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Staffolo

Staffolo si trova su un colle a 442 m. s.l.m. tra le valli del Musone e dell’Esino.

Il toponimo ha diverse ipotesi, da quella mitologica di Staphilo, figlio di Arianna e Teseo a quella etimologica che deriva dal termine “staffal” o “staffil“, con il quale i Longobardi denominavano il “palo” di confine o cippo ma anche un incrocio.

A conferma di questa ipotesi potrebbe essere la presenza della chiesa dedicata a S. Egidio, patrono del paese, le cui chiese venivano edificate in corrispondenza degli incroci dove si tenevano importanti fiere.

Ci sono tracce che confermano insediamenti risalenti alla preistoria e si parla di castrum Stafuli nel 1219 quando si sottomise ad Osimo.

Qualche anno più tardi Jesi ne divenne padrona ma solo sino al 1263 quando tornò di nuovo sotto Osimo.

Staffolo, nel 1354, fu devastato dalla compagnia di ventura di fra’ Moriale, che lo depredò del molto vino presente nelle cantine, ma, soprattutto, uccise settecento abitanti.

Il potere di Staffolo fu ulteriormente diminuito nel ‘400 con l’attribuzione di alcuni suoi castelli, alla vicina Cingoli.

Dopo essere stata sotto gli Smeducci di Sanseverino, Staffolo tornò alla famiglia Cima che, originaria di Staffolo, erano divenuti signori di Cingoli.

Staffolo seguirà le vicende politiche ed economiche di Cingoli sotto il potere dello Stato Pontificio.

Da Vedere

La Chiesa di Sant’Egidio dei secoli XII-XIII

La Chiesa di San Francesco d’Assisi del XIII secolo

Le Mura cittadine

Il Palazzo Giacobini del 1601

Nei prossimi giorni a Staffolo

Ancona

Ancona si trova su un promontorio proteso verso il mare a formare una golfo ed un porto naturale.

Il toponimo deriva dal nome che avevano dato i greci al luogo Ankón che significa gomito, ad indicare la particolare forma del promontorio proteso come un gomito nell’Adriatico.

Epoca Micenaica

Nel golfo di Ancona già in epoca micenaica, XIII secolo a. C., esistevano scambi commerciali con la Grecia.

In seguito, i Piceni, estesero i traffici verso l’Istria e la Dalmazia.
Ankòn, fu fondata come colonia dai Dori, siracusani che si stabilirono nel porto nell’anno 387 a.C..

Epoca Romana

L’espansione romana, portò nel 133 a.C. alla creazione di una loro colonia sul territorio che nel 90 a.C. divenne municipio, ma rimase con lingua e cultura greca.

Ancona divenuta per i romani un importante porto verso l’oriente, fu l’imperatore Traiano che nel II secolo d.C., fece ampliare il porto.

Decaduto l’impero romano Ancona entrò a far parte della cosiddetta “Pentapoli bizantina“, con Rimini, Pesaro, Fano e Senigallia.

Supremazia sul mare

Nel IX secolo fu più volte saccheggiata dai Saraceni, per questo il porto venne dotato di mura difensive con ventiquattro torri.

Risorta e con tenacia, ripristinò la sua importanza sul mare Adriatico. Ancona divenne così una delle repubbliche marinare.

Venezia temendo di perdere il primato sull’Adriatico, si alleò con l’imperatore Federico II il Barbarossa.

Quest’ultimo volendo sottomettere la città, nel 1173 la pose in assedio da terra, mentre i veneziani la assediarono dal mare.

Stamura o Stamira

Dell’assedio è rimasto nella memoria degli anconetani, il gesto di una donna, Stamura, che si immolò per far scoppiare una botte di esplosivo contro il nemico.

La città riuscì a resistere e a riprendere il controllo dell’Adriatico anche grazie ad un accordo con la città di Ragusa, oggi Dubrovnik.

Sino al XVI secolo Ancona rimase indipendente anche dallo Stato Pontificio.

I Malatesta

Galeotto I Malatesta nel 1348, riuscì ad occupare la città, approfittando dell’indebolimento della popolazione a seguito dell’epidemia di Peste Nera che stava decimando la popolazione europea.

I Malatesta vennero sconfitti dal cardinale Albornoz nel 1355 che liberata la città vi fece costruire una rocca sul colle che domina il porto.

Il governo albornoziano terminò nel 1383 quando la popolazione insorse distruggendo la rocca e ripristinando l’autonomia.

Papa Clemente VII

Ma nel 1530, un altro papa dimostra interesse per la città rinascimentale, Clemente VII, fece costruire ad Antonio da Sangallo, la cittadella di Capodimonte sul colle Astagno.

Il forte in realtà si rivelò uno strumento per sottomettere Ancona infatti i cannoni furono puntati sulla città che si trovò così sotto il controllo dello Stato Pontificio.

Con la perdita dell’autonomia le attività commerciali subirono una forte contrazione.

Papa Clemente XII

Ancona dovette attendere sino alla concessione alla città del “porto franco“, da parte di Papa Clemente XII nel 1732, per uscire da quel periodo buio.

Ciò portò nuova vitalità ad Ancona, l’architetto Luigi Vanvitelli fu incaricato della ristrutturazione del porto e alla costruzione di una Mole nelle sue acque, la Mole Vanvitelliana.

L’edificio pentagonale, circondato dall’acqua, aveva destinazione di quarantena e decontaminazione per merci e persone provenienti da luoghi sospetti.

Napoleone

Nel 1798, Ancona venne annessa alla Prima Repubblica Romana, l’anno seguente riuscì a resistere a sei mesi di assedio da parte di russi, turchi e austriaci.

Divenuto capoluogo del Dipartimento del Metauro, nel periodo napoleonico, era la seconda città del Regno Italico quando fu edificato un Fortino difensivo, nella Baia di Portonovo.

Ancona fu l’ultima città italiana ad arrendersi alla coalizione antifrancese nel maggio del1815, tornò a far parte dello Stato Pontificio.

L’assedio del 1848

La successiva adesione di Ancona, alla neo Repubblica Romana nel 1848, scatenò una decisa reazione di papa Pio IX che mandò l’esercito austriaco a riprendere il possesso della città.

Il 24 maggio 1849 Ancona cercò di respingere l’assedio, ma trovandosi in notevole svantaggio numerico dopo 26 giorni dovette arrendersi ottenendo la concessione dell’onore delle armi, per il valore dimostrato.

L’occupazione austriaca durò dieci anni.

L’Unità d’Italia

La battaglia di Castelfidardo vide Ancona rifugio delle sconfitte truppe pontificie.

Dopo 10 giorni di assedio, i generali sabaudi entrarono nella città e il 3 ottobre 1860 fu la volta dell’ingresso trionfale del re Vittorio Emanuele II venuto a salutare i nuovi annessi al Regno d’Italia.

Nei dieci anni successivi, la città venne dotata di numerose strutture militari, a conferma della sua importanza strategica.

Ancona offre una varietà di spiagge unica, passando dalla spiaggia di sabbia a nord a quella di roccia o sassi verso sud.

Da Vedere

La Cattedrale di San Ciriaco, splendida basilica romanico-gotica

La Chiesa di Santa Maria della Piazza, capolavoro di arte romanica

La Chiesa di Santa Maria di Portonovo

L’Arco di Traiano del I sec. d.c

L’Anfitearo Romano

La Chiesa di San Francesco alle Scale in stile gotico fiorito veneziano

La Mole Vanvitelliana a pianta pentagonale su progetto del Vanvitelli

La Loggia dei Mercanti in stile gotico fiorito veneziano

La Fontana del Calamo o delle Tredici Cannelle

Il Passetto

La Baia di Portonovo

Nei prossimi giorni ad Ancona

Trecastelli

Trecastelli è nato nel 2014, dalla fusione di tre comuni Ripe, Castel Colonna e Monterado posti sulle colline prossime al mare tra le provincie di Ancona e Pesaro-Urbino.

Il toponimo di Monterado è un composto del termine “monte” e di un nome di persona “Rado“, di origine longobarda.

Il toponimo di Ripe deriva dall’asperità del terreno dove si è sviluppato il paese.

Il toponimo di Castel Colonna deriva dal nome di Vittoria Colonna che qui visse sposa di Carlo II Malatesta.

La denominazione Colonna sostituì dal 1921 il toponimo di Tomba di Senigallia derivato dalla posizione del luogo, un pendio sulle tombe, nel tempo si susseguirono diversi toponimi prima dell’attuale, Gastelanica, Vico Vittoria e Castel Vittoria.

Alla morte di Vittoria Colonna (1458), Tomba passò sotto il governo di Sigismondo Malatesta.

La storia di questi luoghi è comune nel 1462, Sigismondo Malatesta venne sconfitto presso il fiume Cesano da Federico da Montefeltro terminò così la Signoria malatestiana nelle Marche.

Quindi nel 1474, il duca Giovanni della Rovere ricevette in dono dal regnante pontefice Sisto IV, suo zio, la signoria di Senigallia, compresi i tre castelli di Tomba, Monterado e Ripe.

Nel 1530 i tre castelli di Tomba, Ripe e Monterado furono concessi in feudo ad Ambrogio Landriani sino al 1575, quando, essendo la famiglia priva di eredi, il Commissariato di Tomba, Ripe e Monterado rientrò nel dominio diretto del duca d’Urbino.

Un’ulteriore infeudazione di Tomba, Ripe e Monterado avvenne nel 1626 a favore del marchese Giulio della Rovere, sino alla devoluzione del ducato di Urbino alla Santa Sede nel 1631.

Inizia così l’epoca della Signoria roveresca che durerà fino al 1808.

Nel 1816 i comuni di Tomba, Monterado e Ripe, vennero compresi nella Delegazione di Pesaro e Urbino, ed iscritti nel governo distrettuale di Senigallia.

Nel 1921 Tomba di Senigallia cambiò denominazione in Castel Colonna.

Da Vedere

Il “Palazzo di Monterado“, oggi “Castello Cinciari” del 1742, per costruirlo, i Gesuiti, abbatterono completamente l’antico centro storico di origine malatestiana.

La Torre Malatestiana a Castel Colonna del XV secolo

Il Castello di Ripe del XX secolo

Il Villino Romualdo a Ripe del XIX secolo sede del Museo Nori de’ Nobili

Il Palazzo Antonelli Castracani Augusti o “delle cento finestre” in località Brugnetto risalente al XVII secolo

La Chiesa di S.Michele Arcangelo in località Brugnetto del XVIII secolo

La Chiesa di San Mauro Abate a Castel Colonna del XIII secolo

La Chiesa di San Pellegrino a Ripe del XVIII secolo

Nei prossimi giorni a Trecastelli

Montecarotto

Montecarotto si trova a 380 m s.l.m. sulle colline tra i fiumi Misa ed Esino.

Il toponimo deriva dal nome latino “Mons Arcis Ruptae“, cioè “Monte della rocca rotta” distrutta da una guerra o un terremoto.

Nell’XI secolo il castello di Montecarotto, “Turris Ruptae“, posto sul colle aveva un discreto nucleo abitativo fuori delle mura e la sua Pieve era la più vasta della Diocesi di Jesi.

Nel 1248 il cardinale Raniero, vicario del Papa, lo cedette al comune di Jesi di cui seguì poi le vicende storiche.

Montecarotto è da sempre vocata alla viticoltura in particolare del Verdicchio di cui è una delle eccellenze nella produzione.

Qui se ne producono diverse tipologie, Castelli di Jesi Verdicchio Riserva, Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico, Verdicchio dei Castelli di Jesi, Verdicchio dei Castelli di Jesi classico, Verdicchio dei Castelli di Jesi classico superiore, Verdicchio dei Castelli di Jesi passito, Verdicchio dei Castelli di Jesi spumante.

Da Vedere

Il Torrione cilindrico da cui si gode un panorama sulle valli dal fiume Misa all’Esino

Il Teatro Comunale

La Chiesa Collegiata della Santissima Annunziata

La Chiesa di San Pietro si hanno le prime notizie nella prima metà del Quattrocento

La Chiesa di San Filippo Neri (anticamente detta di Santa Maria delle Grazie) del ‘500

La Chiesa Conventuale di San Francesco del 1612

La Chiesa di Santa Maria del Popolo della seconda metà del secolo XVI.

Nei prossimi giorni a Montecarotto

Poggio San Marcello

Poggio San Marcello sorge a 385 m. s.l.m. tra le colline della riva sinistra del fiume Esino.

Il toponimo è riferibile alla chiesa di San Marcello al Poggio primo edificio noto del posto.

Nel territorio di Poggio San Marcello, esistevano insediamenti umani nel VI secolo a.C. ma di certo, prima del XIII secolo, c’era un insediamento di monaci, poco distante dall’attuale borgo.

Su un’altura, i monaci avevano edificato la chiesa in stile romanico-benedettino di “San Marcello al Poggio“, a cui era seguito lo sviluppo di abitazioni.

Con la costruzione del castello gli abitanti si spostarono dentro le mura e del primo insediamento rimase solo la chiesa.

Nel 1301, il Castello di Poggio San Marcello fu assoggettato alla città di Jesi, di cui seguì le vicende storiche.

Ancora oggi, il ben conservato centro storico di Poggio San Marcello a forma ogivale, è racchiuso tra le mura castellane dotate di torri e torrioni.

Il territorio è vocato alla viticultura e Poggio San Marcello rientra tra i comuni della DOC del Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Da Vedere

La Chiesa di San Marcello al Poggio di stile romanico-benedettino

La Chiesa di Santa Maria del Monte di cui si ha notizia fin dal 1200

La Chiesa Parrocchiale San Nicolò Da Bari

La Cripta Gotica risalente al 1300 ai piedi della casa parrocchiale

Nei prossimi giorni a Poggio San Marcello

Castelplanio

Castelplanio si trova a 305 m. s.l.m. tra le colline sulla riva sinistra del fiume Esino.

Il toponimo deriva dalla collocazione pianeggiante del castello che appunto era denominato Castel del Piano.

In epoca romana nel territorio c’erano diverse “ville” sparse ed un insediamento identificato nella zona di Borgo Loreto.

Castelplanio si sviluppa dal vicino monastero di San Benedetto dei Frondigliosi già presente nel 1199.

Il castello venne edificato nel 1283 nei pressi del monastero.

Il XV secolo vide Castelplanio prima sotto il potere dei Malatesta di Rimini, quindi di Francesco Sforza per essere poi riportato allo Stato della Chiesa da Niccolò Piccinino che però rase al suolo le mura.

Le mura furono ricostruite in trenta anni, per subire, nel 1517, un nuovo assedio da Francesco Maria I della Rovere in contrasto con il papa.

Castelplanio ha un territorio votato storicamente alla viticultura ed è uno dei comuni classificati per la DOC del Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Da Vedere

L’Abbazia di San Benedetto de’ Frondigliosi del XII secolo

Il palazzo comunale, Palazzo Fossa-Mancini, sede della civica raccolta d’arte, storia e cultura.

La Chiesa di Sant’Anna nella frazione Piagge

La Chiesa del Santissimo Crocifisso, che conserva un crocifisso ligneo di Pierdomenico Nofrisci detto il Barnaro del 1639

Il Sentiero del Granchio Nero così chiamato per via di un raro granchio endemico che vive solo in acque limpide

La Fonte Vecchia databile attorno al 1300

Nei prossimi giorni a Castelplanio

Maiolati Spontini

Maiolati Spontini si trova a 405 m. s.l.m. sulle colline del versante sud del medio Esino.

Il toponimo è incerto si parla di “Magnolati” nel 1219 come denominazione di un fondo. Di certo, la seconda parte della denominazione deriva dal cognome del suo più illustre concittadino Gaspare Spontini, compositore italiano, esponente del Classicismo.

Il territorio comunale comprende anche Moie, nella quale risiede la maggior parte della popolazione.

Nel XII secolo nella frazione di Moie, nella valle, viene edificata la chiesa romanica di Santa Maria con il primo nucleo di abitazioni.

Il castello viene costruito un secolo più tardi su una altura a controllo della valle, nell’anno 1283 Maiolati viene indicata come “castrum”.

Maiolati Spontini si sottomette a Jesi come tuti i castelli circostanti.

Lo Stato della Chiesa annesse Maiolati Spontini nel secolo XVI che però rimase soggetta a Jesi.

Maiolati Spontini è uno dei comuni compreso nella DOC della Produzione del Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Da Vedere

La Chiesa romanica di Santa Maria del XII secolo alle Moie

La casa natale di Spontini, ora adibita a Museo

Il Parco Colle Celeste, dedicato a Celeste Erard, moglie del compositore Gaspare Spontini

Nei prossimi giorni a Maiolati Spontini

Castelbellino

Sebbene il territorio si estenda seguendo il letto del fiume, il paese di Castelbellino, si trova su una altura a 261 m. s.l.m..

Il toponimo Castelbellino deriva da “Castrum Ghibellinum“, nome dato al castello dai ghibellini fuggiti dalla vicina Jesi.

Dai ritrovamenti archeologici, nella frazione di Pantiere risulta che il territorio era abitato in epoca pre-romanica.

Nell’alto medioevo sulla collina di Morro Panicale, fu eretta una fortezza per volontà della famiglia Attoni di Jesi.

Alla fine del XII secolo, Morro Panicale, odierna Castelbellino, si sottomise a Jesi.

Purtroppo il castello venne distrutto nel XIV secolo dall’esercito del cardinale Albornoz.

Nel 1517, Castelbellino come tutti i castelli della Vallesina furono saccheggiati ed incendiati dal Duca di Urbino Francesco Maria della Rovere.

Le colline di Castelbellino sono vocate alla viticoltura, in particolare è territorio della DOC del Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Da Vedere

La cinta muraria anche se poco identificabile la prima Castrum Murri dal XI al XII secolo

La Villa Meriggiani oggi Villa Coppetti in stile neo-classico, costruita tra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento

Nel periodo natalizio, viene acceso il più grande albero natalizio della Regione Marche lungo la superfice del lato a nord della collina di Castelbellino.

Nei prossimi giorni ad Castelbellino