Il Vino di Visciole

Il vino di visciole è una bevanda alcolica a base di ciliegia acida (Prunus Cerasus) di cui fanno parte, le amarene, la marasca, ma viene utilizzata solo la visciola, prodotta principalmente in due modi:

  • tramite la preparazione di uno sciroppo di visciole e zucchero a cui viene aggiunto il mosto nel periodo di vendemmia;
  • tramite macerazione delle visciole nel vino con aggiunta di zucchero.

Una variante utilizzata a Sant’Angelo in Vado si richiama ad una tradizione del Ducato del Montefeltro dove Federico, …non beveva vino che di cerase..e utilizza botti in legno per completare la fermentazione delle visciole.

La seconda modalità è quella più semplice ed utilizzata.
Il prodotto è un vino dolce da degustazione o da dessert dalla fragranza di visciola.

Una delle più importanti zone di produzione è l’entroterra della provincia di Pesaro e Urbino, in particolare nei comuni di Pergola, Cantiano, Cagli, Acqualagna, Sant’Angelo in Vado.

Il Vino Cotto


Il vino cotto o vì cotto è un tipico prodotto enologico delle Marche.

Viene vinificato soprattutto nelle zone collinari e pedecollinari delle province di Fermo e Macerata ed è in particolare molto apprezzato quello del territorio del comune di Loro Piceno (MC).

Storia

Questo particolare tipo di vino, che può ricordare nel sapore il più famoso vino passito, si ottiene da una tecnica tradizionale che alcuni fanno derivare fin dagli antichi tempi dei Piceni (X secolo a.c.), che in questa zona vivevano, altri invece dai Greci (IV secolo a.c.), una tecnica poi tramandata attraverso i millenni fino ai giorni nostri.

I patrizi romani, gli imperatori e i papi degustavano questa bevanda al termine dei loro fastosi banchetti e fino a due secoli fa era molto commercializzato anche con altri paesi europei.
Questo prodotto era ed è assolutamente presente, in ogni cantina che si rispetti e rappresentava, in passato, parte della dote che ogni donna doveva portarsi una volta sposata; infatti la cultura contadina vedeva in questa bevanda un utile corroborante dalle fatiche giornaliere nei campi.

Oggi è considerato un prodotto tipico del mondo dei campi di questa zona ma, nonostante gli sforzi della popolazione nel suo lancio, rischia di scomparire in quanto nuove norme proibiscono di chiamarsi vino bevande ottenute dal riscaldamento del mosto e quindi non può essere commercializzata (unica eccezione a questa legge è però il Marsala).

Dal 2000 con un decreto ministeriale il vino cotto è entrato a far parte nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali delle Marche ed anche in quello dell’Abruzzo.
La Confederazione Produttori Agricoli – Copagri di Macerata ha presentato un Progetto per la valorizzazione di questo prodotto denominato “Il Cotto dei Piceni“.

Vinificazione

Viene utilizzata l’uva dei vitigni tipici della zona, quali il Maceratino, il Sangiovese, il Montepulciano, il Galloppa.
Una volta pigiata l’uva si mette il prodotto ottenuto, in una caldaia di rame e fatto scaldare (cotto) a fuoco vivo fino a quando l’acqua che evapora lascia la capacità della caldaia a due terzi di quella iniziale.

Nella regione Marche, a differenza dell’Abruzzo, non essendo ancora riconosciuto un proprio preciso disciplinare c’è chi durante questo processo di pastorizzazione aggiunge una mela cotogna ogni quintale di mosto allo scopo di aromatizzare la bevanda.

Una volta evaporata questa grande quantità d’acqua, il mosto concentrato viene “rimboccato” in caratelli di dove è già presente quello vecchio degli anni precedenti: molto importante sarà un suo lento e lungo invecchiamento evitando forti ossidazioni.

È proprio questo il punto più importante della sua vinificazione: il giusto dosaggio fra il vino cotto nuovo con quello vecchio e una spillatura accorta che gli faccia evitare problematiche ossidazioni che potrebbero eliminare il suo profumo fruttato.

Caratteristiche

Colore: dal granata al rubino
Profumo: caratteristico fruttato
Sapore: dolce gradevole
Grado alcolico: 14%

Curiosità

Recentemente la Facoltà di Agraria dell’Università di Teramo ha pubblicato su un noto ed autorevole giornale nordamericano i risultati dello studio condotto dal professore Dino Mastrocola riguardo al alto potere antiossidante di questo vino dovuto alla caramellizzazione degli zuccheri durante la pastorizzazione del mosto.

Cupramontana

Cupramontana, deve il suo nome dalla fertilità, di cui la dea Cupra ne era la rappresentazione.

A Cupramontana, la favorevole posizione e la natura del terreno sono il binomio che ha reso questa terra molto fertile ed in particolare adatta alla produzione del vino è uno dei comuni classificati per la DOC del Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Di origine picena divenne anche un importante municipio romano, seguì nei secoli le vicende legate alle altre realtà della Vallesina.

Da visitare l’antica Abbazia del Beato Angelo fuori dal centro sulla strada per Staffolo, in direzione opposta rispetto al centro di urbano c’è il suggestivo Eremo dei Frati Bianchi, raggiungibile con una rilassante passeggiata tra gli alberi di una selva.

Eremo dei Frati Bianchi

Qui l’economia si muove attorno alla produzione del vino ed ogni anno, la prima settimana di ottobre, si svolge la Sagra dell’uva.

Nei prossimi giorni a Cupramontana