Ascoli Piceno

Collocata su uno sperone di roccia alla confluenza dei fiumi Tronto e Castellano, Ascoli Piceno, è città di straordinario interesse e bellezza. Sulla base di reperti neo-eneolitici, si può dire che fin da quell’epoca Ascoli fosse sede di un insediamento, anteriore, quindi, all’immigrazione dei Sabini.

Questi ultimi, infatti, secondo un’ antica tradizione, sarebbero giunti nel Piceno tra il VII e il VI sec. a.C., guidati da un Picchio (l’uccello sacro a Marte) e si sarebbero integrati con la popolazione autoctona, dando origine ai Piceni, che fecero di Ascoli il loro centro di riferimento.

Successivamente le sue vicende seguirono quelle dell’impero romano.
Saccheggiata dai Goti, dai Longobardi e dalle truppe di Federico II, ogni volta si ripropose come centro di grande civiltà e vitalità.

La stessa forza, la stessa energia che traspare dalla sua pietra simbolo, il travertino che, con i suoi affascinanti cromatismi, rende incantate le vestigia di un grande passato.

Dagli straordinari resti romani, via via al romanico, al gotico e alle altre testimonianze d’arte che fecero di Ascoli la città delle cento torri, non finisce mai di riservare sorprese, specie nella celeberrima Piazza del Popolo.

Impreziosita su tre lati dal loggiato con 59 archi e dalla mole con torre merlata del Palazzo dei Capitani del Popolo, essa, il salotto della città, racchiude in sè la storia di Ascoli Piceno.

Storia che si ripercorre nelle sale della Pinacoteca civica e del museo diocesano, autentici gioielli ricchi di opere d’arte,dal piviale di Nicolò IV del sec.XIII, alle opere di Carlo Crivelli, Pietro Alemanno, Cola dell’Amatrice, Tiziano, Reni, Luca Giordano, G.Ghezzi, Pietro Vannini, A.De Magistris, N.Monti, Paci.

Ascoli non è solo arte

Sono legati alle sue origini i due appuntamenti annuali: il frenetico Carnevale e la magica Quintana.

Il centro storico di Ascoli deve il suo aspetto così armonico e compatto al travertino che, fin dalle origini, è stato il materiale principale nella costruzione degli edifici di ogni genere.

Dalle semplici abitazioni, ai palazzi del potere e a quelli signorili, alle chiese, alle pavimentazioni delle piazze, questa pietra per duemila anni e senza interruzione, pur con lo scorrere della storia e degli stili, ha costituito il tessuto urbano della città, rendendola così unica e particolare.

L’arte del travertino

Il travertino non è una pietra facile da lavorare, eppure gli artigiani e gli artisti di tutte le epoche hanno saputo trarne preziosissimi elementi decorativi.

Soprattutto nel medioevo e nel rinascimento, i magistri de preta rappresentavano una realtà importantissima delle arti della città.

La lunga tradizione del travertino continua ancora oggi nelle ormai rare botteghe artigiane e grazie alla scelta degli scultori locali, consapevoli dell’unicità della sua storia ed intenzionati a non lasciarla morire.

Le cave

Il travertino si estraeva nelle cave vicine alla città (S. Marco, Rosara e Acquasanta Terme, queste ultime ancora attive) e veniva utilizzato non solo localmente, ma esportato in diverse regioni d’Italia e all’estero.

In queste cave la qualità della pietra varia leggermente per grana e per sottili sfumature cromatiche, su una base comune di colore avorio che con gli anni assume l’aspetto, allo stesso tempo solare e severo, che oggi possiamo ammirare nelle vie del centro.

La Capitale dei Piceni

La popolazione dei Piceni, o Picenti, comincia a riconoscersi, in maniera distinta, durante il periodo dell’Età del Ferro.

Essa controllava la vasta area del Medio Adriatico tra Marche e Abruzzo a partire dal IX sec. a.C. fino all’intervento espansionistico romano.

Gli studi più recenti non fanno più riferimento a spostamenti in massa di popolazioni vicine, ma ad una fusione di diverse provenienze e culture che, molto lentamente, hanno dato vita alla popolazione autoctona dei Piceni, con Ascoli capitale.

La volontà dei romani di assoggettare quest’area provocò nel 269 a.C. la ribellione di Ascoli che riuscì, nonostante le disfatte, a conservare una sua indipendenza come civitas foederata.

II nome Ascoli

Esistono diverse teorie sull’origine del nome della città. Secondo il poeta latino Silio Italico, i Pelasgi – popolazione greca – guidati dal re Aesis, risalirono la costa dell’Adriatico e si fusero con i popoli presenti nel territorio piceno, insediandosi sul colle dell’Annunziata detto tuttora colle Pelasgico.

Dalla radice as del mitico re si potrebbero spiegare toponimi quali Ascoli, Aso, lesi.

… e il nome Piceno

Secondo una versione riportata da Strabone e da Plinio il Giovane, delle genti sabine sarebbero arrivate in questo territorio in seguito ad una migrazione rituale detta primavera sacra.

In questo viaggio, esse sarebbero state guidate da un picchio, uccello sacro a Marte, oppure da Pico, mitico re figlio di Saturno, da qui il nome Piceno.

La Civiltà Picena

I reperti provenienti dagli scavi effettuati sul territorio – vasellame, armi, monili, ecc. sono esposti in gran numero al Museo Archeologico Statale di Ascoli.

La Stele di Castignano

Tra i rinvenimenti più interessanti conservati al Museo Archeologico, spicca la stele funeraria di Castignano, che presenta un’iscrizione bustrofedica (ovvero che cambia direzione ad ogni riga), in cui un figlio ammonisce chi osasse profanare la tomba del padre (pateresh) e della madre (materesh).

I Romani

Porte e fortificazioni

La porta Gemina, con resti di mura in opus reticulatum, è stata rinvenuta nel 1824 dopo lo smantellamento della chiesa romanica di S. Leonardo, resosi necessario per migliorare la viabilità all’uscita della città.

I Teatri

Il teatro romano fu riportato alla luce tra il 1932 e il 1959 ed è ancora oggi oggetto di scavo. I resti dell’anfiteatro romano si trovano invece sotto l’attuale piazza S. Tommaso. Le strutture divennero, nel tempo, cava di materiali per la costruzione delle mura, delle case e per la produzione di calce.

I Ponti

Ancora oggi si possono ammirare alcuni ponti costruiti dai romani, con la loro proverbiale abilità, per superare il fiume Tronto ed i suoi affluenti.
II ponte romano sul torrente Castellano, fatto saltare nel 1944, fu ricostruito nel 1971 con il materiale originario.
E’ detto di Cecco per una leggenda che lo vuole costruito in una sola notte con l’aiuto del diavolo dal celebre letterato e astrologo Cecco d’Ascoli.
Il ponte augusteo (sec. I a.C.) sul fiume Tronto è uno dei più grandi ponti romani per ampiezza di luce (oltre 22 metri). E’ percorribile all’interno dopo i lavori di restauro condotti negli anni ’30

I Templi

In città restano due templi pagani, poi trasformati nelle chiese di S. Gregorio Magno e di S. Venanzio.

S. Gregorio Magno era un tempio forse dedicato a Iside e conserva due colonne corinzie sulla facciata (facevano parte del portico antistante) e le pareti della cella in opus reticulatum.

Le Abitazioni Civili

Nell’area dell’odierno Tribunale sono state ritrovate alcune domus romane con belle pavimentazioni a mosaico conservate nel Museo Archeologico Statale. La più importante di esse raffigura al centro una maschera bifronte.

Le Cento Torri

Nel panorama della città in epoca medievale si evidenziava una forte presenza di torri gentilizie.

Esse rappresentavano una manifestazione tangibile del potere delle famiglie cui appartenevano, ma erano anche vere e proprie costruzioni militari.
Doveva essere impressionante la selva di duecento torri che spiccavano dal tessuto urbano di Ascoli, prima che Federico II nel 1242 ne facesse distruggere, come dice la tradizione, novantuno.
Oggi se ne possono ancora rintracciare una cinquantina: alcune integre, molte ridimensionate ed inglobate nelle abitazioni, altre riutilizzate come torri campanarie di alcune chiese.

Palazzetto Longobardo e torre degli Ercolani

La Torre degli Ercolani, perfettamente conservata, è affiancata da un palazzetto romanico, tradizionalmente detto “longobardo”, anche se l’intero complesso risale ai secc. XI e XII.

Sono da notare le eleganti bifore arricchite, un tempo, da scodelle laterali di ceramica e il motivo a treccia che corre lungo il perimetro (appena sotto la copertura). La torre, rastremata verso la cima, è alta circa 35 metri e costruita in modo da non essere legata all’abitazione (allo scopo di assicurare, in caso di movimenti tellurici, la tenuta dei due corpi di fabbrica così diversi per forma e soprattutto per altezza).

Sul lato destro della torre si vede ancora un’apertura che, tramite ponteggi di legno appoggiati su appositi denti di pietra, serviva da via di fuga.

I Longobardi

L’arrivo dei Longobardi ad Ascoli (578 d.C.) s’inquadra nella progressiva espansione di questo popolo nell’Italia centrale e meridionale con la formazione dei Ducati di Spoleto (di cui Ascoli entrò a far parte) e di Benevento.

L’invasione comportò una riorganizzazione del territorio sia dal punto di vista istituzionale che insediativo, date le esigenze difensive dei nuovi conquistatori.

L’Abbigliamento

Nel Museo Archeologico sono conservati solo alcuni degli oggetti della Necropoli di Castel Trosino (quasi tutto il materiale in essa rinvenuto si trova attualmente al Museo dell’Alto Medioevo a Roma); spiccano comunque, tra i più preziosi, alcuni reperti che si riferiscono all’abbigliamento maschile e femminile dell’epoca.

Castel Trosino

Una delle più importanti e rare testimonianze di epoca alto-medievale nell’Italia centrale è rappresentata dalla Necropoli di Castel Trosino, scoperta per caso nel 1893. L’insediamento longobardo in questo sito, la cui posizione costituiva già una difesa naturale, risale alla fine del VI secolo. L’area cimiteriale principale mette in luce la compresenza di tradizioni funerarie miste tardo-romane e longobarde, cosa che dimostrerebbe un’integrazione tra le due culture.

Giulio Gabrielli

Il pittore ed erudito Giulio Gabrielli (1832-1910), pur non essendo un archeologo di professione, dette l’avvio ad un riordino dei ritrovamenti in senso scientifico, partecipò alla campagna di scavo in qualità di ispettore della Sovrintendenza e ne dette testimonianza nei suoi taccuini e con alcuni acquerelli.

Valle Castellana e toponimi

Lo stanziamento militare longobardo interessava tutta l’area di Valle Castellana tra Ascoli Piceno e Teramo, come risulta ancora oggi da diversi toponimi di origine germanica presenti nel territorio. Ad esempio da “fara” (insediamento di uomini liberi armati) derivano i nomi di alcuni paesi di questa zona come Leofara e Faraone.

Il caffè Meletti

Il Caffè Meletti è uno dei 150 caffè storici d’Italia, rimasto nello stile liberty originario, nonostante le ristrutturazioni ed i restauri.
Oltre che per la bellezza dell’edificio, questo caffè, che si affaccia su piazza del Popolo il “salotto” della città è particolarmente caro agli ascolani per essere sempre stato il luogo di incontro mondano e culturale per eccellenza, un salotto nel salotto, specie nella bella stagione con l’allestimento di numerosi tavolini esterni.

La facciata del palazzo è stata progettata in modo da integrarsi nel contesto urbanistico: come gli altri edifici che fanno da cornice alla piazza, il Meletti presenta un portico ad arcate e, al primo piano, mostra una fila di finestre ad arco della stessa forma rinascimentale degli edifici di fronte.

All’interno, il Caffè rivela la sua vera natura Liberty con i tavolini rotondi in marmo bianco di Carrara e piede in ghisa, le sedie viennesi, i divanetti di velluto, le decorazioni dei soffitti, le grandi specchiere, le colonnine, tutti elementi realizzati secondo il gusto dell’epoca.

La storia

In luogo del Caffè sorgeva alla fine dell’Ottocento l’edificio delle Poste e Telegrafi, una palazzina che a sua volta aveva preso il posto dell’antico Picchetto della Dogana.

Gli affreschi del sottoportico, riscoperti dopo il restauro del 1998, sono di Giovanni Picca (1840-1910), uno dei maggiori scenografi e decoratori teatrali italiani, ed alludono alle funzioni postali legate all’idea di progresso.

Nel 1903 l’edificio fu acquistato da Silvio Meletti, proprietario di una fabbrica di liquori i cui prodotti divennero famosi in tutta Italia e all’estero.

Comincia da questo momento la vita del Caffè: l’industriale trasformò l’edificio in sontuoso luogo di ritrovo per i cittadini ascolani affidando il progetto all’Ing. Enrico Cesari (1865-1923) e al pittore Pio Nardini (1863-1948) e facendo sopraelevare la palazzina di un piano con terrazza.

II Caffè fu inaugurato il 18 maggio di 1907. Chiuso nel 1990 e, acquistato nel 1996 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, è stato riaperto nel 1998 dopo un attento restauro che ha restituito al luogo il suo aspetto originario.

La tradizione

Il Caffè Meletti è stato sempre il ritrovo dei personaggi più in vista della città, luogo di mondanità, ma anche di cultura, di abitudini radicate il vassoio di paste acquistato la domenica o il rituale aperitivo ma anche di “follie”, durante il carnevale ascolano, quando il Caffè fa da scenario alle maschere più irriverenti.

Tra i grandi personaggi che si sono seduti ai suoi tavolini ricordiamo artisti come Mascagni, Gigli, Del Monaco, Licini, Sartre, Simone de Beauvoir, Piovene, Soldati e De Filippo, e uomini politici come Saragat e Pertini.

I film

Più volte il Meletti si è trasformato in set cinematografico: Francesco Maselli vi girò nel 1960 numerose scene del film I Delfini, nel 1971 Pietro Germi fece lo stesso nella pellicola Alfredo Alfredo, infine il regista ascolano Giuseppe Piccioni nel 1987 lo ha immortalato nel film Il grande Blek.

Curiosando per la città

Ascoli i campanili del centro storico La realtà di una città d’arte non è fatta soltanto di grandi e importanti monumenti.

Spesso il visitatore può trovare tracce significative della cultura di un luogo in curiosi dettagli che svelano i segreti di un antico stile di vita.

Ascoli è davvero ricchissima di piccoli particolari che vale la pena di cercare per capire, oltre alla Storia, le piccole storie della quotidianità.
(fonte: www.comune.ap.it)

La fonte dei cani

Tra le numerose fontane pubbliche di Ascoli, la più curiosa è la fonte dei cani, realizzata nel 1824 a fianco della chiesa di S. Cristoforo utilizzando due antichi leoni di pietra.

Nel corso degli anni l’originario nome “dei leoni” si è trasformato in “dei cani” perché la bassa altezza della vasca favoriva l’abbeverarsi di questi animali.

Le scritte di Pio IX

Presenti un pò ovunque in città, scritte e stemmi dedicati a Papa Pio IX che fu ospitato ad Ascoli nell’anno 1857.
La data fu vissuta dai cittadini come un vero e proprio evento storico.

I bracci per stendere i panni di lana

Gli artistici bracci in ferro battuto, ancora oggi esistenti sulle facciate di parecchie dimore, sono testimonianza del fatto che la ricchezza della città, durante Medioevo e Rinascimento, era procurata dalla produzione e dal commercio di panni di lana.

La testina di Santa Bigna

Una testina spunta tra i conci del campanile della chiesa di S. Maria Intervineas sul lato che guarda il fiume. Questa piccola scultura è popolarmente chiamata Santa Bigna, antico nome della chiesa.

Porticina del morto

In molte abitazioni di origine medievale, accanto alla porta d’ingresso c’è una porta più piccola detta “del morto”, perché si riteneva venisse aperta solo per consentire l’uscita di una bara in caso di lutto e poi subito dopo murata. In realtà il portale grande era l’ingresso della bottega mentre dalla porta più piccola si accedeva all’abitazione che si trovava al piano superiore.

Le colonnine che suonano

La prima porzione in basso delle colonnine che incorniciano il portale principale della chiesa di S. Francesco è scavata da una curiosa erosione che le fa somigliare a canne d’organo.

Ciò è stato provocato nel tempo dalle persone che volevano ascoltare i suoni prodotti dal percotimento delle colonnine.

Un simbolo sul campanile

Un inequivocabile fallo di pietra campeggia sul secondo campanile della chiesa di S. Francesco.

Antico segno di potenza e fertilità, suscita meraviglia e curiosità la sua presenza in un tale contesto religioso.

Edicole votive

Il centro storico è costellato da edicole piccole e grandi che contengono ancora immagini votive, per lo più dedicate alla Vergine.

La pietra tagliata di Palazzo Malaspina

In passato, lo strapotere dei nobili aveva ben pochi limiti: lo dimostra una sgrugnatura allo spigolo di palazzo Malaspina, unica pena inferta al padrone di casa, reo di omicidio.

Le “Coti”

Vicino alle porte di palazzi, pubblici e privati, spesso si possono vedere degli strani solchi. Tutti e ovunque della stessa forma, verticale a carena, servivano probabilmente per affilare le lame dei coltelli.

Angoli smussati

Per agevolare il passaggio delle carrozze, troviamo di frequente agli angoli dei palazzi delle pietre stondate che hanno spesso anche un piacevole effetto estetico.

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