Il Vino Cotto


Il vino cotto o vì cotto è un tipico prodotto enologico delle Marche.

Viene vinificato soprattutto nelle zone collinari e pedecollinari delle province di Fermo e Macerata ed è in particolare molto apprezzato quello del territorio del comune di Loro Piceno (MC).

Storia

Questo particolare tipo di vino, che può ricordare nel sapore il più famoso vino passito, si ottiene da una tecnica tradizionale che alcuni fanno derivare fin dagli antichi tempi dei Piceni (X secolo a.c.), che in questa zona vivevano, altri invece dai Greci (IV secolo a.c.), una tecnica poi tramandata attraverso i millenni fino ai giorni nostri.

I patrizi romani, gli imperatori e i papi degustavano questa bevanda al termine dei loro fastosi banchetti e fino a due secoli fa era molto commercializzato anche con altri paesi europei.
Questo prodotto era ed è assolutamente presente, in ogni cantina che si rispetti e rappresentava, in passato, parte della dote che ogni donna doveva portarsi una volta sposata; infatti la cultura contadina vedeva in questa bevanda un utile corroborante dalle fatiche giornaliere nei campi.

Oggi è considerato un prodotto tipico del mondo dei campi di questa zona ma, nonostante gli sforzi della popolazione nel suo lancio, rischia di scomparire in quanto nuove norme proibiscono di chiamarsi vino bevande ottenute dal riscaldamento del mosto e quindi non può essere commercializzata (unica eccezione a questa legge è però il Marsala).

Dal 2000 con un decreto ministeriale il vino cotto è entrato a far parte nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali delle Marche ed anche in quello dell’Abruzzo.
La Confederazione Produttori Agricoli – Copagri di Macerata ha presentato un Progetto per la valorizzazione di questo prodotto denominato “Il Cotto dei Piceni“.

Vinificazione

Viene utilizzata l’uva dei vitigni tipici della zona, quali il Maceratino, il Sangiovese, il Montepulciano, il Galloppa.
Una volta pigiata l’uva si mette il prodotto ottenuto, in una caldaia di rame e fatto scaldare (cotto) a fuoco vivo fino a quando l’acqua che evapora lascia la capacità della caldaia a due terzi di quella iniziale.

Nella regione Marche, a differenza dell’Abruzzo, non essendo ancora riconosciuto un proprio preciso disciplinare c’è chi durante questo processo di pastorizzazione aggiunge una mela cotogna ogni quintale di mosto allo scopo di aromatizzare la bevanda.

Una volta evaporata questa grande quantità d’acqua, il mosto concentrato viene “rimboccato” in caratelli di dove è già presente quello vecchio degli anni precedenti: molto importante sarà un suo lento e lungo invecchiamento evitando forti ossidazioni.

È proprio questo il punto più importante della sua vinificazione: il giusto dosaggio fra il vino cotto nuovo con quello vecchio e una spillatura accorta che gli faccia evitare problematiche ossidazioni che potrebbero eliminare il suo profumo fruttato.

Caratteristiche

Colore: dal granata al rubino
Profumo: caratteristico fruttato
Sapore: dolce gradevole
Grado alcolico: 14%

Curiosità

Recentemente la Facoltà di Agraria dell’Università di Teramo ha pubblicato su un noto ed autorevole giornale nordamericano i risultati dello studio condotto dal professore Dino Mastrocola riguardo al alto potere antiossidante di questo vino dovuto alla caramellizzazione degli zuccheri durante la pastorizzazione del mosto.

Loro Piceno

Loro Piceno sorge in posizione dominante sulle colline della valle del Fiastra, ove sorgeva l’antica Castrum Lauri.

L’importanza strategica fa si che Loro Piceno venga a trovarsi coinvolta, nel corso dei secoli, in dispute territoriali.

Nel 1055 Loro Piceno entrò a far parte della chiesa fermana insieme ad altri 129 castelli.

L’antica rocca dell’abitato, come attesta una carta fiastrense del 1141, sorgeva dove poi fu costruita, ad opera dei benedettini, la prima chiesa del paese, S. Maria di Piazza.

Toponimia

La denominazione sembra derivare dal nome di una famiglia, i nobili Lauri o Laurenti, che si potrebbero definire come i più antichi signori del castello.

Il Castello Brunforte, costruito nel XIII sec. è sicuramente il monumento più importante della patria del Vino Cotto, altro elemento caratterizzante di questa cittadina.

Nel 1357, Loro venne incluso tra i 60 castelli che componevano il distretto dello stato fermano ed annoverato al 9° posto nell’elenco dei castelli maggiori oltre il Tenna.

Il castello, riconosciuto come libero comune con ordinamento proprio, era retto da un podestà eletto dal consiglio comunale di Fermo.

Nella prima metà del XVI secolo Loro visse un periodo di relativa tranquillità nel quale, decaduto il potere degli antichi signori, consolidò i suoi possessi di libero comune.

1700

Per tutta la prima metà del XVIII secolo il paese dovette soggiacere alle imposizioni richieste da Fermo per la costruzione della Flaminia ed il mantenimento delle truppe austriache e napoletane.

Dal 1735 per fronteggiare la scarsezza di grano si costituirono censi presso il Monte Frumentario di Roma istituito da Benedetto XIII.

Il secolo si chiudeva in una atmosfera apocalittica; nel 1799 un terribile terremoto rase al suolo il centro storico di Camerino provocando notevoli danni nei paesi limitrofi.

Unità d’Italia

Il 1° gennaio 1849 Garibaldi arrivò a Macerata, dove il 21 dello stesso mese si tennero le elezioni per la Costituente.

Alla notizia che gli Austriaci erano entrati in città per restaurarvi il dominio pontificio, i componenti della guardia civica lorese, fieramente decisi a salvare ad ogni costo l’Albero della Libertà, emblema della rivoluzione repubblicana, si scontrarono con i reazionari del paese ed i contadini da essi sobillati.

Nel 1861 le Marche entravano ufficialmente a far parte del Regno d’Italia.

Da Visitare

Castello dei Brunforte

Data costruzione XIII Secolo Sorto sui resti di un castrum romano, fu residenza dei signori di Loro.
L’antico nucleo fortificato comprendeva all’interno il palazzo dei priori ed il palazzo della giustizia adibito dal 1692 a Monastero Corpus Domini.

Torre della Vittoria

Un imponente costruzione di 21 m. da cui si può ammirare uno splendido panorama che si estende dal Monte Conero alla Maiella, dai Sibillini all’Adriatico.

Chiesa di San Francesco

Data costruzione XV Secolo
La chiesa fu consacrata nel 1372. L’interno presenta stucchi e dorature del maestro Stefano Interlenghi di Montottone.
Annesso alla chiesa è un chiostro costruito tra il 1430-1434.

Nella seconda metà del XVI secolo, la chiesa aveva un solo altare, dietro il quale erano presenti degli affreschi, di cui uno dedicato a Sant´Antonio, che doveva far parte di un ciclo pittorico andato perduto insieme all´affresco.

Ora l´unico affresco visibile è quello della Madonna col Bambino, in una nicchia sul lato sinistro della chiesa, probabilmente un ex-voto.

E’ dalla fine del XVI secolo che l’altare maggiore ospita una pala raffigurante La Madonna del Rosario, proveniente dalla scuola del De Magistris di Caldarola, probabilmente da attribuirsi ai fratelli Zuccari di Sant’Angelo in Vado (PU).

Da un solo altare, nella seconda metà del XVII, si passò a ben dieci, a dimostrazione dello splendore che la chiesa raggiunse.

In cornu epistulae dell’altare maggiore, cioè a destra, si trova l’altare del Cordone, che ospitava un quadro del Serafico Priore con l´effigie della Vergine, l´altare di Sant’Antonio, adornato di una statua lignea del santo, l’altare dei Tre di Maggio, in cui vi era un quadro con alcuni santi e tre personaggi reali, l’altare delle Sante Reliquie, prima dedicato a San Silvestro, l’altare di San Liberato, che ospitava una quadro del santo ed altri, l’altare della S.S. Concezione, con un quadro della Vergine, l’altare di Sant’Antonio Abate, che conservava un quadro del santo e un crocifisso ligneo, l’altare della S.S. Annunziata e l’altare di San Michele Arcangelo.

Chiesa di Santa Maria di Piazza

La Chiesa, situata in piazza Matteotti, costruita dai Benedettini nel XII secolo, passò agli inizi del XIII sotto il controllo dell’Abbazia di Fiastra.

Sull’altare maggiore, dedicato alla Madonna, si trovava un tabernacolo ligneo dipinto, davanti al quale ardeva perennemente una lampada a spese delle confraternite del Corpo di Cristo e del Sacramento.

Ai lati c’erano un reliquiario in argento dorato con numerose reliquie di santi, quattro candelabri e due angeli lignei.

Sopra l’altare maggiore si trovava un quadro della Vergine, contornato da immagini di santi e da una cornice dorata, che si potrebbe identificare con la tavola di Vittore Crivelli, trafugata durante l’occupazione francese.

A destra, si susseguivano tre altari, l’altare di San Venanzo, l’altare di Santa Maria della Misericordia, sopra il quale c’era un affresco raffigurante la Crocifissione, e l’altare del SS. Crocifisso, a sinistra, si trovavano l’altare di San Bartolomeo, l’altare di Santa Maria di Loreto e l’altare di San Giovanni Battista.

Lo stemma del vescovo de Buoi fu collocato sulla fonte battesimale, che ancora oggi, dal 1594, si può ammirare nel vano a destra dell´ingresso principale.

Presso l´altare del SS. Crocifisso è conservata una croce astile monastica, che veniva esposta all´adorazione dei fedeli in caso di tempesta o grandine.

Al suo interno, furono ritrovate nel 1603, le reliquie delle SS. Spine, da cui molti Loresi sostennero di aver ricevuto delle grazie.
Le reliquie furono esposte nella cappella del SS. Crocifisso, che, insieme a quella di Santa Monica, fu abbellita con decorazioni e stucchi dalla bottega del Malipiedi di San Ginesio, tra il 1603 e il 1607.

Nella seconda metà del XVII secolo erano ancora visibili degli affreschi posti sulla facciata della chiesa volta verso la piazza. Oltre all´immagine di un Sant’Antonio, che fu ricoperta nel 1642, è tutt’oggi visibile l’affresco della Madonna del Soccorso.

Nei prossimi giorni a Loro Piceno