Fabriano

FABRIANO, uno dei comuni più estesi d’Italia con i suoi 269,61 km² di superficie, è posta in una pittoresca vallata, circondata da colline, al di là delle quali ergono il monte Fano (mt.889), il monte Maggio (mt.1361), il monte S.Vicino (mt.1479), il monte Cucco (mt.1566) oltre il quale svetta maestoso il monte Catria (mt.1701).

Il toponimo, menzionato per la prima volta nella Carta di S. Vittore n. 36 dell’anno 1040, si è prestato a varie interpretazioni, ma gli storici maggiori affermano che il vocabolo “Fabriano” trae origine dalla forma oggettivale del gentilizio “Faberius”, proprietario del fondo su cui si eresse la città stessa.

E’ città dalle origini antichissime. Ritrovamenti presso Vallemontagnana (paleolitico medio), Collegiglioni (paleolitico superiore), Acquatina di Attiggio (neolitico), Vetralla Chiesa di San Lorenzo (villaggio eneolitico) ecc… attestano che il territorio è stato abitato fin dall’Era Preistorica.

La storia di Fabriano si perde dunque nel tempo

E’ certo, tuttavia, che il primo vero nucleo fabrianese fu dovuto al convergere nella zona delle popolazioni degli antichi Municipi romani di Tuficum e di Attidium e forse, ma solo marginalmente, di Sentinum, spintevi dalla necessità di sfuggire alle invasioni barbariche abbattutesi a più riprese nella loro città

Dalle alture di Castelvecchio (Castrum vetus) e Castelnuovo (castrum novum o Podium), zone in cui i profughi attidiati e tuficani avevano posto il loro primo insediamento, prese il via il graduale ampliamento della città ed accanto alle attività agricole poterono fiorire le prime botteghe artigianali, in particolare verso la zona della Piazza Bassa o del Mercato, che divenne perciò il centro operativo e commerciale della Città.

Toponomia

Capofila fu l’Arte dei Fabbri (non è senza motivo che il fabbro è assurto a simbolo della città).
Ben 38 erano le fabbrerie ubicate in detta zona, dalla quali uscivano manufatti che, per lo più, venivano esportati fuori città. Famose le molle per il fuoco, o meglio, le “tenaglie a massello”, dette volgarmente “le chiappe” di Fabriano.

Ma tantissime altre furono le attività artigianali che svolsero nel tempo un fondamentale ruolo, non solo nel ambito dell’economia, ma, una volta raggruppatesi in Arti e Corporazione, anche sotto il punto di vista sociale e politico.

Tra queste emersero per particolare significato: L’Arte della Lana, l’Arte dei Conciatori di pelle, l’Arte dei Calzolari ecc. fino giungere all’Università dei Cartari.

La Carta

E’ a tutti noto che l’arte della carta fece acquistare a Fabriano fin dal XIII Secolo il primato in Italia ed in Europa soprattutto della lavorazione della carta filigranata, senza dimenticare che ai Fabrianesi si attribuiscono l’invenzione della pila idraulica a magli multipli e la tecnica della collatura con gelatina animale, che perfezionarono sempre più l’arte di fabbricare la carta.

A partire dal sec. XII – XIII Fabriano visse sicuramente un periodo di evidente prosperità. La Signoria dei Chiavelli di stirpe germanica, che dominò su Fabriano dal 1378 al 1435, svolse un ruolo fondamentale nella crescita della città e si fece promotrice di iniziative culturali.

La città per essi si arricchì di chiese e di monasteri. Per il mecenatismo dei Chiavelli la cultura fu tenuta in alta considerazione.

Non è da sottovalutare il fatto, in particolare, che ai già affermati pittori dei secoli precedenti, quali: il Maestro di Campodonico, Allegretto di Nuzio, Francescuccio di Cecco Ghissi ecc. si aggiunsero, durante il periodo chiavellesco, tanti altri prestigiosi nomi a cominciare dal sommo Gentile da Fabriano ed ebbe floridezza la cosiddetta Scuola fabrianese che potè annoverare una lunga schiera di apprezzabili artisti.

Lo Stato Pontificio

Dopo una breve parentesi di assoggettamento alla Signoria degli Sforza (1435-1444), Fabriano passò sotto il dominio della Chiesa.

In questo periodo (seconda metà del sec.XV) la città di Fabriano dette un notevole contributo alla Crociata contro i Turchi. Ciò le valse il diritto di aggiungere sullo stemma del Comune una piccola croce rossa.

Dopo alcuni anni tranquilli, in cui Fabriano si potè arricchire di notevoli opere pubbliche, seguirono momenti difficili, ai quali si aggiunsero distruzioni per eventi sismici. Il tutto portò ad una certa decadenza, anche economica.

Dal 1610 al 1808 Fabriano fu sottoposta direttamente al potere centrale di Roma e fu guidata da Governatori prelati, fatta eccezione per brevi periodi, come nel 1798, quando fece parte della Repubblica Romana proclamata dal Generale Berthier e nel 1808 allorché fu annessa al Regno italico, divenendo capoluogo del IV Distretto sotto Macerata.

Nel 1813 Fabriano fu sottoposta al governo provvisorio di Napoli, mentre nel 1814 fu sotto il dispotismo austriaco. Nel 1815 ritornò sotto la Chiesa. Nel 1831 fece parte del governo provvisorio delle provincie emiliano-romagnole.

Dalla Repubblica Romana al Regno d’Italia

Nel 1849 fu parte integrante della Repubblica Romana e nel 1860 fu annessa con plebiscito al Regno d’Italia. Dopo il 1860 la storia di Fabriano è comune a quella di tante altre città e, cioè, è stata strettamente legata agli avvenimenti politici e militari del nostro paese.

Nelle due Grandi Guerre e soprattutto nella Resistenza seguita all’8 settembre 1943 la comunità fabrianese ha espresso una rilevante partecipazione ed ha pagato quei tragici periodi con enormi contributi di rovine e di sangue.

Oggi Fabriano può vantarsi di essere terra di serena operosità sia dal punto di vista industriale ( per la presenza di grosse entità, tra le quali “Le cartiere P.Miliani”, le industrie “Merloni” ed una miriade di altre aziende efficienti) sia da quello culturale e sociale.

Le Porte Storiche della città

Porta del Borgo – Porta Pisana – Porta Cervara – Porta del Piano

Alla Porta del Borgo fa riferimento un vasto quartiere, l’antico Borgo di S. Nicolò, sorto grazie agli abitanti di Civita.

L’area di questo Borgo, grazie alla presenza del fiume Giano, divenne sede di numerose botteghe artigiane appartenenti all’arte della lana, dei fabbri, dei tintori, dei cardatori e dei conciatori.

Da questa Porta nel 1860 entrò vittorioso in città il generale Cialdini e per questo viene anche chiamata Porta Bersaglieri. Fu demolita verso la fine dell’ 800.

Numerosi monumenti e opere d’arte caratterizzano questo quartiere: seguendo via Cialdini nell’ordine troviamo l’area dove si trovava il Ponte dell’Aera, l’edicola Mariana dove è esposto un affresco di Ottaviano Nelli, la chiesa di S. Nicolò, Palazzo Serafini. Scendendo verso la Piazza Bassa o del Mercato si visita il Portico dei Vasari e una fontana rinascimentale.

Palazzo del Podestà

Fu costruito nel 1255 e divenne proprietà dei governatori della Chiesa nel sec. XVIII prendendo il nome di Palazzo Apostolico. Bellissimo il grande arco gotico il cui intradosso del voltone presenta ancora tracce di decorazioni pittoriche realizzate in varie epoche. Nel 1326 fu affrescato anche dal pittore fabrianese Ventura di Francesco e ritoccato più volte nei secoli. Tra il 1911 e il 1922 fu restaurato per essere riportato allo stato originario (merlatura esclusa). Ristrutturato nell’Ottanta è stato per molto tempo sede della magistratura cittadina. Attualmente è sede degli Uffici Finanziari del Comune di Fabriano.

Fontana Sturinalto

E’ veramente un gioiello incastonato in una degna cornice. Fu costruita nel 1285 da Giacomo di Grondolo da Perugia sotto sorveglianza di tal Benvenuto di Gioia.

La somiglianza con la fontana perugina è sorprendente. E’ composta da tre bacini di cui i primi due in pietra e l’ultimo di bronzo. Ha subito diversi restauri più o meno importanti.

Palazzo del Comune

Antica dimora dei Chiavelli, signori della città fino al 1435, conserva l’androne voltato a crociera del XIV secolo e (nel cortile) il lapidarium con epigrafi e cippi provenienti dai municipi romani di Attidium (Attiggio), Tuficum (Borgo Tufico) e Sentinum (Sassoferrato).
E’ attualmente sede centrale del Comune di Fabriano dopo un lungo periodo di ristrutturazione dovuta al terremoto del 26 settembre 1997, allorquando gli uffici dovettero trasferirsi in affitto in un moderno edificio di via Dante. Durante i lavori di ristrutturazione sono venuti alla luce uno splendido arco gotico e altre antiche vestigia.

Cattedrale di San Venanzo

La costruzione risale al 1046. Nelle fondamenta di quello che sarà nel 1435 un muro tra il chiostro e il muro laterale della chiesa, furono seppelliti i corpi dei dieci Chiavelli (adulti e bambini ) trucidati all’interno della chiesa durante la messa dell’Ascensione (26 maggio 1435 ). La collegiata di S. Venanzo fu eretta a Cattedrale nel 1728 e a Basilica nel 1963, sotto il pontificato di Giovanni XXIII.

Dell’antica forma conserva, esternamente, solo l’abside poligonale.
Internamente ha una pianta a croce latina con un’unica navata e cappelline laterali.

La cappella di San Lorenzo è stata affrescata da Allegretto di Nuzio (1360 ca.)
Altri affreschi di scuola fabrianese del XIV e XV secolo sono visibili in altri ambienti della chiesa.

Importanti sono i resti delle Storie della Croce commissionate al folignate Giovanni di Corraduccio (1415).

La Cattedrale è un importante “museo” di dipinti manieristi e barocchi.
Tra le opere più importanti troviamo le tele di Gregorio Preti, di Salvator Rosa, Giovan Francesco Guerrieri, Giuseppe Puglia e altri.

Il celebre pittore caravaggesco, Orazio Gentileschi, è l’autore delle preziose storie della Passione e della mirabile Crocifissione su tela (1620 ca).

Palazzo Vescovile e Torre Civica

L’edificio, distrutto il 20 maggio 1542 a seguito del crollo della torre civica, fu ricostruito tra il 1546 e il 1549. Fu sede dei Priori prima, Vescovile poi (1729).

Falso storico è la lapide che si vede sulla facciata della torre inneggiante gli artefici dell’unità d’Italia. Sostituita nel dopoguerra doveva essere la copia di quella maestosa incorniciata nel 1884, ma quando fu ricopiata, sulla lapide attuale, più piccola della precedente, l’esecutore compì un errore: incise MDCCCLXXXVI anziché MDCCCLXXXIV.

Loggiato S. Francesco

Ribattezzato Loggiato XX Settembre è la ricostruzione del portico quattrocentesco che affiancava la chiesa di S. Francesco, completato verso la fine del sec. XVIII.

La chiesa trecentesca fu abbattuta nel 1864 perché pericolante.

Di questa si conserva un imbotte con affresco trecentesco e un portale ad arco a tutto sesto con colonna tortile stile gotico, visibili dal loggiato. Un altro portale è visibile sul fronte della chiesa.

Chiesa di S. Benedetto

Fondata nel 1244 per volontà di S. Silvestro (Guzzolini) fu ampliata nel 1290 e ricostruita nel 1590.

Dopo il terremoto del 1741 la chiesa fu ricostruita nuovamente solo dopo alcuni anni.

Dell’antica struttura resta ben poco. Gli stalli lignei del Coro (che vide l’eccidio dei Chiavelli) sono una preziosa testimonianza d’intaglio fiorentino di epoca tardo gotica.

Preziosa la scultura in pietra di Martino da Cingoli (fine sec. XIII) raffigurante il Beato Giovanni dal Bastone e le testimonianze figurative con opere di Simone de Magistris, Orazio Gentileschi, Pasqualino Rossi, Giacinto Brandi ed altri pittori del ‘500 e del ‘700.

Oratorio del Gonfalone

L’Oratorio presenta uno straordinario soffitto a cassettoni, intagliato e decorato in oro zecchino dallo scultore francese Leonardo Scaglia, agli inizi del Seicento.

Alle pareti, il ciclo di tele dedicato alla vita della Vergine è opera di Francesco Bastari (inizio XVII sec.9).

Oratorio della Carità

L’oratorio fu decorato alla fine del sec. XVI con un prezioso ciclo affrescato, raffigurante le opere di Misericordia Spirituale e Corporale, realizzato dal pittore manierista urbinate Filippo Bellini. Il portale gotico in pietra proviene dall’ex monastero di Sant’Antonio fuori le mura.

Madonna del Buon Gesù

Il Complesso, costruito nel 1456 per volontà di San Giacomo della Marca, fu adibito prima ad Ospedale (Ospedale degli Esposti ) e successivamente a Brefotrofio (1784).

Il titolo iniziale della chiesa era S. Maria del Buon Gesù.

L’edificio è un elegante esempio di architettura tardo gotica, al cui interno è venerato il pregevole stendardo della Madonna del Buon Gesù (protettrice delle calamità naturali) dipinto intorno al 1460 dal Maestro di Staffolo.
Allo stesso pittore si debbono gli affreschi visibili sotto il portico.

Nella Chiesa annessa vengono conservati affreschi del fiorentino Andrea Boscoli, realizzati agli inizi del XVII sec. Caratteristico il pozzo in pietra all’interno del chiostro datato 1483.

Chiesa di S. Domenico

Nel 1365 i Domenicani ristrutturarono ed ampliarono la loro chiesa di S. Domenico (risalente alla fine del sec. XIII) titolandola a S. Lucia Novella, ricostruita dopo il terremoto del 1741.

Della fabbrica gotica la chiesa conserva l’architettura esterna, caratterizzata anche da un’elegante abside poligonale, dove si scorge in rilievo lo stemma della famiglia signorile dei Chiavelli.

Le cappelle gotiche e la sacrestia vantano una ricca e importante decorazione ad affresco di Allegretto di Nuzio e della sua scuola (seconda metà del XIV secolo).

Nel convento di San Domenico (attualmente adibito a “Museo della Carta e della Filigrana“) si possono ammirare i due pregevoli chiostri quattrocenteschi e, nell’interno, l’importante decorazione della sala capitolare dipinta intorno al 1480 da Antonio da Fabriano, per la cui iconografia il pittore si è ispirato alla decorazione del convento dominicano di San Marco a Firenze realizzata dal Beato Angelico.

Chiesa di S. Nicolò

Dell’antico edificio fondato dai Benedettini tra i sec. XII-XII non vi è più traccia.
Il terremoto del 1279 distrusse l’edificio che fu ricostruito ed ampliato poco dopo.

La ricostruzione “ex novo” della chiesa fu portata a termine negli ultimi decenni del sec. XVII.
Imponente è la facciata con la loggia superiore a tre archi.

Della chiesa medievale è visibile un affresco di Francescuccio di Cecco Ghissi e l’importante scultura lignea trecentesca raffigurante San Nicola da Bari, realizzata dal Maestro dei Magi di Fabriano.

La chiesa vanta la più ricca e importante collezione di tele manieristiche e barocche come i dipinti di Filippo Bellini, Andrea Sacchi, Giacinto Brandi e del Guercino.
Anche l’elegante chiostro è barocco.

Chiesa dei Santi Biagio e Romualdo

Già menzionata in un documento del 1210 fu elevata ad Abbazia nel 1406 sotto papa Innocenzo VII.

Titolata inizialmente solo a S. Biagio, dopo il trasferimento del corpo di S. Romualdo nella chiesa, essa assunse il titolo dei SS. Biagio e Romualdo.

All’interno si trovano interessanti dipinti di Pasqualino Rossi e l’Organo di Gaetano Callido (1790).
Nella cripta è conservato il sarcofago marmoreo con le reliquie di San Romualdo, fondatore dell’Ordine Camaldolese.

Interessante il Chiostro di stile rinascimentale.
La chiesa fu ristrutturata più volte nei secoli e raggiunse il massimo splendore nel sec. XVII.

Dopo il terremoto del 1741 subì ingenti danni.
Nuovamente danneggiata dal terremoto del 26 settembre 1997 è stata attrezzata per la messa in sicurezza di imponenti opere strutturali interne in ferro e riaperta al culto.

Chiesa di S. Onofrio (o Scala Santa)

Vi si possono ammirare pregevoli opere lignee, un Crocifisso di fine ‘300 di scuola tedesca, un Ecce Homo quattrocentesco ed un affresco del sec. XV attribuito al Maestro di Staffolo.
Molto cara alla devozione perché vi si conserva frammenti della Scala Santa di Roma.

Chiesa di Santa Caterina

Iniziata nel 1383 per opera del monaco silvestrino fra Giovanni di Bartolomeo su un terreno offerto dalla nobildonna Farratoni vedova del conte Ugo Degli Atti di Sassoferrato.

Il monastero acquistò importanza grazie alle donazioni e alla protezione dei Chiavelli.
Il bel chiostro fu realizzato nel sec. XV, mentre la chiesa fu ricostruita completamente nei primi del sec. XVII.

Chiesa di Santa Maria Maddalena

Subito al di là dell’antica cinta fortificata della città, di cui oggi rimangono solo poche tracce, sorge la chiesetta di Santa Maria Maddalena, in origine cappellina di un ospedale (1310).

In seguito divenne il nucleo spirituale della corporazione dei Cartai, in connessione con un miracolo che sembra gli stessi avessero ottenuto nel 1599.

La Chiesa è degna di sosta per due affreschi del Maestro di Campodonico e per la bellissima Maddalena Penitente del Gentileschi.

Portico dei Vasari

Il Portico è parte di un antico ospedale situato nella Piazza del Mercato (attuale Piazza Garibaldi), centro economico della città nel Medioevo.

Esso conserva sulla facciata emblemi in pietra dell’Arte dei Calzolai e un affresco di un allievo di Allegretto di Nuzio, databile all’ultimo quarto del ‘300.
Di fronte è visibile la pregevole fontana della piazza (seconda metà del XV secolo)

Museo Farmacia Mazzolini Giuseppucci

Ubicato lungo il Corso della Repubblica, il Museo è dedicato ad una delle Farmacie storiche più importanti in Italia.

Gli straordinari arredi lignei realizzati nel 1896 dal perugini Adolfo Ricci, raffigurano i più grandi scienziati e le più grandi scoperte del XIX secolo.

La collezione originaria di porcellane, di manifattura Ginori, e vetri è interamente conservata ed esposta.
Il Museo è centro di numerose attività didattiche legate alla divulgazione della storia della scienza.

Chiesa di Sant’Agostino

Dell’antica fabbrica gotica resta oggi solo il portale nel fianco, ornato da esili colonnine e da capitelli decorati a motivi ornamentali.

L’interno settecentesco è ravvivato dai vivaci stucchi dello svizzero Giacomo Cantoni e da alcune grandi tele del Cades.

Di grande importanza per la pittura gotica marchigiana le due cappelle ai lati dell’altare maggiore.
In quella a destra sono affrescate Storie di S. Agostino, mentre in quella opposta si ammirano scene della vita di Cristo e della Maddalena.

Se differenti furono le mani che eseguirono i due cicli, unico risulta essere il denominatore stilistico che le fa risalire al ceppo riminese-assisate, verso la metà del XIV secolo.

Nel chiostro della Chiesa, oggi annesso all’Ospedale Civile, è l’ex Oratorio dei Beati Becchetti, di forma tardo-gotica che ha la parete dell’altare interamente rivestita da un affresco monocromo del sanseverinate Lorenzo Salimbeni.

Eremi, abbazie e castelli

S. Biagio in Caprile

Nei pressi di Campodonico, ai confini con l’Umbria, si erge maestosa questa abbazia benedettina in origine dedicata a San Benedetto, famosa per i suoi bellissimi affreschi trecenteschi.

Fondata nell’ XI secolo dai Conti di Nocera Umbra e Gualdo Tadino.
Distrutta da un incendio e rimasta priva di monaci, nel 1443 l’abbazia venne incorporata alla Congregazione Silvestrina, che rimase in quel luogo fino al 1810.

Dell’antica abbazia non rimangono ora che la chiesa ed una parte dell’impianto che costituiva gli edifici monastici sorti intorno al chiostro, oggi completamente recuperato ed adibito ad ostello.

Abbazia di San Cassiano

Piccolo gioiello architettonico romanico-gotico, incastonato alle falde del monte Testagrossa.

E’ ricordato in documenti sin dal 1119, ma le sue strutture ogivali rimandano con certezza al XIII secolo.
In tal senso si esprimono le linee slanciate dall’abside, spartito da lesene e decorato da una fila di architetti su mensole con teste zoomorfe.

Singolare la disposizione dell’interno, che in breve spazio riesce a contenere la tribuna e la cripta, dando vita ad un organismo architettonico che non ha precedenti nella tradizione marchigiana.

Abbazia Santa Maria d’Appennino

Antico ed importante monastero, è oggi ridotto a un cumulo di macerie, per la stoltezza degli uomini e la limitatezza delle leggi.

Sorto verso la metà del X secolo ad opera dei padri benedettini, nei decenni di maggior fulgore riuscì a dominare su una vastissima giurisdizione, grazie anche alla sua posizione di passaggio obbligato sulla via per l’ Umbria.

Delle antiche strutture restano ancora in piedi la chiesa, con il voltone a botte, e parte del chiostrino a due ordini. In un luogo assai suggestivo, a ridosso del cupo bosco appenninico, il cenobio è lambito dalle opaline acque del Giano.

Eremo dell’Acquarella

Abbarbicata sulle scoscese pendici del monte Maltempo, la chiesetta eremitica di Santa Maria dell’Acquarella si affida, sia all’interno che all’esterno, alla più classica semplicità ed al nudo bozzato di pietra.

Sorta nel XIV secolo, vi si tenne nel 1529 il primo Capitolo Generale dei Cappuccini.

Eremo di GrottaFucile

Eremo rupestre in posizione altamente suggestiva, con vista spettacolare sulla Gola della Rossa e sui monti di Frasassi. Vi abitò, in devota solitudine, San Silvestro, dal 1227 al 1231.

In epoca successiva vi fu eretto un monastero (1265), del quale rimangono a testimonianza resti della facciata ed una grande volta a botte, oltre ad alcune celle dei monaci eremiti scavate nella roccia.

Eremo di S. Girolamo di Monte Cucco

E’ sicuramente una delle mete più suggestive del territorio fabrianese abbarbicato sulle pareti scoscese del Monte Cucco, ormai rifugio del falco pellegrino.

Posto in un bosco di castagni, l’eremo fu fondato nel 1521 dal Beato Paolo Giustiniani, primo degli eremi della Congregazione Camaldolese di Montecorona.

Abbazia di Valdicastro

Fu famosa abbazia benedettina, eretta fra il 1005 e il 1009 da S. Romualdo, il quale, nel 1027, vi concluse i suoi giorni.

Mantenne grande autorità e prestigio sino alla metà del ‘400, dopo di che ebbe inizio un lento declino. Fortemente rimaneggiata rispetto al disegno originale, l’attuale costruzione risale al 1262, ed è opera di un Maestro Tebaldo, come risulta dalla lunga istruzione leggibile all’interno della chiesa.

Questa è di semplici ma nobili forme ogivali, con tre campate e tre absidi, scandite da finestre a bifore e con affreschi di gusto popolaresco che ne decorano le pareti.

Dell’abbazia notevole è la sala capitolare, con volte a crociera e pilastri poligonali, abbelliti da interessanti capitelli.

Eremo di S.Maria di Val di Sasso

Vi si accede per una stradetta sconnessa e impervia, che raggiunge un breve pianoro, a ridosso degli orti coltivati con pazienza dai frati.

Antico cenobio edificato dai Benedettini nel XII secolo, nel 1210 vi fu ospite S. Francesco.
Nel 1405 passò di proprietà a Chiavello Chiavelli, signore di Fabriano, e forse in quell’occasione si adornò del prezioso politico di Gentile, che le spoliazioni napoleoniche si trasferirono alla costituenda Pinacoteca di Brera, nel 1811.

Oggi il fabbricato risulta umile e disadorno riedificato alla meglio col materiale di spoglio originale.
Malgrado ciò, il luogo conserva un suo innegabile fascino, soprattutto grazie alla sua posizione, che si affaccia come un balcone ardito e stupendo sulla valletta cupa ed angusta di Valleremita.

Eremo di San Silvestro

Fondato nel 1231 da S. Silvestro Guzzolini, istitutore di una Congregazione riformata dei Benedettini.

Nel corso dei secoli, depredazioni ed incendi hanno lasciato poco o nulla della primitiva costruzione. L’odierno fabbricato è opera del XVIII-XVIII secolo, di recente manomesso e rimodernato.

La chiesina, di piacevoli linee settecentesca, si fregia di decorazioni a fresco del fabrianese Giovanni Lucci eseguite tra il 1737 e il 1759.

Castello di Albacina (sec.XII-XIV)

Del Castello di Albacina sono ancora visibili resti della cinta muraria, la bella porta-torre e un Trittico del Maestro di Staffolo, nella Parrocchiale di San Venanzio (Sec. XV).

Castelletta (sec.XIII)

Conserva consistenti tracce medievali come la porta di accesso protetta da rotondo rivellino, la porta-torre sul lato opposto e nella Parrocchiale un affresco di Antonio da Fabriano ed una Croce astile in rame di scuola tedesca (sec. XIII).

Castello di Precicchie

Castello di origine feudale che si contraddistingue per il notevole impianto trecentesco, con l’unica porta d’accesso e parte delle mura che si ergono sullo scoglio.

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