San Paolo di Jesi

San Paolo di Jesi si trova a 224 m. s.l.m. sulle colline centrali a sud della Vallesina.

Il toponimo deriva dal nome del patrono San Paolo sin dal Medioevo a cui nel 1863 fu aggiunta la specifica locale di Jesi.

Il borgo di San Paolo di Jesi, nel 1275 risulta tra i castelli del Contado di Jesi di cui seguì gli eventi storici.

Dal 1808 al 1946 fu aggregato a diversi comuni Apiro, Monte Roberto e Staffolo.

San Paolo di Jesi è un centro vocato alla viticoltura fa parte dei comuni indicati nella DOC del Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Da Vedere

La torre civica con le sue linee baroccheggianti

Il Palazzo Comunale della fine del XVII secolo

La Chiesa Parrocchiale del ‘700 che custodisce una Vergine con Apostoli del Pomarancio del 1620

Nei prossimi giorni a San Paolo Jesi

Massignano

Massignano è posto su un colle a 254 m. s.l.m. a poca distanza dal mare Adriatico.

Il toponimo deriva da Massinius, signore del paese.

Nel 967 il territorio viene donato all’abbazia di Farfa quindi nel XIII secolo inizia ad essere conteso tra Fermo ed Ascoli.

Successivamente nel 1577 Massignano passò definitivamente alla città di Fermo, rimanendo però sotto il dominio papale.

Da Vedere

La Torre Civica

La Chiesa di Santa Maria della Misericordia, in stile neoclassico

La Chiesa di San Giacomo Maggiore del 1700 che conserva una tavola di Vittore Crivelli del ‘400 “La Madonna adorante Gesù Bambino”

Nei prossimi giorni a Massignano

Petritoli

Petritoli è posto a 358 m s.l.m. su un colle sul versante settentrionale della Valdaso.

Il paese di Petritoli, fu fondato come Castel Rodolfo dal nome del feudatario che donò ai monaci farfensi il possedimento.

Con i farfensi al castello si unirono i tre borghi vicini di Petrania, Petrosa e Petrolavilla fondando così il castello di Petritoli.

Tra il 1200 ed il 1250 Petritoli si governò con Statuti propri anche se sotto il controllo dello Stato Pontificio.

Dal 1250 passò sotto il controllo di Fermo, ceduta da Federico II.

Si accede al borgo attraverso l’antica porta a tre archi “Petrania” costruita nella prima metà del XV secolo.

Da Vedere

La Torre Civica in Piazza Rocca

Il Palazzo Vitali in stile veneziano

Il Teatro Comunale dell’Iride uno dei Teatri Storici delle Marche

La chiesa di Santa Maria ad Martyres con all’interno il prezioso organo del 1777

Nei prossimi giorni a Petritoli

Monte Rinaldo

Monte Rinaldo si è sviluppato su tre colli della provincia di Fermo a 485 mt s.l.m., tra la valle del fiume Aso e la valle del fiume Ete vivo.

Il toponimo deriva da Rinaldo, nome di uno dei figli di Malugero Melo che costruì il castello.

Il territorio era abitato da secoli dai Piceni, quando nel III secolo a.C. i romani ne presero il controllo come testimoniano i reperti rinvenuti in zona La Cuma e datati al II secolo a. C.

Monte Rinaldo fu lungamente contesa tra Fermo, Ascoli e i monaci farfensi che vi costruirono i castelli di Bucchiano e di Montorso.

Malugero Melo, figlio di un conte normanno era in fuga dalla puglia e qui costruì un castello che affidò al figlio Rinaldo nato dal matrimonio con Mòrica.

Da Vedere

Palazzo Giustiniani con le sue particolarità architettoniche come ad esempio le aperture ovali e quelle del piano nobile riccamente decorate.

La Torre Civica

La Chiesa del Santissimo Sacramento e Rosario

La Chiesa di San Leonardo e Flaviano

La Chiesa di Santa Maria della Neve

Nei prossimi giorni a Monte Rinaldo

Montelparo

Montelparo è situato su una collina tra il fiume Aso e l’Ete a metà strada tra il mare ed i Monti Sibillini.

Il toponimo deriva dal nome di Eliprando, condottiero longobardo che vi costruì, nel VII secolo, il suo castello Monte Elprando mutato nel tempo Montelparo.

Passò poi ai monaci farfensi che ne migliorarono la fortificazione con una seconda cinta muraria e costruendovi, nel XI secolo, anche una Chiesa dedicata a San Michele Arcangelo con annesso monastero.

Dal XIII secolo Montelparo conobbe un notevole sviluppo con la realizzazione di tre monasteri (benedettino, agostiniano e francescano) e di una terza cerchia muraria.

Montelparo era definito una “Magnifica Comunitas“, per la sicurezza e lo stile di vita.

Purtroppo tutto questo cessò a seguito di una frana prima ed un forte terremoto nel 1703 che fece sprofondare il centro del paese.

Da Vedere

La chiesa di San Michele Arcangelo del XIII secolo

La chiesa di Santa Maria Novella del XIII secolo

La chiesa di San Pietro del 1286

La porta del Sole del XIII secolo

Il palazzo Petrocchini del XIV secolo

La torre Civica risalente al XIV secolo

La chiesa di Sant’Antonio di Padova del XV secolo

La chiesa di San Gregorio Magno del 1615

Il convento (1686) e la chiesa di Sant’Agostino del 1730

Nei prossimi giorni a Montelparo

Petriolo

Petriolo ad un’altitudine di 271 m s.l.m. su un colle tra la Valle del Fiastra e la Valle del Cremone offre al visitatore un panorama dai Sibillini e il Gran Sasso d’Italia fino al Mare Adriatico.

Il nome Petriolo deriva da una deformazione del latino Praetoriolum, “fundo Peturiolo” ovvero villa del pretore della vicina città di Urbs Salvia.

Nel corso dei secoli, Petriolo passò di mano tra vari signori della zona e alla fine fu ceduta a Fermo che la governò per lungo tempo.

Nel centro storico racchiuso da una ben conservata cinta muraria, tra gli antichi edifici si snodano strette stradine che conducono alla piazzetta di San Martino con gli edifici più importanti e la sua splendida balconata del settecento, da si gode uno dei panorami più belli della regione.

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La chiesa S. Martino e S. Marco

Il Santuario della Madonna della Misericordia che conserva la statua lignea policroma di Giovanni Antonio da l’Aquila “La madonna che adora il Bambino” datata 1525

Il torrione, Porta Rondella

La Torre Civica (alta circa 35 metri) sorge a ridosso dell’attuale chiesa parrocchiale dei Santi Martino e Marco.

Nei prossimi giorni a Petriolo

Montelupone

Montelupone è un borgo medievale posto su un colle a sud del fiume Potenza.

Il toponimo deriva dal nome di una famiglia romana “Lippia” che abitava il territorio, nasce così Mons Lupia che attraverso trasformazioni ed aggiunte dei tempi, il nome originario si é andato modificando in Montis Luponis ed oggi Montelupone.

Il centro storico di Montelupone è racchiuso in una perfetta cinta muraria, con 4 porte che conducono al centro ove si trova il Palazzo del Podestà con la torre civica.

Tra i vari conquistatori di Montelupone ci furono: Pierfrancesco di Brancaleone signore di Casteldurante (Urbania) nel 1363, i Malatesta di Rimini nel 1407 ed infine Francesco Sforza che conquistò Montelupone nel 1433.

Passò poi sotto il controllo dello Stato Pontificio sino all’Unità d’Italia.

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L’Abbazia di San Firmano: chiesa millenaria in stile romanico-bizantino; nella cripta è custodita la statua in terracotta del Santo del XV secolo.

La Chiesa di San Francesco costruita nel XIII,

Il Palazzo dei Priori o del Podestà e Torre Civica (XIV secolo)

La Cinta muraria estesa per 1000 metri di lunghezza

La Porta del Cassero (o anche Castello): è la porta più elevata, risalente al primo nucleo del Cassero;

La Porta del Trebbio: l’intera costruzione è originale, essa è ubicata al trivio di un antico raccordo viario che unisce San Nicolò e San Firmano;

La Porta Santo Stefano (o anche Marina, delle Grazie o Fontanella)

La Porta Ulpiana (o anche San Michele) il cui nome deriva dall’imperatore romano Marco Ulpio Traiano

Nei prossimi giorni a Montelupone

Macerata

Macerata si trova su un colle tra i fiumi Potenza a nord e Chienti a sud.

L’origine di Macerata è legata alla città romana Helvia Recina.
I resti del teatro romano del II secolo d.C. sono oggi la testimonianza più importante dell’antica città e testimoniano la prosperità dell’insediamento.

Macerata vanta un’Università tra le più antiche nel mondo, fondata nel 1290.

Nel 1320 Macerata diviene sede vescovile raggiungendo uno sviluppo notevole con un aumento dell’importanza politica nello Stato Pontificio.

Ma è nel XVI secolo che Macerata raggiunge la sua più importante espansione sotto il profilo urbanistico, politico ed economico.

Il 17 dicembre 1860, con un decreto firmato a Napoli da Vittorio Emanuele II, venne accolta l’annessione di Macerata al Regno di Sardegna espressa con il 99% dei voti dei cittadini.

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La Cattedrale di San Giuliano realizzato nel 1478 adiacente ad una piccola chiesa rurale dedicata a San Giuliano, eretta nel 1022.
Nel 1771 le due costruzioni vennero unificate a formare un’unica cattedrale in stile neoclassico.

La Basilica di Santa Maria della Misericordia è una chiesa dedicata alla Madonna della Misericordia di Macerata del 1447

Lo Sferisterio di Macerata è un teatro all’aperto situato nel centro storico.
Formato da un’arena semicircolare originariamente destinata al gioco del pallone col bracciale, successivamente riadattata a luogo per concerti e teatro d’opera.

Il Palazzo Buonaccorsi sede dei musei civici e del museo della Carrozza

Il Palazzo Compagnoni Marefoschi, un’antica dimora signorile il cui nucleo originario risale al XIII secolo.

Il sito archeologico di Helvia Recina antica città romana

La Torre civica, detta anche Torre dell’orologio o Torre dei Tempi è una torre storica di Macerata situata nella centrale Piazza della Libertà.

Il Teatro Lauro Rossi realizzato nel punto dove sorgeva il vecchio palazzo comunale fu inaugurato nel 1774

Nei prossimi giorni a Macerata

Pollenza

Pollenza si trova tra il fiume Potenza e il fiume Chienti.

Quando l’antica Pollentia fu distrutta dai barbari fu ricostruita con il nome di Montemillone.

Nel 1366 sotto l’influenza di Albornoz, viene costruita la cinta muraria a scopo difensivo.

La cinta muraria fu rafforzata dopo la caduta della città avvenuta nel 1443 per mano di Francesco Sforza.

Nel 1477 Pollenza è tornata allo Stato Pontificio e fu un periodo di prosperità.

Dopo l’invasione da parte dei francesi, Pollenza torna sotto il governo dello Stato della Chiesa.

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Abbazia di Rambona: Chiesa d’impianto romanico; è tra le abbazie più antiche delle Marche.

Torre civica: risalente al 1785 e adiacente al palazzo comunale, la torre si eleva per 20 metri e termina con una cupola sansovinesca e campaniletto in ferro molto raro in Italia.

Il campanone dedicato al Patrono San Giovanni Battista produce un suono particolarmente armonioso; si narra che ciò sia dovuto alla particolare amalgama che lo compone, poiché durante la fusione del campanone i cittadini avrebbero partecipato gettandovi i loro gioielli in oro e le fedi nuziali.

Nei prossimi giorni a Pollenza

Sant’Angelo in Vado

Sant’Angelo in Vado è situata nell’Alta Val Metauro, lungo la strada che conduce alla Bocca Trabaria.

Il toponimo è formato dall’unione del termine Angelo, dall’Arcangelo Michele patrono della città e il termine “in vado” intendendo il guado del fiume Metauro, necessario per spostarsi tra le due parti della città.

Il borgo fu ricostruito dai longobardi sulle rovine dell’antica Tifernum Mataurense distrutta durante la lunga guerra tra Bizantini ed Ostrogoti nel VI secolo.

Nel IX secolo era il centro principale della Massa Trabaria, dal XIV secolo entrò a far parte dei territori del Ducato di Urbino.

Nell’anno 1636 fu elevata a Città e Diocesi da Papa Urbano VIII.

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Lungo il corso il trecentesco Palazzo della Ragione sovrastato dalla coeva Torre Civica (el Campanon).

Poco fuori del centro, nell’area del Campo della Pieve, sorge la Domus del Mito, il più importante ritrovamento archeologico venuto alla luce negli ultimi 50 anni.

Eretta verso la fine del I secolo d.C., è ampia circa 1.000 metri quadrati e impreziosita da un ricco complesso di mosaici figurati bicromi e policromi.

Altra stanza spettacolare è il triclinium che raffigura una scena di caccia e una di pesca contornate da un festoso repertorio di motivi geometrici in bianco e nero.

Nei prossimi giorni a Sant’Angelo in Vado