Cingoli

La città sorge in posizione panoramica sul versante adriatico di tale gruppo montuoso e ha alle spalle la piega appenninica in cui svetta il Monte San Vicino (1479 m) con la sua singolare forma a trapezio.

Cingoli è denominato il Balcone delle Marche, perché da qui si può osservare un panorama che spazia rivolgendosi ad est dalla Romagna sino all’Abruzzo, oltre a spingersi, in certe giornate, sino alle coste Dalmate.

Il termine Cingulum significa in latino “qualcosa che cinge“: in effetti sin dai primi secoli la città si presentava come una realtà costruita su un monte per cingerlo.
Cingoli, quindi, equivarrebbe a città edificata sul ripiano di un monte.

Le testimonianze più antiche di frequentazione dell’area di Cingoli risalgono al Neolitico, IV-III millennio a.C. Nel IX secolo a.C. il territorio appariva occupato da popolazioni Picene. Secondo una leggenda, il picchio piceno, giunto nelle Marche, si posò proprio sull’altura di Cingoli.

Il primo nucleo insediato di Cingulum, nell’area dell’attuale Borgo San Lorenzo, risale al III sec. a.C.

Nel periodo romano, la città è citata nel De Bello Civili da Giulio Cesare e venne ampliata e fortificata da Tito Labieno, cingolano, luogotenente imperiale.

Alla metà del I secolo a.C., in età augustea, Cingoli venne elevata a Municipium.

Medioevo

A partire dalla metà del IV secolo si ha notizia di una prima diocesi di Cingoli, in cui vi fu anche vescovo (poi patrono) Sant’Esuperanzio.

Con la caduta dell’impero romano il sito venne devastato da Goti e Longobardi e l’insediamento si spostò più a ovest, in cima al colle ove sorge oggi. La diocesi scomparve nel VI secolo venendo assorbita da quella di Osimo.

Divenuta feudo del vescovo osimano, nel secondo XII secolo, Cingoli, si eresse a Libero comune ove fiorì.

Verso la prima metà del trecento, Cingoli contava 1200 focolari (fumantes), ovvero circa 5000 abitanti.

Cingoli comprendeva il centro urbano e il contado dove sorgevano tre castelli:

e sette ville:

  • Coldelci
  • Colderaso
  • Strada
  • Torre
  • Colle
  • Troviggiano
  • Lavenano

La Battaglia di Cingoli

La battaglia di Cingoli fu combattuta nel 1250 tra le forze del Sacro Romano Impero e le armate dei guelfi e dello Stato Pontificio, la zona era tanto nota per il soprannome di “il balcone delle Marche“.

Le forze imperiali inflissero una schiacciante sconfitta alle fazioni del papa.

Dopo la battaglia, Federico II di Svevia, imperatore del Sacro Romano Impero, fu colpito dalla lebbra e papa Innocenzo IV dichiarò che la malattia era un atto divino.

Ciò fu probabilmente dovuto alla scomunica dell’imperatore; una minaccia e una pratica comune per sottomettere la leadership cattolica troppo sicura di sé.

Masio Cima

Tra il 1375 e il 1376 Masio Cima ricoprì la carica di podestà a Firenze e proprio il sostegno militare di Firenze, garantito anche ad altri partecipanti a questa guerra tra cui Bartolomeo Smeducci, signore di San Severino, consentì ai Cima di impadronirsi di Cingoli nel dicembre del 1375.

Nel 1376, nacque una contesa che oppose Cingoli a Osimo per questioni confinarie relative al territorio di Filottrano e questo comportò un’alleanza tra Cingoli e Ancona contro Osimo.

Nel dicembre 1403 Papa Bonifacio IX investì Giovanni Cima, del vicariato in temporalibus su Cingoli per diciotto anni.

Nel 1407 poiché Braccio da Montone aveva sottratto Apiro al controllo degli Smeducci, il Cima propose al condottiero un’offerta di 5.000 fiorini per far passare Apiro nel territorio cingolano e Braccio accettò.

Quando però si accorse che Giovanni aveva assoldato una milizia di 600 fanti per proteggersi da colpi di mano, Braccio da Montone decise di entrare con le armi nel territorio cingolano.

Inevitabilmente ci fu uno scontro in cui fu coinvolto un esercito di 2000 fanti e 700 cavalieri, sconfitto dalle truppe del condottiero perugino. A quel punto Braccio riuscì a conquistare Cingoli e impose come governatore Anselmo da Montemilino, suo cugino.

Ben presto però Giovanni Cima raggiunse un accordo con Braccio da Montone e poté quindi riprendere il controllo della città.

Francesco Sforza

Successivamente alla morte di Giovanni (1422) la moglie Rengarda, sposò Anselmo di Montemilino, cugino di Braccio da Montone e ciò causò la nascita di una crisi per Cingoli che sfociò in una insurrezione popolare con conseguente damnatio memoriae dei Cima.

Qualche anno più tardi, nel 1444 Eugenio IV diede conferma dell’atto di donazione dei beni dei Cima a Francesco Sforza, dopo essere stato nominato marchese della Marca e gonfaloniere della Chiesa.

Pio VIII

Nel 1725 papa Benedetto XIII ripristina la vecchia cattedra vescovile e Cingoli fu elevata a rango di città. Un cingolano, Francesco Saverio Castiglioni, divenne papa nel 1829 come Pio VIII.

Con la Battaglia di Castelfidardo, Cingoli fu annessa al Regno di Sardegna e nel 1861 al Regno d’Italia.

Da Vedere

approfondimenti: http://www.cingoli.eu/i-palazzi.html

Il Lago

Il lago di Cingoli (noto anche come lago di Castriccioni) è un lago artificiale creato da una diga sul fiume Musone negli anni ottanta.

Rappresenta il più grande bacino artificiale della regione, ricco di fauna acquatica e uccelli migratori. Il lago ha una superficie di oltre 2 chilometri quadrati ed una profondità che raggiunge circa i 55 m in prossimità della diga.

I lavori per la realizzazione di questo bacino sono iniziati nel 1981, per concludersi sei anni dopo.

L’ambiente è particolarmente suggestivo, con il profilo delle montagne intorno allo specchio d’acqua che si riflette sul lago in mille colori.

Nel lago sono presenti persici trota e lucci di notevoli dimensioni ma anche altre specie ittiche quali lucioperca, trote fario, persici reali, cavedani, pesci gatto, carassi, scardole e carpe.

L’acqua è molto pulita e cristallina e si incunea tra le colline così da formare tre lunghe ramificazioni.
Le acque del lago di Cingoli sono di “categoria B” e per pescare occorre la licenza di pesca B ed il tesserino segna catture regionale.

Negli ultimi anni è sempre più meta turistica dove nelle rive sorgono molti agriturismi e bar.

E’ possibile navigare sul lago solo con natanti elettrici e pedalò.

Clima

Il clima di Cingoli risente molto dell’altitudine basso-montana, della relativa lontananza dal mare e dell’esposizione a N/E, a lato del Monte San Vicino.
Questi fattori influenzano soprattutto le temperature, i venti e le precipitazioni nevose anche abbondanti.
In certi casi il manto nevoso può raggiungere altezze davvero impressionanti, misurabili in metri.
Le estati sono moderatamente calde, per questo è ambita meta turistica.

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