La Sapa

La sapa potrebbe essere definita come il vecchio dolcificante rurale.

La si ottiene mettendo a bollire il di uva in un una pentola di rame, finché la quantità iniziale non diventa la metà; indicativamente, per ottenere un litro di sapa ne occorrono quattro di mosto: la densità finale ricorda quella dell’aceto balsamico tradizionale di Modena.

L’esperienza popolare suggerisce, quale indice di densità ottimale, di concludere l’ebollizione quando una goccia di sapa resta ferma su un’unghia.
Una volta raffreddata, si conserva benissimo.

Numerosi gli impieghi gastronomici: dall’essenziale condimento della polenta ai vari antichi impieghi come dolcificante.

Ad esempio è uno degli ingredienti insostituibili nei cavallucci, cornetti ripieni di sapa e frutta secca che si conservano per molto tempo, tipici dolcetti che, oltre a Rosora, sono di casa a Staffolo, cingoli, Apiro, Poggio San Vicino. A Rosora (AN), nella seconda metà di ottobre viene svolta una festa tutta dedicata alla sapa.

Ricercata nella cucina attuale si presta con molto interesse per salse e condimenti anche di carne e verdure.

Rosora

Rosora è posta a 380 m. s.l.m su una elevata collina sul versante nord della valle del fiume Esino.

Il toponimo segue varie ipotesi, la prima secondo la quale Rosora deriva dal latino Rasorium o Rosorium ad indicare un luogo raso, un terreno brullo.

La seconda legata alla religione, essendo la zona amministrata da monaci che denominarono il castello “castrum rosarii”, il castello del rosario.

Data la vicinanza, Rosora subì le sorti di Jesi che ne concesse l’uso del leone nello stemma.

Il centro storico è racchiuso tra le mura di cinta ed ha manenuto la strutura tipica del borgo medievale.

Rosora si trova nella zona di produzione del Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Ogni anno si svolge la Sagra della Sapa.

Da Vedere

La Chiesa di San Michele Arcangelo del XVIII secolo a croce latina, custodisce un crocifisso ligneo seicentesco

Nei prossimi giorni a Rosora