il suo aspetto medievale, con un significativo intervento ottocentesco venne ricavato l’ampio spazio di piazza Garibaldi.

Qui si affacciano il Palazzo Gasparini (XVII secolo), la Pieve Collegiata (che nella massa muraria esterna conserva parti della primitiva costruzione romanica, X secolo, e della ricostruzione del 1363) e il Palazzo comunale edificato negli anni settanta del secolo scorso in sostituzione di alcuni isolati abbattuti all’atto della realizzazione della piazza.

Oltre a quelli che si affacciano sulla piazza, Mercatello custodisce molti altri monumenti significativi.

Particolarmente importante la Chiesa di San Francesco di stile gotico primitivo (XIII secolo), ospita una notevolissima raccolta di dipinti dal XIII al XVII secolo; il monastero e casa natale di Santa Veronica Giuliani con l’annesso piccolo museo della santa, la Chiesa di Santa Croce (XIV secolo) e la chiesa di Santa Chiara (riedificata nel 1646); il Palazzo ducale (XV secolo), attribuito a Francesco di Giorgio Martini; il Palazzaccio (XVI secolo); il Monte di Pietà (fondato nel 1516) con portale di pietra arenaria raffigurante il Cristo paziente.

Chiesa e museo di San Francesco

Chiesa di stile gotico primitivo. La facciata a pietre pulite e a superficie piana sembra non aver subito trasformazioni gravi. Il rosone in arenaria che sovrasta il portale è ornata da una vetrata con l’emblema francescano. Il campanile è posteriore alla chiesa, le campane sono tre, datate MDLXXIIII e MDCXIII.

L’edificio è ad una navata, con tetto a capriate ed abside quadrilatera ornata da uno stupendo arco trionfale tardo-gotico.

Sulla parte destra della navata splendido affresco di scuola umbra del ‘400.

Sull’altare Madonna con santi (c. 1345) dipinto su tavola attribuito a Giovanni Baronzio.

Nella sacrestia, splendida tela di Claudio Ridolfi, raffigurante il Battesimo di Gesù.

Cristo Crocifisso, olio su tavola di Giovanni da Rimini datato 1309
Polittico, dipinto su tavola di Giovanni Baronzio, 1345, a nove pannelli raffigurante la Madonna e Santi,
Affreschi sulla volta dell’abside raffiguranti i Quattro Evangelisti attribuibili a Girolamo Genga (1476-1551)
Mausoleo di Bartolomeo Brancaleoni (XV secolo) monumento di travertino compatto di stile gotico veneziano.
Oltre a queste la chiesa possiede numerose altre opere, in parte raccolte nell’annesso Museo di San Francesco: affreschi staccati, dipinti su tela dei XVI e XVII secolo, oggetti liturgici, ecc.

Ritratti di Federico da Montefeltro e di Ottaviano Ubaldini della Carda, medaglioni in marmo scolpiti a bassorilievo nel 1474 ed attribuiti a Benedetto da Maiano (1442-1497) o a Francesco di Giorgio Martini
Madonna in trono con bambino, dipinto su tavola del XIII secolo di Bonaventura di Michele
Madonna in trono col Bambino e Sant’Antonio abate, dipinti su tavola del XIV secolo del senese Luca di Tommè.

Pieve Collegiata

Madonna delle Grazie, dipinto su tavola (141×50 cm) di anonimo della metà del XIII secolo in piena provincia bizantina, conservata in una preziosa teca di legno intagliato e dorato (XVII secolo).

Museo della Collegiata, in fase di sistemazione contiene oggettistica varia: vasi sacri, argenti, reliquari, antifonari, parati sacri, maioliche.

La Collegiata contiene anche varie altre opere pittoriche del XVI secolo e successivi. Tra esse: l’Immacolata concezione di Raffaellin del Colle, il San Carlo Borromeo di Giovan Francesco Guerrieri.

Chiesa di Santa Maria al Metauro

Affresco della Madonna col Bambino, secondo una tradizione locale primiero affresco del pittore bolognese Simone dei Crocifissi, ridipinto nel Quattrocento assieme ai due angeli vicini ai moduli di Giovanni Santi.
Tele di Giovan Francesco Guerrieri e di Giustino Episcopi.

informazioni:https://www.comune.mercatellosulmetauro.pu.it/vivere-mercatello-sul-metauro/musei-e-monumenti

Nei prossimi giorni a Mercatello sul Metauro

Frontone

Località di villeggiatura estiva con apertura panoramica e la curiosità storica di un castello Malatestiano opera del celebre architetto senese Francesco di Giorgio Martini.
La veduta dal castello offre un ampio panorama dal monte Nerone al mare Adriatico.

Il Castello della Porta

Situato tra gli antichissimi centri di Cagli, Luceoli (l’attuale centro abitato di Pontericciòli), Gubbio, Sentino e Suasa, sotto il Monte Catria.

Il territorio del Comune di Frontone è stato abitato fin dai tempi più remoti: Umbri, Galli, Romani, Longobardi e Franchi si susseguirono nel corso dei secoli e degli ultimi tre popoli si hanno testimonianze indiscusse del loro insediamento nel territorio di Frontone.

I primi documenti che parlano del Castello e della Comunità civile di Frontone risalgono all’undicesimo secolo e la sua storia è legata a quella delle signorie di Cagli, Gubbio e Urbino.

Nel 1530 il Castello ed il territorio di Frontone divenne contea del Ducato di Urbino, dono di Francesco Maria Della Rovere al nobile Gianmaria Della Porta e tale rimase fino alla abolizione delle giurisdizioni feudali per effetto dell’annessione al Regno d’Italia napoleonico (1808) abolizione poi rinnovata da Papa Pio VII (1816).

Il Castello, possente costruzione arroccata sulla cima di un ripido colle, testimonia ancora un passato ricco di storia e nobiltà.

Nei prossimi giorni a Frontone

Jesi

Le sue origini sono incerte tra i Pelasgi e gli Umbri di certo conquistata prima dagli Etruschi e successivamente dai Galli Senoni nel IV secolo a.C.
Dopo la battaglia del Sentino, Jesi divenne colonia romana, assumendone la conformazione urbanistica tipica del castrum.

Con la caduta dell’Impero Romano, subì saccheggi e distruzione da parte di Goti, Longobardi e Bizantini sino all’ 800 quando con Carlo Magno entrò a far parte della Marca.

Dal XII secolo divenne libero comune e visse un periodo di grande espansione sotto la protezione dell’imperatore Federico II che nacque in questa città il 26 dicembre del 1194.
Dopo un periodo di guerre tra le famiglie nobiliari nel 1447 Francesco Sforza riportò Jesi sotto il dominio della Chiesa.

Agli inizi del 1800, Jesi era un importante centro manifatturiero per la seta, la costruzione della ferrovia Roma-Ancona ne accelerò il processo di industrializzazione.

Oggi è uno dei più importanti poli industriali del centro Italia, con un territorio collinare vocato alla viticoltura ed è capostipite di quel vino che prende il suo nome, il Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Oltre l’Imperatore Federico II, Jesi ha dato i natali anche a Giovanni Battista Pergolesi, Raphael Sabatini, Orfeo Tamburi, Virna Lisi, Valeria Moriconi pseudonimo di Valeria Abbruzzetti, ma anche personaggi dello sport come Roberto Mancini, Stefano Cerioni, Elisa Di Francisca, Giovanna Trillini e Valentina Vezzali.

Da Vedere

– il Palazzo della Signoria, uno dei più bei palazzi monumentali della regione
– la Pinacoteca Civica accoglie diverse opere che il pittore Lorenzo Lotto realizzò per le famiglie nobili jesine
– la cinta muraria è tra le meglio conservate dell’intera regione, ristrutturato in epoca rinascimentale si snoda per una lunghezza di 1,5 km
– il Montirozzo è il torrione più suggestivo delle Mura, emblema della città
– il Teatro G.B. Pergolesi inaugurato nel 1798
– la chiesa di San Nicolò è uno dei monumenti più antichi, collocata a metà di Corso Matteotti

Nei prossimi giorni a Jesi