Trecastelli

Trecastelli è nato nel 2014, dalla fusione di tre comuni Ripe, Castel Colonna e Monterado posti sulle colline prossime al mare tra le provincie di Ancona e Pesaro-Urbino.

Il toponimo di Monterado è un composto del termine “monte” e di un nome di persona “Rado“, di origine longobarda.

Il toponimo di Ripe deriva dall’asperità del terreno dove si è sviluppato il paese.

Il toponimo di Castel Colonna deriva dal nome di Vittoria Colonna che qui visse sposa di Carlo II Malatesta.

La denominazione Colonna sostituì dal 1921 il toponimo di Tomba di Senigallia derivato dalla posizione del luogo, un pendio sulle tombe, nel tempo si susseguirono diversi toponimi prima dell’attuale, Gastelanica, Vico Vittoria e Castel Vittoria.

Alla morte di Vittoria Colonna (1458), Tomba passò sotto il governo di Sigismondo Malatesta.

La storia di questi luoghi è comune nel 1462, Sigismondo Malatesta venne sconfitto presso il fiume Cesano da Federico da Montefeltro terminò così la Signoria malatestiana nelle Marche.

Quindi nel 1474, il duca Giovanni della Rovere ricevette in dono dal regnante pontefice Sisto IV, suo zio, la signoria di Senigallia, compresi i tre castelli di Tomba, Monterado e Ripe.

Nel 1530 i tre castelli di Tomba, Ripe e Monterado furono concessi in feudo ad Ambrogio Landriani sino al 1575, quando, essendo la famiglia priva di eredi, il Commissariato di Tomba, Ripe e Monterado rientrò nel dominio diretto del duca d’Urbino.

Un’ulteriore infeudazione di Tomba, Ripe e Monterado avvenne nel 1626 a favore del marchese Giulio della Rovere, sino alla devoluzione del ducato di Urbino alla Santa Sede nel 1631.

Inizia così l’epoca della Signoria roveresca che durerà fino al 1808.

Nel 1816 i comuni di Tomba, Monterado e Ripe, vennero compresi nella Delegazione di Pesaro e Urbino, ed iscritti nel governo distrettuale di Senigallia.

Nel 1921 Tomba di Senigallia cambiò denominazione in Castel Colonna.

Da Vedere

Il “Palazzo di Monterado“, oggi “Castello Cinciari” del 1742, per costruirlo, i Gesuiti, abbatterono completamente l’antico centro storico di origine malatestiana.

La Torre Malatestiana a Castel Colonna del XV secolo

Il Castello di Ripe del XX secolo

Il Villino Romualdo a Ripe del XIX secolo sede del Museo Nori de’ Nobili

Il Palazzo Antonelli Castracani Augusti o “delle cento finestre” in località Brugnetto risalente al XVII secolo

La Chiesa di S.Michele Arcangelo in località Brugnetto del XVIII secolo

La Chiesa di San Mauro Abate a Castel Colonna del XIII secolo

La Chiesa di San Pellegrino a Ripe del XVIII secolo

Nei prossimi giorni a Trecastelli

Senigallia

La Storia

Il nome ci ricorda l’antica origine della città che la tradizione vuole fondata da un mitico “Brenno“, condottiero dei Galli.

Prima colonia romana sull’Adriatico, Senigallia conosce momenti di grande fortuna e di profonda decadenza.

La sua rinascita certa è databile alla metà del XV secolo, quando Sigismondo Pandolfo Malatesta la fortifica e ripopola il suo territorio.

Dopo la sua sconfitta ad opera di Federico da Montefeltro, la città venne data in vicariato ad Antonio Piccolomini dal papa Pio II e, in seguito ad alterne vicende, concessa da Sisto IV a suo nipote, Giovanni Della Rovere, in occasione delle nozze con Giovanna, figlia di Federico da Montefeltro.

Il pontefice conferì, nello stesso anno, il titolo di duca Giovanni e l’anno seguente fu nominato Prefetto di Roma ricevendo in eredità dal cugino Leonardo, il Ducato di Sora.

Giovanni Della Rovere

I ventisette anni del governo dei Della Rovere, furono un periodo particolare nella storia di Senigallia: l’unico in cui la città divenne capitale di uno Stato che, il “principe nuovo” creò nelle sue strutture fondamentali, dotandola di Statuti e di Catasti e ripensando l’assetto urbanistico, non solo con una più funzionale cinta muraria e con una più potente rocca, fulcro delle difese a mare, ma anche con lavori di bonifica della zona paludosa delle Saline, di arginatura del fiume Misa, con spazi verdi e “mattonando e saligando tutte le strade“.

Giovanni ebbe a sua disposizione gli architetti di Federico da Montefeltro: Gentile Veterani progettò il rivellino; Luciano Laurana strutturò il corpo centrale della Rocca nel quale ricavò appartamenti che accoglievano la corte in caso di emergenza ed effettuò anche il collegamento con la piazza antistante; Baccio Pontelli realizzò i quattro massicci torrioni che inglobavano la parte residenziale.

Signore di una piccola corte, segnata dall’austerità dei costumi e da una profonda religiosità, fece progettare da Baccio Pontelli per Senigallia il Convento e la Chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Egli non vide la fine dei lavori della complessa struttura, iniziata nel 1491, certamente destinata ad essere la tomba di famiglia e, forse, edificata per sciogliere il voto fatto alla Madonna e a San Francesco per ottenere la grazia di un figlio maschio.

Francesco Maria nacque nel 1490 e, per l’estinzione della casata dei Montefeltro, divenne Duca di Urbino nel 1508, primo della dinastia roveresca destinata a durare fino al 1631.

Città ricca, continuò la sua espansione dotandosi, nel XVI e nel XVII secolo, di altri monumenti tra i quali: il Palazzo comunale, il Palazzo del Duca, la Chiesa della Croce, ove è conservata la Deposizione di Federico Barocci, mentre dello stesso periodo è la bellissima Visita a Sant’Anna del Guercino, conservata nella Chiesa di San Martino.

Sotto lo Stato Pontificio

In età pontificia si trasformò da città-stato a città-mercato, anche nelle strutture architettoniche: i Portici sul lungofiume sostituirono le mura volute da Guidobaldo II a metà del XVI secolo.

Quattordici consolati esteri proteggevano gli interessi dei mercanti che accorrevano nei giorni della celebre Fiera franca della Maddalena, mentre nel XIX secolo essere patria del papa Pio IX consentì alla città di Senigallia di vivere ancora da protagonista nella storia.

Nei primi decenni del ‘900 si afferma l’immagine di Senigallia come sede privilegiata del nascente turismo balneare.

Un monumento celebrò in modo splendido questa vocazione della città, la Rotonda a Mare inaugurata nel 1933.

Da Vedere

Rocca Roveresca

La Rocca può essere definita come il risultato della sovrapposizione di strutture difensive succedutesi nei secoli, fin dalle origini della città.

Palazzo del Duca e Fontana delle Anatre fronteggianti la Rocca, sono due splendide testimonianze dei Della Rovere a Senigallia.

Palazzetto Baviera

Fu eretto per volontà di Giovanni Giacomo Baviera, zio materno e luogotenente di Giovanni della Rovere, contemporaneamente alla Rocca.

All’interno si ammirano splendidi stucchi, risalenti al 1590, opera del celebre plasticatore urbinate Federico Brandani.

Piazza Roma

Sede del Seicentesco Palazzo del Governo.

La Piazza è arricchita dalla fontana del Nettuno e dall’imponente facciata della dimora di Giulio Carlo Fagnani, celebre matematico senigalliese.

Palazzo Mastai – Museo Pio IX

La famiglia Mastai vi abitò fino ai primi del 900. Oggi il Palazzo custodisce preziosi cimeli di Papa Pio IX.

Foro Annonario

Armoniosa struttura neoclassica in laterizio, a pianta circolare, è stato progettato nel 1834 dall’architetto senigalliese Pietro Ghinelli.

Portici Ercolani

Costeggiano la riva destra del Misa con una suggestiva sequenza di centoventisei arcate in pietra d’Istria

Chiesa della Croce

La chiesa presenta all’esterno sobri caratteri di stile tardo rinascimentale, in contrasto con lo sfarzoso interno barocco

Pinacoteca diocesana d’arte sacra

Le sue splendide sale custodiscono prestigiose testimonianze dei secoli dal 1500 al 1800

Piazza Garibaldi

Rievoca il periodo più splendido della fiera, collocandosi al centro dell’ampliazione urbana voluta da Papa Lambertini a metà del 700

Area Archeologica La Fenice

Durante i lavori di fondazione del Nuovo Teatro “La Fenice”, nel 1989, sono emersi importanti reperti di età romana

Chiesa e Convento S. Maria delle Grazie

Poco fuori città sorge il complesso monumentale portato a compimento dall’ultimo erede della dinastia roveresca nel 1684

La nascita della Rotonda

Questa elegante architettura balneare è il risultato di molteplici traversie, distruzioni, progetti e ricostruzioni, che hanno inizio nella Belle Epoque, allorché venne innalzata a Senigallia una piattaforma lignea per attività idroterapiche e ricreative, sul mare davanti all’hotel Bagni.

Nell’immediato dopoguerra quella prima, pionieristica attrezzatura balneare, progettata da Vincenzo Ghinelli (1792-1871) nella seconda metà dell’800 e nel 1910 ampliata e trasformata nell’albergo Bagni, venne ceduta a imprenditori privati, che subentrano alla gestione pubblica, fino ad allora affidata all’Amministrazione Comunale.

La presentazione agli uffici comunali degli elaborati grafici della nuova piattaforma a mare di Senigallia è registrata il 2 maggio 1923 a nome dell’impresa Manoni.
Il progetto redatto da Minetti ricalca, salvo alcune varianti, la tipologia della preesistente piattaforma su passonate, cristallizzandone le forme in materiali meno effimeri del legno.

La relazione generale che correda il progetto distingue quattro componenti: il pontile di accesso, la piattaforma, i bracci laterali che allogano i camerini da bagno, e la passeggiata a mare.

Quest’ultimo elemento si configura come un’innovazione rispetto alla piattaforma precedente: si tratta di una sorta di percorso aereo, largo circa quattro metri, che prosegue verso il mare l’asse principale dell’edificio.

La relazione lo descrive come segue: “[…] due bracci normali alla piattaforma collegati da un arco di cerchio alle estremità ”.

Tale arco si delinea come l’unico inserto curvilineo che intacca timidamente una rigida composizione cruciforme, con suggestioni quasi basilicali.

La passerella della promenade sulle onde condiziona il progetto a un’insolita relazione spaziale con l’acqua, includendola come una piscina all’interno del suo percorso.

La decisione definitiva di realizzare la Rotonda a Mare a Senigallia in corrispondenza del Piazzale della Penna, venne adottata dall’Azienda Autonoma Stazione di Cura e Soggiorno il 30 gennaio 1932.

Fu scelto il progetto presentato dall’ Ingegnere Enrico Cardelli , in quanto, a parere dei consiglieri dell’Azienda, conteneva “le caratteristiche di genialità e di economia volute”.

La Rotonda a Mare venne inaugurata il 18 luglio 1933 , imponendosi ben presto come qualificato luogo di mondanità ed intrattenimento musicale.

Il 7 luglio 1935 il Principe Umberto di Savoia venne a Senigallia per inaugurare la Colonia Marina Maria Pia di Savoia e per visitare la Rotonda a Mare.

Negli anni del secondo conflitto mondiale la Rotonda venne chiusa e destinata a magazzino militare.

Furono gli anni 1950-1960 la stagione d’oro della Rotonda di Senigallia, vero tempio della mondanità e luogo nel quale si esibirono stelle di prima grandezza della musica leggera italiana.
Verso la fine degli anni ’80 la Rotonda visse una fase di progressiva decadenza che la portò alla chiusura per inagibilità.

Nel 2006 è stata riaperta al pubblico al termine dei lavori di restauro e riqualificazione.

Museo d’arte Moderna, dell’Informazione e della Fotografia

Il museo documenta il rapporto fra parola e immagine come binomio informativo, con una particolare attenzione all’utilizzo della fotografia, come espressione artistica e come supporto informativo.

Conserva una raccolta di foto di Mario Giacomelli e dei fotografi della scuola Misa ed il bozzetto del sipario del Teatro “La Fenice “ di Enzo Cucchi.

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Mondavio

Cittadina sita su una collina panoramica, moderatamente industrializzata, ma con un nucleo storico interessante anche per la presenza di mura e di una rocca, che è la prima architettura da vedere.

Era il capoluogo di un Vicariato di ventiquattro castelli nel 1289.
Fu governata da 1289. Capoluogo di Vicariato con giurisdizione su ventiquattro castelli, conobbe diversi signori.

Era il 1442 quando Sigismondo Malatesta entrò in trionfo nella città, a lui seguì Alessandro Piccolomini, ma nel 1464 Mondavio, Senigallia, San Costanzo e Mondolfo, con altri castelli si ribellarono al Piccolomini e si sottomisero al governatore di Fano e vescovo di Perugia, Giacomo Vannucci da Cortona.

Nel 1474 Giovanni della Rovere, nipote di di Sisto IV Della Rovere, sposò Giovanna, figlia di Federico da Montefeltro, ricevendo dal pontefice, l’nvestitura della città di Senigallia, del vicariato di Mondavio e di altre terre.

Nel 1631, con l’estinzione della dinastia dei Della Rovere, Ducato e Vicariato di Mondavio ritornano nella giurisdizione della Santa Sede.

Essa colpisce anzitutto per l’imponente mastio e per la poderosità dell’insieme, che rivela la mano di Francesco di Giorgio Martini (1482-1492) che vanta in tutti questi secoli, di non aver mai subito alcun assedio né ha mai sparato un colpo dai suoi cannoni.

Una visita all’interno è interessantissima sia per adulti che per ragazzi, che possono trovare motivi di curiosità nei manichini che compongono il Museo di Rievocazione Storica.

Salendo alla piazza Matteotti, all’interno del Palazzo Municipale si può vedere una Madonna con Bambino di Carlo da Camerino.

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