Fermo

Il nome Fermo, sembra derivare dall’aggettivo latino firmus, con il senso di “fedele” oppure dall’etrusco Permu.

Cenni Storici

Scavi archeologici condotti a Fermo, hanno restituito materiale funerario risalente sino ai secoli IX-VIII a.C., appartenente alla tipologia proto-etrusca.
Dope essere stata colonia romana, divenne il centro e il capoluogo della Marca fermana, un’ampia area che si estendeva dal Musone a oltre Vasto (Chieti) e dagli Appennini al mare.

Nel XII secolo era un libero comune, quindi nel periodo napoleonica capoluogo del Dipartimento del Tronto (uno dei tre dipartimenti in cui erano divise le Marche)
Nel 2004 è stata ri-istituita la Provincia di Fermo, soppressa con un decreto-legge del Governo Cavour nel 1860.

La Città

Fermo, conserva un impianto urbano rinascimentale intatto.
Dalla principale Piazza del Popolo, tra le più belle delle Marche, con il Palazzo dei Priori è si possono seguire una serie di itinerari costellati di: chiese, palazzi nobiliari, cortili e portali artistici.
Una Pinacoteca ricca di tavole tardogotiche e celebre per la famosa Adorazione dei Pastori di P.P. Rubens, ospita una Biblioteca tra le più note in Italia per il suo patrimonio librario antico, il cui cuore la secentesca Sala del Mappamondo è il vanto cittadino.
Nel sottosuolo un complesso di Cisterne Romane di epoca augustea tra i più importanti al mondo, la cui visita è imprescindibile per chiunque giunga in città anche per poche ore.

Sono da visitare il Museo Diocesano, annesso alla splendida Cattedrale dalla facciata gotica, la Sezione Archeologica Picena, che testimonia compiutamente attraverso manufatti bronzei unici per tipologia una delle grandi civiltà italiche preromane, l’Oratorio di Santa Monica, con un ciclo di affreschi tardo gotici tra i più apprezzati delle Marche.

A seguire i Musei Scientifici ubicati presso l’ottocentesca Villa Vitali immersa nel verde del parco cittadino, dove è allestito l’unico museo di materia artica d’Italia, intitolato all’esploratore polare Silvio Zavatti, sono conservate le collezioni ornitologiche del sec. XIX “Tommaso Salvatori”, è esposta la meteorite caduta sulla città di Fermo nel 1996.

Un posto d’eccellenza merita, la visita al settecentesco Teatro Comunale dell’Aquila, tra i più belli e più grandi delle Marche.
Un ambiente prestigioso, ancora impreziosito dai fondali storici del Sanquirico e dall’affresco centrale opera di Cochetti.

Oltre a rappresentare uno dei beni culturali più apprezzati della città, vi si svolgono importanti stagioni di spettacolo, da quella lirica, alla sinfonica, a quella di prosa, secondo una tradizione plurisecolare che ha visto le sue scene calcate dai più grandi nomi dello spettacolo internazionale.

Il Territorio

Altro punto di forza di Fermo e delle sue frazioni è il paesaggio.
Arroccata attorno al colle del Girifalco, il cui parco ospita piante centenarie e costituisce una delle più belle terrazze panoramiche della costa marchigiana, la città ha per proprie quinte naturali, da un lato il mare Adriatico distante soltanto otto chilometri dal centro urbano, dall’altro lo scenario suggestivo di un entroterra di tipiche cittadine che si spingono con un dolce paesaggio collinare fino alle pendici dei “monti azzurri” di leopardiana memoria, i Sibillini.

Le Cisterne Romane

L’ampio complesso sotterraneo delle grandi Cisterne Romane, databile al I secolo d.C. ed unico in Italia per grandezza, è composto da trenta ampi vani disposti su tre file parallele che raccoglievano l’acqua piovana e sorgiva per distribuirla in tutta la città.

Le notevoli dimensioni e l’ottimo stato di conservazione aggiungono fascino ad un viaggio sotterraneo attraverso la tecnologia e l’ingegneria idraulica romana.
Si possono notare all’interno le tecniche costruttive in calcestruzzo delle imponenti murature, le tracce dell’intonaco impermeabile e i pozzetti di areazione per la depurazione e le tubature. Per la visita si consiglia di utilizzare indumenti e calzature idonei al clima fresco e umido della struttura.

Il Palazzo dei Priori

Edificato alla fine del Duecento, Palazzo dei Priori è il più antico palazzo della città nato dall’aggregazione di edifici già esistenti, unificati da un’imponente facciata rinascimentale solamente nel 1500. Al suo interno, situata al primo piano, si trova la sezione picena del Museo Archeologico dove sono visibili i reperti fermani che testimoniano la civiltà preromana picena dal secolo IX secolo al III secolo a.C.
Al secondo piano è visitabile la Pinacoteca Civica. Fra le opere più importanti le famose tavolette tardo-gotiche con le Storie di S. Lucia del veneziano Jacobello del Fiore oltre ad importanti opere seicentesche quali la famosa “Adorazione dei pastori” di Peter Paul Rubens e la “Pentecoste di G. Lanfranco.

La Sala del Mappamondo

La prestigiosa Sala del Mappamondo, oltre a conservare il fondo più antico della Biblioteca Civica, ospita il grande Mappamondo realizzato nel 1713.

La Biblioteca comunale di Fermo nasce come biblioteca pubblica e vanta oltre tre secoli di storia.
Il suo nucleo originario è costituito dalla Sala del Mappamondo un tempo nota con il nome di Sala delle Commedie, ubicata presso il Palazzo dei Priori in Piazza del Popolo.

La maestosa sala, interamente scaffalata in legno di noce, conserva il fondo più antico della Biblioteca, costituito da circa sedicimila volumi, prevalentemente del XVI secolo, provenienti in gran parte dalle donazioni Romolo Spezioli, medico fermano di fiducia della Regina Cristina di Svezia a Roma.
Nell’ambiente è collocato il Mappamondo disegnato nel 1713 dal cartografo Silvestro Amanzio Moroncelli, di circa due metri di diametro e di splendida fattura.

La Biblioteca

La Biblioteca, meta ambita da ricercatori e studiosi di tutto il mondo, conserva tra il Palazzo dei Priori e l’adiacente Palazzo degli Studi codici riccamente miniati, edizioni a stampa rarissime, un fondo grafico inesauribile.

Complessivamente le collezioni comprendono circa 3000 manoscritti, 127 codici, 300.000 volumi tra i quali 681 incunaboli, oltre 15.000 edizioni del Cinquecento, 23.000 edizioni in miscellanea, numerosissimi esemplari di Sei e Settecento e stampati musicali; sono inoltre disponibili più di 800 testate di riviste storiche, 5.000 disegni e 6.500 incisioni, monete, sigilli, cimeli di varia natura.

La Biblioteca Ragazzi

Accanto al cuore storico della Biblioteca, pulsa quello contemporaneo: il catalogo informatizzato consente l’accesso al ricco fondo moderno, ai periodici correnti, alle donazioni novecentesche e all’intero patrimonio della Biblioteca Ragazzi.

Quest’ultima, un vero fiore all’occhiello dei servizi bibliotecari cittadini, è allestita con arredi e attrezzature espressamente progettate per l’accoglienza dei piccoli tenti presso l’ottocentesca Villa Vitali, immersa nel parco cittadino e sede anche dei Musei Scientifici di Fermo, frequentatissima da lettori di età compresa tra zero e 14 anni, vi si svolgono attività di lettura animata, lettura corale e laboratori di lettura creativa.

Il Colle Girifalco

In pochi minuti da Piazza del Popolo, centro della città, si raggiunge la sommità del Colle Girifalco, conosciuto anticamente come Colle Sabulo, dal quale lo sguardo spazia dai Monti Sibillini al mare, accarezzando le curve dolci delle colline ricoperte da vigneti, uliveti e frutteti.

La Cattedrale di Santa Maria Assunta

L’antico Duomo di Fermo, fondato su un tempio pagano di cui rimangono tracce nell’ipogeo, venne distrutto nel 1176 per ordine di Federico I, detto il Barbarossa.
Della ricostruzione del 1227, voluta da Federico II, rimane solamente l’imponente facciata romanico-gotica e l’atrio ricco di affreschi del Trecento.
L’interno, malgrado sia stato modificato in stile neoclassico nel Settecento, conserva ancora preziose opere che testimoniano il rilievo assunto dalla Diocesi della città di Fermo nel corso dei secoli.

Sono infatti visibili opere di grande pregio: un sarcofago paleocristiano del III-IV secolo, collocato nella cripta duecentesca; diversi monumenti funebri di importanti personaggi tra cui quello dedicato a Giovanni Visconti d’Oleggio situato nell’atrio della cattedrale; un’icona bizantina, dono di San Giacomo della Marca, situata nel coro d’inverno; un mosaico paleocristiano con pavoni, visibile dall’altare principale.

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