Offida

Offida di certo ha origini antichissime. Ophis sia in greco che in etrusco significa serpente.
Alcuni studi riportano la fondazione all’età della pietra, poi civilizzata dai Pelasgi che giungevano in Italia dall’Asia Minore.

Una necropoli pelasgica con 400 tombe è stata rinvenuta nel territorio di Offida.

Altri sostengono che il nome di Offida derivi da oppidum, che sta ad indicare una cittadina fortificata dell’epoca romana e, pertanto, la fondazione e la denominazione di Offida debbano essere ricollegate alla storia dell’espansione romana.
Diverse dunque le posizioni, delle quali alcune anche fondate.

Le necropoli rinvenute e riferite ai Pelasgi (Etruschi), sono da ritenersi, secondo le recenti indicazioni, come appartenenti alla “civiltà picena” e la dea Cupra risulta essere la massima divinità dei Piceni.

Offida Farfense

Nel 1039 Longino d’Azone, un signore di Offida di origine franca o tedesca, donò all’Abbazia di Farfa la maggior parte dei suoi possedimenti che si estendevano dal Tronto all’ Aso, dal Monte Polesio (Ascensione) all’Adriatico.

Per i territori farfensi del Piceno il preside risiedeva in S. Vittoria (nel Fermano) e a lui venivano deferite in appello le cause discusse dai giudici locali di tutto il possesso di Farfa.
Anche Offida, automaticamente, veniva inclusa nel Presidato Farfense e questo fino al 1572.

Ostilità con Ascoli

Nei secoli che seguirono Offida, come altri comuni marchigiani di una certa importanza, fu coinvolta nelle rivalità che sempre più si erano evidenziate tra le fazioni guelfe e ghibelline e tra Ascoli e Fermo; rivalità che continueranno per lungo tempo, fino al sec. XVI, e che vedranno Offida schierarsi, definitivamente, dalla parte di Fermo, contro Ascoli.

Nel 1348, gli Ascolani, essendosi Offida unita a Fermo, la espugnarono dopo parecchi giorni d’assedio imponendole gravissimi tributi in denaro e di armi e vollero che giurasse fede ad Ascoli.
Di li a poco mosse guerra con Fermo ed 0ffida tenne per quest’ultima rinsaldando l’alleanza.

Nel 1469, un gruppo di armati ascolani, sotto la guida del duca di Calabria, tornando da una spedizione nella città di Rimini, dove vittorioso aveva sconfitto i Riminesi e i duchi di Urbino, si fermò ad Offida e qui iniziò a spadroneggiare.
Ne nacque uno scontro fratricida con perdite da entrambe le parti e l’acuirsi delle ostilità.

Ostilità che, evidentemente, continuarono a lungo anche tra Ascolani ed Offidani, tese al raggiungimento della supremazia nella cittadina.

I Francesi

Sotto il pontificato di Paolo IV (1476-1 559) Offida dovette sostenere una dura lotta contro le milizie del duca di Guisa che aiutavano il papa in lotta con Marcantonio Colonna.
Una parte delle truppe francesi, mentre il grosso si dirigeva verso Fermo, si fermò ad Offida dove fu bene accolta dalla popolazione.

L’ospitalità, però, fu male ripagata perché i Francesi iniziarono ad infastidire le donne e tentarono addirittura di mettere a fuoco il Palazzo Comunale (11 Maggio 1557) incendiando parte dell’archivio.
Gli Offidani insorsero e, dopo aver chiuso le porte, si lanciarono sui Francesi i quali, nel tentativo di trovare un varco ove fuggire, furono massacrati e gettati dalle alte rupi che circondavano Offida.

La via dove i Francesi batterono in ritirata, si chiama ancora oggi vicolo della Vittoria e nella chiesa di S. Maria della Rocca (a destra dell’abside centrale) un ignoto incise sul muro con un pugnale la seguente scritta: “1557, addì 17 Maggio morì accoppati 70 dei francesi“.

Nel tardo medioevo e nel XVI sec. Offida fu centro di intensa vita cittadina. Per l’organizzazione della vita cittadina, furono redatti gli Statuti Comunali poi raccolti nel 1524 nello Statuto Comunale di Offida.

Lo Statuto Comunale di Offida del 1524

Lo Statuto Comunale di 0ffida, pubblicato con traduzione e commento nell’anno 1983 a cura dell’Amm.ne Comunale, risale al 1524 e risulta frutto di un rinnovamento e di una revisione dell’antico Statuto offidano di cui, purtroppo, non è rimasto nulla.
Esso è diviso in sette libri e comprende una rubrica o indice. Il primo libro, in quattro capitoli, indica le festività religiose ed i luoghi di culto.
Il secondo, in dodici capitoli, si sofferma sull’ordinamento amministrativo e sui compiti demandati ad ogni magistratura.
Il terzo, in sessanta capitoli, tratta delle cause civili. Il libro si chiude con l’ordine di sfilata in occasione della processione per la festa dell’Assunta, in Agosto.
Il quarto, in centoventuno capitoli, tratta dei malefici, dei reati contro i beni e le persone. Il quinto, in quarantotto capitoli, tratta delle cause miste e straordinarie. Il sesto, in tredici capitoli, tratta dei danni comunque arrecati Il settimo, in otto capitoli, tratta delle cause d’appello e di nullità. Questo libro fa esplicito riferimento al privilegio concesso da Martino V (1 368-1 431) alla Comunità di Offida per l’allargamento della sua competenza giuridica anche ai processi suddetti.
Infine la rubrica, contenente un indice particolareggiato dei libri e dei capitoli.

Dominazione Pontificia

Nel 1600 predomina, incontrastato, nelle Marche il potere pontificio. Offida è ancora sotto il Presidato di Montalto.
La suddivisione ecclesiastica dell’attuale Provincia di Ascoli è così conformata: Diocesi di Ascoli, Diocesi di Ripatransone-Montalto, Arcidiocesi di Fermo.
Nel 1636, la tregua tra la città di Ascoli e la Terra di Offida è in crisi. Infatti “al primo d’Ottobre 1636 su l’imbrunire una ventina di Ascolani fracassarono quattro macine, ferirono e depredarono i molini offidani”.

La dominazione pontificia nelle Marche continua per buona parte del 1700.
Sicché Offida viene aggregata, definitivamente, alla Diocesi di Ascoli.

Occupazione Francese

Ma gli sviluppi della Rivoluzione francese sono ormai evidenti anche nelle Marche.
A seguito dell’occupazione francese del 1797 le Marche vengono divise in tre Dipartimenti:

  • del fiume Metauro con capoluogo Ancona;
  • del fiume Musone con capoluogo Macerata;
  • del fiume Tronto con capoluogo Fermo.

Offida, dunque, è inclusa nel Dipartimento con capoluogo Fermo.

Le Marche nel 1815 (dopo il Congresso di Vienna) ritornano sotto la sovranità del pontefice.
A seguito della riorganizzazione amministrativa, Offida viene compresa nella Delegazione di Ascoli.

Gregorio XVI

Offida, nel 1831, riceveva dal pontefice Gregorio XVI, il privilegio di ergersi a città.
Per ricordare l’evento venne incastonato sulla Rocca di Offida uno stemma pontificio ed una lapide fu posta nella attuale Sala Consiliare.

Con l’entrata dei Francesi a Roma (I Luglio 1849) ha fine la Repubblica Romana e le Marche vengono divise nelle seguenti province: Urbino e Pesaro, Macerata con Loreto, Ancona, Fermo, Ascoli, Camerino.
Ma tutto ciò dura ben poco.
Con la Battaglia di Castelfidardo infatti il 18 Settembre 1860 l’esercito pontificio veniva sconfitto e nel Novembre dello stesso anno, le Marche venivano annesse allo Stato Piemontese.
Seguiva una nuova riorganizzazione e nelle Marche venivano istituite quattro Province: Pesaro-Urbino, Ancona, Macerata ed Ascoli Piceno ed Offida era inclusa nella Provincia di Ascoli.

Dall’Economia Agricola a quella Artigiana

La cittadina intanto stava evidenziando il passaggio da una economia essenzialmente agricola ad una di più fiorente artigianato e ad un’economia legata ai processi di meccanizzazione ed industrializzazione.
In quegli anni la cittadina orientò la sua economia da agricola ad artigiana, attraverso processi produttivi meccanizzati.
Molto interessante era la produzione della seta e la lavorazione del tabacco.

La Stazione Ferroviaria

L’importanza crescente di Offida è confermata con la realizzazione nel 1886 di una sua stazione ferroviaria nella tratta che percorreva la vallata del Tronto congiungendo Ascoli Piceno alla ferrovia Ancona-Foggia. Tra Offida e la sua stazione venivano messi in funzione servizi di vetture in coincidenza con le corse dei treni.

Anche la sistemazione delle strade e delle piazze era indispensabile. Rifacimenti e sistemazioni come quella del Corso Serpente Aureo in pietra silicea, e del rifacimento della piazza centrale con pietra e travertino.

Nel 1887 dal Monte Polesio (Ascensione) con un apposito acquedotto, l’acqua veniva convogliata fino ad Offida.

Nel 1906 fu realizzato il progetto della illuminazione della città a luce elettrica.
Il 31 Dicembre 1891 veniva stampato in Offida il primo numero del periodico Ophys.

Il Teatro

Si sa che prima del 1768 esisteva, in una sala del Palazzo Comunale, un palcoscenico a “guisa di teatro”, costruito “senza distinzione di ceto”.
Nel 1820, su progetto dell’architetto, iniziò la costruzione del teatro nei pressi, appunto, del cortile a “tramontana” del Palazzo Comunale.

L’attuale Teatro Serpente Aureo, rimodernato nel 1862, è un vero gioiello di concezione barocca di tipo a boccascena o, come comunemente si suole dire, (all’italiana), con schema a “ferro di cavallo”.
Non ha una facciata propria e l’ingresso è posto sotto il portico del Palazzo Comunale.

Attraverso un atrio adornato con statue rappresentanti quattro Muse, si entra nella sala formata da 50 palchi in giro di tre ordini con loggione e platea.
Essa è decorata con stucchi ed intagli dorati su fondo verde, opera di G. Battista Bernardi, offidano (sec. XVIII-XIX).

La volta, raffigurante Apollo e le Muse, venne dipinta da Alcide Allevi (1831-1893).
Attorno, otto medaglioni raffigurano i più illustri autori della lirica e della prosa.
Il tutto è dominato da un artistico lampadario con globi di cristallo.

Sul palcoscenico si conserva ancora il vecchio sipario con dipinta la leggenda del mitico Serpente d’Oro.

Nel 1991 hanno avuto inizio alcuni lavori di adeguamento dei servizi e degli impianti, terminati nel 2002 con la riapertura del teatro.
Attualmente la struttura viene utilizzata per le manifestazioni culturali e per i Veglionissimi di Carnevale.

Il Palazzo Comunale

Alcuni storici fanno risalire la costruzione del Palazzo Comunale attorno ai sec. XI-XII.
Con molta probabilità tale costruzione era rappresentata da un edificio composto da un piano terra, da un primo piano e da una soffitta coperta da un tetto a due spioventi, sorretto da capriate in legno, rozzamente intagliate; il tutto sovrastato da una rozza torre quadrangolare.

La struttura dell’edificio doveva dunque risultare piuttosto semplice.
La struttura architettonica attuale presenta caratteristiche di diversa epoca.
L’edificio, costruito in laterizio, infatti, è costituito da una torre trecentesca coronata da merli a coda di rondine.

La dimensione trecentesca è testimoniata ancora dalla facciata del muro che dà sul Teatro Serpente Aureo.
Sul muro di tale facciata erano incastonate le misure lineari alle quali ci si doveva attenere, come ci riferisce lo Statuto Comunale del 1524, nei normali scambi commerciali. Il muro trecentesco della facciata è bene evidenziato sopra la loggetta posta sull’alto portico centrale.

Il portico, che dà sulla piazza centrale, è retto da colonne cilindriche sormontate da capitelli in travertino, e risale al sec. XV.
Ai due lati del portico centrale si notano due stemmi, opere effettuate nel 1932 dallo scultore offidano Aldo Sergiacomi.

Lo stemma di sinistra rappresenta la Casa Savoia, quello di destra si riferisce al Comune di 0ffida.
Un altro portico, probabilmente risalente alla fine del sec. XVIII o al sec. XIX, fiancheggia il Palazzo Comunale dalla parte che dà sul Corso Serpente Aureo.
Anticamente all’interno della parte inferiore della torre erano sistemate le carceri, come si può ancora rilevare e come attestato da un nota presente in un registro dell’Archivio Storico Comunale, datato 1556.
La campana della torre fu donata dal cardinale Felice Peretti, futuro Sisto V.

Dalla porta centrale, contornata da uno stipite di pietra tagliata a punta di diamante, attraverso una scala, ci si porta al piano superiore del Palazzo.

Le sale più rappresentative sono quattro: la Sala Consiliare, la “sala rossa”, con mobili stile Luigi XV; la “sala azzurra”, con mobili stile impero; la “sala verde”, con mobili stile Luigi XVI.

Ex Convento di San Francesco

Il fabbricato, evidenzia l’antica struttura di un castello medioevale.
Proprio all’interno di tale struttura, nella prima metà del sec. XIII, fu aperto l’antico monastero, passato alle Clarisse nel 1245 e nel 1554 ai frati francescani.

Le Clarisse, dopo aver fatto demolire la chiesina dedicata a S. Agnese, fecero costruire la nuova chiesa ed il convento, dedicandoli a S. Francesco e, nell’anno 1245, si trasferirono nel nuovo convento.

Nel 1246, il monastero di S. Francesco veniva sottoposto alla direzione e al governo dei Frati Minori.
Le Clarisse rimasero in questo monastero fino al 1515.

Nello stesso anno si procedeva alla soppressione della Comunità e sia il monastero che il fabbricato, con la chiesa, venivano ceduti ai Frati Minori (Francescani) che ne prendevano possesso, definitivamente, neI 1554.

Nel 1872, dopo vani tentativi per utilizzare l’edificio a struttura scolastica, una parte del convento veniva utilizzata a Carcere Mandamentale.

Nel 1906 anche la chiesa veniva sconsacrata e veniva utilizzata parte a mulino, parte a forno.
Attualmente grazie al restauro dell’intero edificio, viene riutilizzato per scopi socio-culturali e turistici e, dal 1999, ospita nelle sale interne l’Enoteca Regionale delle Marche.

Le Mura Castellane

L’antica costruzione risale al sec. XII-XIII.
Da una piantina disegnata nel 1694, risulta chiaramente che la città era circondata ancora da mura di cinta.
La struttura militare, analoga a quelle contemporanee, era rappresentata da alti muraglioni intervallati da torri quadrate.

All’angolo nord-est si delineava un torrione quadrato che rappresentava la porta principale del castello, alla quale, probabilmente, si accedeva attraverso un ponte levatoio.
Altre due porte erano presenti, una a Nord-Ovest denominata di S. Giovanni, un’altra a Sud-Ovest detta della Fontana.

Ben poco è rimasto delle antiche mura Castellane che cingevano Offida.
Il terremoto del 1943 contribuì a rovinare quanto ancora rimaneva delle mura cittadine ed in seguito anche il vecchio muraglione, presente nei pressi dell’attuale torrione principale, fu inopportunamente demolito e venne inserita una balaustra in travertino.

Di sicuro sappiamo che, anticamente, tali mura erano cinte, dalla parte settentrionale, da un fossato pieno d’acqua, chiamato Carbonara, immesso a protezione del luogo ove, secondo lo Statuto dell’epoca (vedere Statuto di Offida del 1524), era proibito mettere a macerare il lino.

Notizie certe si riferiscono alla costruzione della nuova Rocca, quella che ancora è possibile ammirare e che fu costruita negli ultimi decenni del secolo XV.
Tale opera fu fatta erigere, come già detto, dal papa Innocenzo VIII del quale è ancora visibile uno stemma posto sull’alto della Rocca, in occasione dei continui scontri tra Ascolani ed Offidani.
L’opera fu realizzata dal maestro Lucchini di Como e fu portata a termine nel 1494.

Nel 1493 la Rocca fu munita, di artiglieria per rendere inattaccabili i tre capisaldi della Rocca stessa.
La tradizione sostiene che tale artiglieria, in seguito, fu tolta per guarnire i fortilizi della S. Casa di Loreto e, in seguito, finì nelle mani dei Francesi, durante l’occupazione napoleonica.
Si conservano ancora l’antico torrione che difendeva l’entrata della città, una torre quadrata ed ancora un altro torrione, di forma cilindrica, tutti del sec. XV.

Fontana del Trocco

E’ sicuramente la più nota.
La Fontana del Trocco, è situata fuori dal centro all’interno di un tornante sulla strada che sale dalla frazione di Lava, ha forma di abbeveratoio da cui il nome.

Fontana Grande o di Flora (della Dea Flora)

Ubicata in piazza XX Settembre.
La Fontana Grande fu eretta nei pressi della chiesa di S. Nicolò, in occasione della installazione dell’acquedotto comunale (1887), utilizzando le acque provenienti dalle falde del monte Ascensione, presso la località Polesio.
In ghisa, si eleva su un basamento in pietra.
La vasca è ottagonale, con ai quattro lati aquile e leoni.

Al centro si erge un robusto stelo, reggente una coppa con sopra una figura di donna alata, intrecciata con un serto fiorito da un putto.
La figura della donna alata rappresenta la dea Flora (simbolo della Primavera).
La fontana è stata fusa in una fonderia francese specializzata in tale lavoro.

Fontana del Mietitore

Ubicata in piazza Valorani, la Fontana del Mietitore fu eretta nel 1800.

Anche questa opera risulta effettuata in una fonderia francese.
La fontana, in stile classicheggiante, rappresenta un giovane che stringe al fianco un falcetto poggiato su un fascio di spighe.
Alla base ellittica sono inserite due bacinelle, dalle quali fuoriesce acqua.
La fontana rappresenta 0ffida come cittadina agreste.

Fontana monumento alla Merlettaia

Posta all’ingresso del paese, nei pressi delle mura cittadine, la Fontana monumento alla Merlettaia è stata realizzata nel 1983 dallo scultore offidano Aldo Sergiacomi.
Si tratta di un gruppo bronzeo raffigurante tre figure femminili che rappresentano tre diverse generazioni, tutte intente al lavoro e che vogliono evidenziare il carattere di continuità di una tradizione così preziosa.

Chiesa di S. Maria della Rocca

La chiesuola di S. Maria venne parzialmente demolita quando i monaci pensarono di edificare la chiesa attuale e ciò accadde, come da epigrafe presente in un angolo del muro esterno della chiesa, nell’anno 1330.
La nuova chiesa di Santa Maria della Rocca prevedeva una maggiore larghezza rispetto a quella esistente; quindi tra i vecchi muri e quelli nuovi furono ricavati due spazi, uno dei quali fu destinato a cimitero.
Costruirono un cenobio, appoggiandolo alla chiesa dal lato di mezzogiorno.
Tale cenobio era costituito, con molta probabilità, da un piano terra adibito a portico-chiostro e da un primo piano riservato alle celle.
Al centro del chiostro era presente, come si può vedere, un pozzo.
Il cenobio fu ampliato ad Est con la costruzione della nuova sagrestia.

Attualmente la comunicazione fra i due piani è assicurata da una scala a chiocciola interna.

Con il terremoto del 1943 il monumento subì gravi danni, come il crollo della parte superiore del campanile, che venne ricostruito, successivamente, più basso però di quello preesistente. Nel 1946 furono portati a compimento i lavori di consolidamento della rupe.

Negli anni 1972-73, durante i lavori di scavo all’interno della chiesa di S. Maria della Rocca, furono rinvenute due lastre di piombo con scritte sepolcrali del sec. Xl che si riferiscono a Wburga e Retrude, rispettivamente figlia e moglie di Longino d’Azone.
Tali lastre sono tutt’oggi depositate presso la Sovrintentenza ai Monumenti di Ancona.

Gli ultimi lavori di restauro degli affreschi, di rifacimento del tetto con strutture in legno uguali a quelle esistenti, di sistemazione della cripta e di pavimentazione sono recenti, e si sono svolti a partire dal 1974.
La riapertura del tempio al pubblico è avvenuta il 2 giugno 1986.

La chiesa si erge su un dirupo ad Ovest di Offida con un campanile a pianta quadrata, terminante a cuspide piramidale ottagonale.
È un tempio romanico-gotico in laterizio, rigato da eleganti lesene di travertino e decorato, alla sommità, con una doppia fila di archetti trilobati.
Attraverso una gradinata chiusa tra due ali di muro, si accede alla cripta che presenta un portale in travertino scolpito a fogliame (sec. XIV), a tortiglioni ed animali.

Varcata la porta del sotto tempio ci si immette in un emiciclo poligonale (abside centrale) alla cui volta servono da fulcro quattro colonne in laterizio di stile lombardo con capitelli smussati agli angoli e decorati da ovali sorreggenti arcate a sesto acuto e a tutto sesto.

Sull’altare della cappella-abside di sinistra poggia un lastrone di arenaria, percorso superiormente da un cataletto, si pensa che tale pietra sia appartenuta ad un altare pagano e il canaletto sia servito per fare defluire, entro la coppa del sacerdote, il sangue delle vittime.

All’interno della chiesa si trovano immagini sacre di pittori del XIV-XV sec. come il Maestro di Offida, il Maestro Ugolino di Vanne da Milano e Frà Marino Angeli da S. Vittoria.
All’ambone si accede attraverso una scaletta ricavata nello spessore del muro.

Sul lato opposto si erge un altro ambone che, anticamente, conteneva una cantoria in legno con organo.
In fondo, a destra di chi entra, è sistemato il fonte battesimale nel quale fu battezzato il beato Bernardo di Offida.

Al piano superiore della chiesa si accede anche da una scala esterna in laterizio.
La facciata principale, lato Ovest, è divisa verticalmente in tre parti da lesene con un portale in laterizio sorretto da pilastrini in travertino.
Il portale è sovrastato da un bellissimo rosone in legno di quercia.

Chiesa dell’Addolorata

Nei pressi del Palazzo Comunale si trova la chiesa dell’Addolorata.
La costruzione fu realizzata nel sec. XV.
La facciata è caratterizzata da un portico sopra il quale, addossate al muro, sono presenti due eleganti finestre cinquecentesche di pietra.
Più in alto, si evidenzia un occhialone sovrastato da un timpano con fregi in terracotta e un campanile a cupolino.

L’interno, ad una unica navata, presenta un soffitto decorato dal pittore S. Nardi di Fermo (1866-1924).
La pittura di rilievo è quella centrale che raffigura “la Vergine Addolorata circondata da Santi”.

Sull’abside si erge un altare in legno dorato, sovrastato da un tempietto che custodisce la statua della Madonna Addolorata.
All’interno della chiesa è custodita la “Bara” (così viene comunemente chiamato il carro con baldacchino dove è sistemata la statua del Cristo Morto) che viene trionfalmente portata in processione la sera del Venerdì santo.
La processione è da ritenersi legata ad una tradizione delle antiche confraternite medioevali.
L’attuale “Bara” fece la sua prima apparizione nella processione del Venerdì santo del 1870 e sostituì la vecchia lettiga a mano in funzione dal 1819.

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