Appignano del Tronto

Appignano del Tronto si trova sul versante dei colli ascolani caratterizzato dalla presenza del fenomeno dei calanchi.

Il toponimo corrisponde al nome latino del proprietario del fondo “Apponius” con il suffisso “-anus“.

Nel 1283 Appignano del Tronto è libero comune, quindi nel 1290 si sottomette ad Ascoli, divenendone un suo avamposto contro le incursioni fermane.

Del borgo medievale resta poco a causa dei continui smottamenti.

Da Vedere

La chiesa romanico-gotica di San Giovanni Battista del XIV-XVI secolo, conserva un dipinto di Simone de Magistris

La chiesa di San Michele Arcangelo, XV secolo in stile romanico-gotico

Il Percorso dei Calanchi Grigio-azzurri

Lapedona

Lapedona si allunga su un colle del fermano a pochi chilometri dal mare.

Il toponimo deriva da “pedona” femminile del termine latino “pedo“, “pedonis“.

Sebbene il territorio fosse già abitato in epoca picena e romana si hanno notizie certe di Lapedona in un documento del 1148.

Dal 1238 Castrum Lapidone, fu ceduto alla città di Fermo.

Al centro storico che conserva la struttura del castello medioevale cinto da mura, si accede da Porta Marina.

Un cippo funerario di epoca romana, con iscrizioni e bassorilievi è visibile sotto il portico cinquecentesco del palazzo comunale.

Da Vedere

La Chiesa di San Nicolò con un bel soffitto ligneo ed una tela di Simone de Magistris

La Chiesa di Santa Maria degli Angeli

La Chiesa di Santa Maria Manù con linee romaniche

La Chiesa parrocchiale dei Santi Giacomo e Quirico

Nei prossimi giorni a Lapedona

Montefano

Montefano si trova sulle colline maceratesi tra le valli dei torrenti Fiumicello e Menocchia, al confine con Osimo e Recanati.

Montefano nasce dalle rovine di Veragra, città picena distrutta nel VI secolo d.C. dai Goti.

Diede i natali a Papa Marcello II.

Da Vedere

Palazzo Corridori-Olivi

Chiesa collegiata di san Donato in stile barocco, eretta tra il XII e il XIII secolo

Chiesa di Santa Maria Assunta dove si conserva una tela attribuita a Simone De Magistris raffigurante l’assunzione della Madonna

Nei prossimi giorni a Montefano

Montefortino

La Storia

Montefortino è posto al centro dell’anfiteatro naturale formato delle cime più alte dei Monti Sibillini oltre 2000 metri, partendo dal Monte Vettore, il Monte Sibilla, il Monte Priora ed il Monte Amandola.

Territorio con insediamenti romani sin dal 29 a.c. vede la creazione del primo nucleo fortificato solo nel XII secolo.
Ancora sono visibili parte della cinta muraria, delle torri e delle tre porte d’ingresso quella di Santa Lucia, la porta San Biagio (o Portarella) e la porta di Valle (o di Vetice).

L’attività economica prevalente del borgo è la lavorazione della lana in relazione al gran numero di ovini che si nutrono nei pascoli montani.

Da Vedere

Tra i preziosi beni culturali diffusi nel territorio segnaliamo:

La Chiesa di San Francesco (o Santa Maria del Girone) del 1549 che sorge nella parte più alta dell’abitato e conserva al suo interno una “Madonna del Rosario” di Simone De Magistris.

Il maestoso Palazzo Leopardi, edificio cinquecentesco sede della Pinacoteca civica Fortunato Duranti.

Altri importanti luoghi di culto sono collocati nel territorio circostante.

Il Santuario della Madonna dell’Ambro è un luogo di culto mariano di fondamentale importanza nelle Marche (secondo solo al Santuario di Loreto) sorge lungo la valle del torrente Ambro, dove intorno all’XI secolo venne edificata la prima chiesa dedicata alla Madonna, come vuole la tradizione, in seguito ad una apparizione della Vergine ad una pastorella del luogo, che cieca riacquistò la vista.

L’antichissima pieve di Sant’Angelo in Montespino, il cui primo documento risale al 977.

L’edificio presenta la facciata con un pronao semicircolare, il campanile del XV secolo che fungeva da torre di vedetta, l’interno a due navate, termina in absidi semicircolari aperte da tre monofore.

Le otto colonne delle cripte, sei delle quali con capitelli di età imperiale, provengono da edifici d’epoca romana e sono composte da diversi materiali: granito, breccia rossa di Verona, marmo cipollino, verde antico e bianco di Carrara.

L’Eremo di San Leonardo del Volubrio, abbarbicato sulle pareti rocciose delle Gola dell’Infernaccio sorge la chiesa di San Leonardo, un tempo parte di una realtà sociale molto più articolata di cui oggi resta solo una chiesa isolata, ristrutturata a partire dagli anni 70 da Padre Pietro.

Nel bosco sottostante la chiesa, leggermente scostate dal sentiero, sono ancora visibili i resti delle fonti annesse all’eremo.

Nei prossimi giorni a Montefortino

Caldarola

Caldarola deve probabilmente il suo nome al termine latino “CALIDARIUM”, con cui s’ indicava la stanza con la “vasca di acqua calda” delle terme.

Toponomia

La tradizione locale fa risalire le origini del paese al IV sec d. C., quando un gruppo di Cristiani, sfuggiti alle persecuzioni, giunto sul “colle del cuculo”(Colcù), edificò un primitivo nucleo urbano.
Tuttavia, con maggiore probabilità il centro caldarolese è sorto, come villaggio rurale, ai piedi di una torre di difesa Longobarda o Bizantina in epoca precedente al IX-X secolo.

Al termine del XII secolo, la storia medievale vede il territorio di Caldarola coinvolto nella lotta tra Papato e Impero: i pontefici, per assicurarsi la fedeltà di Camerino, lo concessero in feudo allo Stato Camerte.

Solo agli inizi del ‘400, il paese riuscì ad ottenere l’indipendenza sancita dalla bolla di emancipazione di Eugenio IV ( 1434 ).

Nello stesso periodo emerge la figura del Beato Francesco Piani, che nacque a Caldarola nel 1424, le cui opere fondamentali, ispirate dal francescanesimo, furono: la Compagnia di Santa Maria, l’Ospedale e il Monte di Pietà.
Predicatore e pacificatore di genti morì in odore di santità nel 1507, fu beatificato da Papa Urbano VII nel 1634.

Famiglia Pallotta

La massima fioritura di Caldarola, comunque, si ebbe nel pieno 500 ad opera della nobile famiglia Pallotta che la trasformò in una preziosa cittadina rinascimentale.

La diretta soggezione alla Chiesa, del comune di Caldarola, perdurò fino al 1799, anno in cui il dominio pontificio fu abbattuto dalla rivoluzione francese.

Terminata la parentesi “napoleonica”, il paese ritornò allo Stato Pontificio fino al 1861, quando la terra marchigiana venne annessa al Regno d’Italia.

Castello di Croce

La fortificazione è varanesca e difendeva il lato Sud e Est del colle.

La cortina di levante è la più gigantesca dei castelli della zona.
Al centro si trova la porta d’ingresso ad arco acuto che immette in un cortiletto con cisterna.
La parte a sud è occupata dalla chiesa, forse ricavata posteriormente.

L’epoca ed il taglio delle opere fanno pensare alla scuola folignate del primo ‘400. Straordinario il complesso pittorico per la quantità e la qualità delle opere nonché per l’arco di tempo che le ha prodotte (oltre un secolo e mezzo).. Simone De Magistris illustrò con dovizia cromatica la transenna absidale con tre grandi affreschi: Ascensione, Crocifissione, Assunzione intervallati da due riquadri più piccoli con S. Giorgio e S. Martino.
Suoi anche i Misteri del Rosario d’ispirazione lottesca attorno al presepio dipinto dal padre.

Di Andrea De Magistris sono: Madonna, Bambino, S. Rocco e S. Sebastiano al centro della navata di sinistra (1538); S. Giorgio salva la principessa e S. Martino dona il mantello al povero (1551), sul fondo; il Presepio entro un rettangolo di lesene con l’ annunciazione nei pennacchi, nella nicchia ad angolo (1553).

Castello di Vestignano

Il Castello fu assegnato al monastero di Casauria da Ludovico II ed in epoche successive fu dato ai Varano.

In zona, circondata da boschi, Vestignano conserva ancora possenti mura con torrione cilindrico e torrette a base quadrata, vie strette, case basse, con tetto spiovente, archivolti e sottopassaggi.
I Longobardi che occuparono la zona nell’ VIII sec. costruirono un tempio al loro protettore S. Giorgio. Di questa costruzione restano i dipinti del catino absidale, la duecentesca scultura di S. Martino ed altre parti interessanti. Il paese coincide con il castello. Nell’abside della chiesa sono conservati tre affreschi di difficile lettura perché consumati: un Santo con l’aureola a punte, una Madonna con Bambino e una Adorazione dei Magi. L’epoca ed il taglio delle opere fanno pensare alla scuola folignate del primo ‘400. Straordinario il complesso pittorico per la quantità e la qualità, con opere di Simone e Andrea De Magistris e Nobile da Lucca.

Castello Pallotta

Il Castello Pallotta, dall´alto del colle di Colcù, si affaccia su Caldarola creando un suggestivo quadro d´insieme dal sapore fiabesco.

Già esistente nel IX secolo, subì una modifica radicale verso la fine del ´500, quando il Cardinale Evangelista Pallotta volle trasformarlo in una maestosa quanto armonica costruzione rinascimentale che adibì a propria residenza estiva, testimoniando il prestigio del casato con le importanti relazioni imbastite dai quattro cardinali di casa Pallotta con la curia romana ed il mondo artistico.

Furono molti infatti gli ospiti importanti, come il pontefice Clemente VIII e la regina Cristina di Svezia.
Riaperto dopo anni di lavori eseguiti a causa delle lesioni dovute al terremoto del 1997, l´antico maniero conserva ancora intatte le mura, la merlatura guelfa, i cammini di ronda ed il ponte levatoio.

La visita riguarda gli ambienti della residenza storica tra pian terreno e piano nobile, dove ogni arredo, ogni soprammobile, ogni minimo dettaglio è collocato nel proprio contesto originale.

La sala d´armi contiene una ricca collezione di cimeli di famiglia come alabarde, spade, armature e fucili.
L´esposizione di splendide carrozze e la selleria, odorosa di cuoio, riguardano una vasta collezione di grande valore culturale.

Gli ambienti residenziali contengono arredi del XVI e XVII secolo insieme a rivestimenti e tendaggi originali. Inoltre nel percorso guidato è possibile visitare l´antica cucina, con la tipica dotazione di utensili in rame e stoviglie in ceramica e terracotta, il salone dei ricevimenti, l´elegante camera da letto dedicata agli ospiti, la sala da pranzo con le bellissime e rarissime ceramiche settecentesche di produzione marchigiana ed infine, il delizioso salotto giallo impreziosito dal fregio attribuito a Simone De Magistris, grande pittore manierista caldarolese.

Cappella del Rosario

Edificata nel 1918, si trova all’interno della chiesa di San Gregorio: stile liberty.

Collegiata di San Gregorio

Fu fatta costruire dal card. Evangelista Pallotta nei primi anni del ‘600 forse sulle stesse rovine della chiesa di San Gregorio della Vigna fondata dai Longobardi verso la fine del 700.
La costruzione è a croce latina, il soffitto a capriate.


La cappella di sinistra conserva la Madonna del Rosario (olio su tela) con ai lati angeli e alla base i santi Francesco e Domenico.

La parte superiore è di Andrea De Magistris mentre i due santi così vigorosi e lotteschi sono di Durante Nobili. Sempre in questa cappella, gli affreschi dei Misteri del Rosario (1918) sono di Augusto Mussini (Fra Paolo). Come altre volte, il pittore si trasformò in poeta. Rappresentano uno dei pochi esempi al mondo di arte Liberty a tema religioso.

Chiesa di Pievefavera

Pievefavera si trova su di uno sperone roccioso orientato in direzione nord-sud e proteso sulla valle del Chienti.
Tutti gli edifici sono costruiti con blocchi di roccia marnosa.

Il primitivo insediamento era situato più in basso ed era sorto quale “mansio” o “statio“.

Si dispone a semi-avvolgimento secondo uno schema a lisca di pesce e si estende lungo il pendio degradante verso la valle del Chienti ed il sottostante lago.

La rete stradale interna segue la natura del terreno. Si individuano tre tracciati di fortificazioni che presentano tre portali a sesto acuto.

La chiesa, eretta nel XII secolo, è stata molto rimaneggiata; la facciata presenta un portale a tutto sesto con decorazioni altomedievali.

L’interno di gusto barocco si presenta a sala unica con quattro cappelle laterali ed un imponente altare centrale. Dell’ antico impianto rimane solo l’abside dietro l’altare centrale.

Opera pregevole è il San Sebastiano ligneo cinquecentesco.

La canonica è accostata alla chiesa seguendo l’andamento del terreno e formando così il sagrato di forma triangolare.

Alla fine del XIII secolo è stata costruita la zona che circonda il sagrato mentre il fabbricato adiacente la chiesa risale al XIV sec.

Attualmente sul sagrato sono riportati alcuni reperti archeologici in modo da costituire un “antiquarium” all’aperto.

Chiesa di Vestignano

Sulla parete absidale della Chiesa si trovano alcuni dipinti di Simone De Magistris.
Nel 1263 i Varano ottennero il diritto di giurisdizione ecclesiastica e civile sul “castrum plebis de Faveria” e lo mantennero fino al Concilio di Trento con una breve interruzione dal 1434 al 1443.

Le vicende di questo periodo documentano l’importanza della pievania; infatti la pieve risultava un’ottima fortificazione con una torre di avvistamento (come si può desumere dal testamento di Gentile II da Varano – anno 1350); di maggior rilevanza è che il suo territorio garantisse parte dei confini a sud-est dei Varano ed inoltre le ricche rendite provenienti alla pieve dalle decime e dalle risorse agricole della piana di Caldarola, appartenenti ad essa.

Collegiata di San Martino

Fu inaugurata nel 1590 con bolla di Sisto V che la elevò a collegiata insigne ed il cui stemma domina la facciata vicino a quello del cardinale Evangelista Pallotta.
Con la caduta dell’Impero Romano e le invasioni barbariche subì il destino di tutti i piccoli insediamenti romani.

Furono i Benedettini a bonificare il territorio attorno a Pievefavera ma non si conoscono le ragioni dello spostamento di “Faveria” dalla valle allo sperone sovrastante.

Le prime notizie di una pieve a Faveria si hanno con un documento del 1170 con cui Pietro Offoni passa in proprietà’ alcuni terreni all’abbazia di Fiastra: il documento è firmato anche dal priore Pietro “plebanus de Favero“.

Santuario di Maria SS del Monte

Il santuario chiude il lato sud-ovest della piazza e sorge sullo spazio ricavato dalla demolizione di una precedente chiesa del 1400. L’edificio progettato dall’architetto Augustoni venne aperto al culto nel 1780.

La facciata si sviluppa su due piani divisi da una travatura aggettante.
La porta principale con timpano è incorniciata da quattro lesene sulle quali poggia una trabeazione; ai lati due nicchie. Stesso motivo per la parte superiore.

La cupola con lanterna è di forma poligonale, il campanile riprende i motivi della facciata. L’interno è a croce greca.
Durante i lavori di restauro, sotto l’intonaco sono apparsi degli affreschi attribuiti a Nobile da Lucca.

Se Andrea ancora fresco e non ripetitivo tocca spunti fiabeschi nel racconto come non gli avverrà più, Simone liberato da altri ricordi che lo facevano re dei manieristi, prova ad aggiungere alla consumata tecnica, la più libera creatività:

il ritratto delle persone e la ripresa del castello e dei suoi colli costituiscono le idealizzazioni; l’alternarsi delle figure in movimento e di quelle statiche stabiliscono l’atmosfera dell’insieme per cui la ripresa di un solo fotogramma falsa la creazione.

Santuario Madonna del Sasso – Valcimarra

Il santuario nasconde, secondo la leggenda, l’antro della Sibilla Cimaria; annesso alla chiesa vi è un romitorio.

Giostra de la Castella

Padre Francesco Cardinali terminando la traduzione del latino degli Statuti Comunali, si augurava che il suo lavoro potesse dare ai Caldarolesi “l’opportunità di conoscere una pagina importante del loro passato”. Un’altra opportunità la data il prof.

Rossano Cicconi con le sue ricerche d’archivio. La rievocazione storica Giostra de le Castella iniziata nel 1983, vuol dare l’opportunità di far rivivere quel passato.

La manifestazione si svolge la 1° e la 2° domenica di agosto.
La prima domenica, preceduto da un corteo in abiti del primo Rinascimento si svolge il suggestivo rito dell’Offerta del doppiere in cui i Priori delle Castella offrono il Doppiere al sacerdote che lo benedice.

Il rito segue quanto detto negli statuti del 1586: “in ogni anno, nella festa di Maria Vergine, tanto nel mese di marzo che di agosto, il comune della Terra di Caldarola sia tenuto e debba dare e presentare alla Chiesa di Santa Maria Annunziata nel Piano di Gea, un doppiere di cera del peso di due libre…

La serata si conclude con “Frustenga, liccacennora e ficaonta”, la riedizione di antiche ricette di pani e dolci offerti dalle fornarine ed annaffiati dal vino dell’oste del paese.

La disputa del Palio, un’altra autentica finestra aperta sul passato della Terra di Caldarola resa particolarmente suggestiva dalla partecipazione di sbandieratori, cavalieri e personaggi in costume, si svolge la domenica successiva e ripropone i giochi in uso nel ‘400 (tiro con l’arco, giostra dell’anello, corsa alla papera); dette gare assumevano particolare importanza in occasione del calendimaggio, ricorrenza molto sentita e che continuerà ad essere ricordato con particolare solennità fin verso la metà del 1600.

In epoca moderna si è voluto coinvolgere i castelli di Croce, Pievefavera, Valcimarra e Vestignano, all’epoca appartenenti al Ducato dei Varano, per dar maggior valenza alla manifestazione.

Anche questa cerimonia si apre con un corteo in abiti dell’epoca, che scendendo dal castello, si porta nella “Platea magna in Castelvecchio” (oggi Piazza Vittorio Emanuele) dove hanno luogo le gare.

Al termine, si festeggia a tardi approfittando dei piatti tradizionali proposti dall’Osteria della Luna nel suggestivo scenario del Castello Pallotta.

Informazioni: http://turismo.comune.caldarola.mc.it

Nei prossimi giorni a Caldarola

Fabriano

Fabriano, uno dei comuni più estesi d’Italia con i suoi 269,61 km² di superficie, è posta in una pittoresca vallata, circondata da colline, al di là delle quali ergono il monte Fano (mt.889), il monte Maggio (mt.1361), il monte S.Vicino (mt.1479), il monte Cucco (mt.1566) oltre il quale svetta maestoso il monte Catria (mt.1701).

Il toponimo, menzionato per la prima volta nella Carta di S. Vittore n. 36 dell’anno 1040, si è prestato a varie interpretazioni, ma gli storici maggiori affermano che il vocabolo “Fabriano” trae origine dalla forma oggettivale del gentilizio “Faberius”, proprietario del fondo su cui si eresse la città stessa.

E’ città dalle origini antichissime. Ritrovamenti presso Vallemontagnana (paleolitico medio), Collegiglioni (paleolitico superiore), Acquatina di Attiggio (neolitico), Vetralla Chiesa di San Lorenzo (villaggio eneolitico) ecc… attestano che il territorio è stato abitato fin dall’Era Preistorica.

La storia di Fabriano si perde dunque nel tempo

E’ certo, tuttavia, che il primo vero nucleo fabrianese fu dovuto al convergere nella zona delle popolazioni degli antichi Municipi romani di Tuficum e di Attidium e forse, ma solo marginalmente, di Sentinum, spintevi dalla necessità di sfuggire alle invasioni barbariche abbattutesi a più riprese nella loro città

Dalle alture di Castelvecchio (Castrum vetus) e Castelnuovo (castrum novum o Podium), zone in cui i profughi attidiati e tuficani avevano posto il loro primo insediamento, prese il via il graduale ampliamento della città ed accanto alle attività agricole poterono fiorire le prime botteghe artigianali, in particolare verso la zona della Piazza Bassa o del Mercato, che divenne perciò il centro operativo e commerciale della Città.

Toponomia

Capofila fu l’Arte dei Fabbri (non è senza motivo che il fabbro è assurto a simbolo della città).
Ben 38 erano le fabbrerie ubicate in detta zona, dalla quali uscivano manufatti che, per lo più, venivano esportati fuori città. Famose le molle per il fuoco, o meglio, le “tenaglie a massello”, dette volgarmente “le chiappe” di Fabriano.

Ma tantissime altre furono le attività artigianali che svolsero nel tempo un fondamentale ruolo, non solo nel ambito dell’economia, ma, una volta raggruppatesi in Arti e Corporazione, anche sotto il punto di vista sociale e politico.

Tra queste emersero per particolare significato: L’Arte della Lana, l’Arte dei Conciatori di pelle, l’Arte dei Calzolari ecc. fino giungere all’Università dei Cartari.

La Carta

E’ a tutti noto che l’arte della carta fece acquistare a Fabriano fin dal XIII secolo il primato in Italia ed in Europa soprattutto della lavorazione della carta filigranata, senza dimenticare che ai Fabrianesi si attribuiscono l’invenzione della pila idraulica a magli multipli e la tecnica della collatura con gelatina animale, che perfezionarono sempre più l’arte di fabbricare la carta.

A partire dal sec. XII – XIII Fabriano visse sicuramente un periodo di evidente prosperità.

La Signoria dei Chiavelli di stirpe germanica, che dominò su Fabriano dal 1378 al 1435, svolse un ruolo fondamentale nella crescita della città e si fece promotrice di iniziative culturali.

La città per essi si arricchì di chiese e di monasteri. Per il mecenatismo dei Chiavelli la cultura fu tenuta in alta considerazione.

Non è da sottovalutare il fatto, in particolare, che ai già affermati pittori dei secoli precedenti, quali: il Maestro di Campodonico, Allegretto di Nuzio, Francescuccio di Cecco Ghissi ecc. si aggiunsero, durante il periodo chiavellesco, tanti altri prestigiosi nomi a cominciare dal sommo Gentile da Fabriano ed ebbe floridezza la cosiddetta Scuola fabrianese che poté annoverare una lunga schiera di apprezzabili artisti.

Lo Stato Pontificio

Dopo una breve parentesi di assoggettamento alla Signoria degli Sforza (1435-1444), Fabriano passò sotto il dominio della Chiesa.

In questo periodo (seconda metà del sec.XV) la città di Fabriano dette un notevole contributo alla Crociata contro i Turchi. Ciò le valse il diritto di aggiungere sullo stemma del Comune una piccola croce rossa.

Dopo alcuni anni tranquilli, in cui Fabriano si poté arricchire di notevoli opere pubbliche, seguirono momenti difficili, ai quali si aggiunsero distruzioni per eventi sismici.
Il tutto portò ad una certa decadenza, anche economica.

Dal 1610 al 1808 Fabriano fu sottoposta direttamente al potere centrale di Roma e fu guidata da Governatori prelati, fatta eccezione per brevi periodi, come nel 1798, quando fece parte della Repubblica Romana proclamata dal Generale Berthier e nel 1808 allorché fu annessa al Regno italico, divenendo capoluogo del IV Distretto sotto Macerata.

Nel 1813 Fabriano fu sottoposta al governo provvisorio di Napoli, mentre nel 1814 fu sotto il dispotismo austriaco. Nel 1815 ritornò sotto la Chiesa. Nel 1831 fece parte del governo provvisorio delle provincie emiliano-romagnole.

Dalla Repubblica Romana al Regno d’Italia

Nel 1849 fu parte integrante della Repubblica Romana e nel 1860 fu annessa con plebiscito al Regno d’Italia. Dopo il 1860 la storia di Fabriano è comune a quella di tante altre città e, cioè, è stata strettamente legata agli avvenimenti politici e militari del nostro paese.

Nelle due Grandi Guerre e soprattutto nella Resistenza seguita all’8 settembre 1943 la comunità fabrianese ha espresso una rilevante partecipazione ed ha pagato quei tragici periodi con enormi contributi di rovine e di sangue.

Oggi Fabriano può vantarsi di essere terra di serena operosità sia dal punto di vista industriale ( per la presenza di grosse entità, tra le quali “Le cartiere P.Miliani”, le industrie “Merloni” ed una miriade di altre aziende efficienti) sia da quello culturale e sociale.

Le Porte Storiche della città

Porta del Borgo – Porta Pisana – Porta Cervara – Porta del Piano

Alla Porta del Borgo fa riferimento un vasto quartiere, l’antico Borgo di S. Nicolò, sorto grazie agli abitanti di Civita.

L’area di questo Borgo, grazie alla presenza del fiume Giano, divenne sede di numerose botteghe artigiane appartenenti all’arte della lana, dei fabbri, dei tintori, dei cardatori e dei conciatori.

Da questa Porta nel 1860 entrò vittorioso in città il generale Cialdini e per questo viene anche chiamata Porta Bersaglieri. Fu demolita verso la fine dell’ 800.

Numerosi monumenti e opere d’arte caratterizzano questo quartiere: seguendo via Cialdini nell’ordine troviamo l’area dove si trovava il Ponte dell’Aera, l’edicola Mariana dove è esposto un affresco di Ottaviano Nelli, la chiesa di S. Nicolò, Palazzo Serafini. Scendendo verso la Piazza Bassa o del Mercato si visita il Portico dei Vasari e una fontana rinascimentale.

Palazzo del Podestà

Fu costruito nel 1255 e divenne proprietà dei governatori della Chiesa nel sec. XVIII prendendo il nome di Palazzo Apostolico.

Bellissimo il grande arco gotico il cui intradosso del voltone presenta ancora tracce di decorazioni pittoriche realizzate in varie epoche.

Nel 1326 fu affrescato anche dal pittore fabrianese Ventura di Francesco e ritoccato più volte nei secoli. Tra il 1911 e il 1922 fu restaurato per essere riportato allo stato originario (merlatura esclusa).

Ristrutturato nell’Ottanta è stato per molto tempo sede della magistratura cittadina.
Attualmente è sede degli Uffici Finanziari del Comune di Fabriano.

Fontana Sturinalto

E’ veramente un gioiello incastonato in una degna cornice. Fu costruita nel 1285 da Giacomo di Grondolo da Perugia sotto sorveglianza di tal Benvenuto di Gioia.

La somiglianza con la fontana perugina è sorprendente. E’ composta da tre bacini di cui i primi due in pietra e l’ultimo di bronzo. Ha subito diversi restauri più o meno importanti.

Palazzo del Comune

Antica dimora dei Chiavelli, signori della città fino al 1435, conserva l’androne voltato a crociera del XIV secolo e (nel cortile) il lapidarium con epigrafi e cippi provenienti dai municipi romani di Attidium (Attiggio), Tuficum (Borgo Tufico) e Sentinum (Sassoferrato).
E’ attualmente sede centrale del Comune di Fabriano dopo un lungo periodo di ristrutturazione dovuta al terremoto del 26 settembre 1997, allorquando gli uffici dovettero trasferirsi in affitto in un moderno edificio di via Dante. Durante i lavori di ristrutturazione sono venuti alla luce uno splendido arco gotico e altre antiche vestigia.

Cattedrale di San Venanzo

La costruzione risale al 1046. Nelle fondamenta di quello che sarà nel 1435 un muro tra il chiostro e il muro laterale della chiesa, furono seppelliti i corpi dei dieci Chiavelli (adulti e bambini ) trucidati all’interno della chiesa durante la messa dell’Ascensione (26 maggio 1435 ).

La collegiata di S. Venanzo fu eretta a Cattedrale nel 1728 e a Basilica nel 1963, sotto il pontificato di Giovanni XXIII.

Dell’antica forma conserva, esternamente, solo l’abside poligonale.
Internamente ha una pianta a croce latina con un’unica navata e cappelline laterali.

La cappella di San Lorenzo è stata affrescata da Allegretto di Nuzio (1360 ca.)
Altri affreschi di scuola fabrianese del XIV e XV secolo sono visibili in altri ambienti della chiesa.

Importanti sono i resti delle Storie della Croce commissionate al folignate Giovanni di Corraduccio (1415).

La Cattedrale è un importante “museo” di dipinti manieristi e barocchi.
Tra le opere più importanti troviamo le tele di Gregorio Preti, di Salvator Rosa, Giovan Francesco Guerrieri, Giuseppe Puglia e altri.

Il celebre pittore caravaggesco, Orazio Gentileschi, è l’autore delle preziose storie della Passione e della mirabile Crocifissione su tela (1620 ca).

Palazzo Vescovile e Torre Civica

L’edificio, distrutto il 20 maggio 1542 a seguito del crollo della torre civica, fu ricostruito tra il 1546 e il 1549. Fu sede dei Priori prima, Vescovile poi (1729).

Falso storico è la lapide che si vede sulla facciata della torre inneggiante gli artefici dell’unità d’Italia.

Sostituita nel dopoguerra doveva essere la copia di quella maestosa incorniciata nel 1884, ma quando fu ricopiata, sulla lapide attuale, più piccola della precedente, l’esecutore compì un errore: incise MDCCCLXXXVI anziché MDCCCLXXXIV.

Loggiato S. Francesco

Ribattezzato Loggiato XX Settembre è la ricostruzione del portico quattrocentesco che affiancava la chiesa di S. Francesco, completato verso la fine del sec. XVIII.

La chiesa trecentesca fu abbattuta nel 1864 perché pericolante.

Di questa si conserva un imbotte con affresco trecentesco e un portale ad arco a tutto sesto con colonna tortile stile gotico, visibili dal loggiato. Un altro portale è visibile sul fronte della chiesa.

Chiesa di S. Benedetto

Fondata nel 1244 per volontà di S. Silvestro (Guzzolini) fu ampliata nel 1290 e ricostruita nel 1590.

Dopo il terremoto del 1741 la chiesa fu ricostruita nuovamente solo dopo alcuni anni.

Dell’antica struttura resta ben poco. Gli stalli lignei del Coro (che vide l’eccidio dei Chiavelli) sono una preziosa testimonianza d’intaglio fiorentino di epoca tardo gotica.

Preziosa la scultura in pietra di Martino da Cingoli (fine sec. XIII) raffigurante il Beato Giovanni dal Bastone e le testimonianze figurative con opere di Simone de Magistris, Orazio Gentileschi, Pasqualino Rossi, Giacinto Brandi ed altri pittori del ‘500 e del ‘700.

Oratorio del Gonfalone

L’Oratorio presenta uno straordinario soffitto a cassettoni, intagliato e decorato in oro zecchino dallo scultore francese Leonardo Scaglia, agli inizi del Seicento.

Alle pareti, il ciclo di tele dedicato alla vita della Vergine è opera di Francesco Bastari (inizio XVII sec.9).

Oratorio della Carità

L’oratorio fu decorato alla fine del sec. XVI con un prezioso ciclo affrescato, raffigurante le opere di Misericordia Spirituale e Corporale, realizzato dal pittore manierista urbinate Filippo Bellini.

Il portale gotico in pietra proviene dall’ex monastero di Sant’Antonio fuori le mura.

Madonna del Buon Gesù

Il Complesso, costruito nel 1456 per volontà di San Giacomo della Marca, fu adibito prima ad Ospedale (Ospedale degli Esposti ) e successivamente a Brefotrofio (1784).

Il titolo iniziale della chiesa era S. Maria del Buon Gesù.

L’edificio è un elegante esempio di architettura tardo gotica, al cui interno è venerato il pregevole stendardo della Madonna del Buon Gesù (protettrice delle calamità naturali) dipinto intorno al 1460 dal Maestro di Staffolo.
Allo stesso pittore si debbono gli affreschi visibili sotto il portico.

Nella Chiesa annessa vengono conservati affreschi del fiorentino Andrea Boscoli, realizzati agli inizi del XVII sec. Caratteristico il pozzo in pietra all’interno del chiostro datato 1483.

Chiesa di S. Domenico

Nel 1365 i Domenicani ristrutturarono ed ampliarono la loro chiesa di S. Domenico (risalente alla fine del sec. XIII) titolandola a S. Lucia Novella, ricostruita dopo il terremoto del 1741.

Della fabbrica gotica la chiesa conserva l’architettura esterna, caratterizzata anche da un’elegante abside poligonale, dove si scorge in rilievo lo stemma della famiglia signorile dei Chiavelli.

Le cappelle gotiche e la sacrestia vantano una ricca e importante decorazione ad affresco di Allegretto di Nuzio e della sua scuola (seconda metà del XIV secolo).

Nel convento di San Domenico (attualmente adibito a “Museo della Carta e della Filigrana“) si possono ammirare i due pregevoli chiostri quattrocenteschi e, nell’interno, l’importante decorazione della sala capitolare dipinta intorno al 1480 da Antonio da Fabriano, per la cui iconografia il pittore si è ispirato alla decorazione del convento dominicano di San Marco a Firenze realizzata dal Beato Angelico.

Chiesa di S. Nicolò

Dell’antico edificio fondato dai Benedettini tra i sec. XII-XII non vi è più traccia.
Il terremoto del 1279 distrusse l’edificio che fu ricostruito ed ampliato poco dopo.

La ricostruzione “ex novo” della chiesa fu portata a termine negli ultimi decenni del sec. XVII.
Imponente è la facciata con la loggia superiore a tre archi.

Della chiesa medievale è visibile un affresco di Francescuccio di Cecco Ghissi e l’importante scultura lignea trecentesca raffigurante San Nicola da Bari, realizzata dal Maestro dei Magi di Fabriano.

La chiesa vanta la più ricca e importante collezione di tele manieristiche e barocche come i dipinti di Filippo Bellini, Andrea Sacchi, Giacinto Brandi e del Guercino.
Anche l’elegante chiostro è barocco.

Chiesa dei Santi Biagio e Romualdo

Già menzionata in un documento del 1210 fu elevata ad Abbazia nel 1406 sotto papa Innocenzo VII.

Titolata inizialmente solo a S. Biagio, dopo il trasferimento del corpo di S. Romualdo nella chiesa, essa assunse il titolo dei SS. Biagio e Romualdo.

All’interno si trovano interessanti dipinti di Pasqualino Rossi e l’Organo di Gaetano Callido (1790).
Nella cripta è conservato il sarcofago marmoreo con le reliquie di San Romualdo, fondatore dell’Ordine Camaldolese.

Interessante il Chiostro di stile rinascimentale.
La chiesa fu ristrutturata più volte nei secoli e raggiunse il massimo splendore nel sec. XVII.

Dopo il terremoto del 1741 subì ingenti danni.
Nuovamente danneggiata dal terremoto del 26 settembre 1997 è stata attrezzata per la messa in sicurezza di imponenti opere strutturali interne in ferro e riaperta al culto.

Chiesa di S. Onofrio (o Scala Santa)

Vi si possono ammirare pregevoli opere lignee, un Crocifisso di fine ‘300 di scuola tedesca, un Ecce Homo quattrocentesco ed un affresco del sec. XV attribuito al Maestro di Staffolo.
Molto cara alla devozione perché vi si conserva frammenti della Scala Santa di Roma.

Chiesa di Santa Caterina

Iniziata nel 1383 per opera del monaco silvestrino fra Giovanni di Bartolomeo su un terreno offerto dalla nobildonna Farratoni vedova del conte Ugo Degli Atti di Sassoferrato.

Il monastero acquistò importanza grazie alle donazioni e alla protezione dei Chiavelli.
Il bel chiostro fu realizzato nel sec. XV, mentre la chiesa fu ricostruita completamente nei primi del sec. XVII.

Chiesa di Santa Maria Maddalena

Subito al di là dell’antica cinta fortificata della città, di cui oggi rimangono solo poche tracce, sorge la chiesetta di Santa Maria Maddalena, in origine cappellina di un ospedale (1310).

In seguito divenne il nucleo spirituale della corporazione dei Cartai, in connessione con un miracolo che sembra gli stessi avessero ottenuto nel 1599.

La Chiesa è degna di sosta per due affreschi del Maestro di Campodonico e per la bellissima Maddalena Penitente del Gentileschi.

Portico dei Vasari

Il Portico è parte di un antico ospedale situato nella Piazza del Mercato (attuale Piazza Garibaldi), centro economico della città nel Medioevo.

Esso conserva sulla facciata emblemi in pietra dell’Arte dei Calzolai e un affresco di un allievo di Allegretto di Nuzio, databile all’ultimo quarto del ‘300.
Di fronte è visibile la pregevole fontana della piazza (seconda metà del XV secolo)

Museo Farmacia Mazzolini Giuseppucci

Ubicato lungo il Corso della Repubblica, il Museo è dedicato ad una delle Farmacie storiche più importanti in Italia.

Gli straordinari arredi lignei realizzati nel 1896 dal perugini Adolfo Ricci, raffigurano i più grandi scienziati e le più grandi scoperte del XIX secolo.

La collezione originaria di porcellane, di manifattura Ginori, e vetri è interamente conservata ed esposta.
Il Museo è centro di numerose attività didattiche legate alla divulgazione della storia della scienza.

Chiesa di Sant’Agostino

Dell’antica fabbrica gotica resta oggi solo il portale nel fianco, ornato da esili colonnine e da capitelli decorati a motivi ornamentali.

L’interno settecentesco è ravvivato dai vivaci stucchi dello svizzero Giacomo Cantoni e da alcune grandi tele del Cades.

Di grande importanza per la pittura gotica marchigiana le due cappelle ai lati dell’altare maggiore.
In quella a destra sono affrescate Storie di S. Agostino, mentre in quella opposta si ammirano scene della vita di Cristo e della Maddalena.

Se differenti furono le mani che eseguirono i due cicli, unico risulta essere il denominatore stilistico che le fa risalire al ceppo riminese-assisate, verso la metà del XIV secolo.

Nel chiostro della Chiesa, oggi annesso all’Ospedale Civile, è l’ex Oratorio dei Beati Becchetti, di forma tardo-gotica che ha la parete dell’altare interamente rivestita da un affresco monocromo del sanseverinate Lorenzo Salimbeni.

Eremi, abbazie e castelli

S. Biagio in Caprile

Nei pressi di Campodonico, ai confini con l’Umbria, si erge maestosa questa abbazia benedettina in origine dedicata a San Benedetto, famosa per i suoi bellissimi affreschi trecenteschi.

Fondata nell’ XI secolo dai Conti di Nocera Umbra e Gualdo Tadino.

Distrutta da un incendio e rimasta priva di monaci, nel 1443 l’abbazia venne incorporata alla Congregazione Silvestrina, che rimase in quel luogo fino al 1810.

Dell’antica abbazia non rimangono ora che la chiesa ed una parte dell’impianto che costituiva gli edifici monastici sorti intorno al chiostro, oggi completamente recuperato ed adibito ad ostello.

Abbazia di San Cassiano

Piccolo gioiello architettonico romanico-gotico, incastonato alle falde del monte Testagrossa.

E’ ricordato in documenti sin dal 1119, ma le sue strutture ogivali rimandano con certezza al XIII secolo.

In tal senso si esprimono le linee slanciate dall’abside, spartito da lesene e decorato da una fila di architetti su mensole con teste zoomorfe.

Singolare la disposizione dell’interno, che in breve spazio riesce a contenere la tribuna e la cripta, dando vita ad un organismo architettonico che non ha precedenti nella tradizione marchigiana.

Abbazia Santa Maria d’Appennino

Antico ed importante monastero, è oggi ridotto a un cumulo di macerie, per la stoltezza degli uomini e la limitatezza delle leggi.

Sorto verso la metà del X secolo ad opera dei padri benedettini, nei decenni di maggior fulgore riuscì a dominare su una vastissima giurisdizione, grazie anche alla sua posizione di passaggio obbligato sulla via per l’ Umbria.

Delle antiche strutture restano ancora in piedi la chiesa, con il voltone a botte, e parte del chiostrino a due ordini. In un luogo assai suggestivo, a ridosso del cupo bosco appenninico, il cenobio è lambito dalle opaline acque del Giano.

Eremo dell’Acquarella

Abbarbicata sulle scoscese pendici del monte Maltempo, la chiesetta eremitica di Santa Maria dell’Acquarella si affida, sia all’interno che all’esterno, alla più classica semplicità ed al nudo bozzato di pietra.

Sorta nel XIV secolo, vi si tenne nel 1529 il primo Capitolo Generale dei Cappuccini.

Eremo di Grottafucile

Eremo rupestre in posizione altamente suggestiva, con vista spettacolare sulla Gola della Rossa e sui monti di Frasassi. Vi abitò, in devota solitudine, San Silvestro, dal 1227 al 1231.

In epoca successiva vi fu eretto un monastero (1265), del quale rimangono a testimonianza resti della facciata ed una grande volta a botte, oltre ad alcune celle dei monaci eremiti scavate nella roccia.

Santuario della Madonna delle Grotte

Collocato all’interno di una grotta naturale sulla viva roccia il Santuario di S. Maria della Grotta.

Eremo di S. Girolamo di Monte Cucco

E’ sicuramente una delle mete più suggestive del territorio fabrianese abbarbicato sulle pareti scoscese del Monte Cucco, ormai rifugio del falco pellegrino.

Posto in un bosco di castagni, l’eremo fu fondato nel 1521 dal Beato Paolo Giustiniani, primo degli eremi della Congregazione Camaldolese di Montecorona.

Abbazia di Valdicastro

Fu famosa abbazia benedettina, eretta fra il 1005 e il 1009 da S. Romualdo, il quale, nel 1027, vi concluse i suoi giorni.

Mantenne grande autorità e prestigio sino alla metà del ‘400, dopo di che ebbe inizio un lento declino. Fortemente rimaneggiata rispetto al disegno originale, l’attuale costruzione risale al 1262, ed è opera di un Maestro Tebaldo, come risulta dalla lunga istruzione leggibile all’interno della chiesa.

Questa è di semplici ma nobili forme ogivali, con tre campate e tre absidi, scandite da finestre a bifore e con affreschi di gusto popolaresco che ne decorano le pareti.

Dell’abbazia notevole è la sala capitolare, con volte a crociera e pilastri poligonali, abbelliti da interessanti capitelli.

Eremo di S. Maria di Val di Sasso

Vi si accede per una stradetta sconnessa e impervia, che raggiunge un breve pianoro, a ridosso degli orti coltivati con pazienza dai frati.

Antico cenobio edificato dai Benedettini nel XII secolo, nel 1210 vi fu ospite S. Francesco.

Nel 1405 passò di proprietà a Chiavello Chiavelli, signore di Fabriano, e forse in quell’occasione si adornò del prezioso politico di Gentile, che le spoliazioni napoleoniche si trasferirono alla costituenda Pinacoteca di Brera, nel 1811.

Oggi il fabbricato risulta umile e disadorno riedificato alla meglio col materiale di spoglio originale.
Malgrado ciò, il luogo conserva un suo innegabile fascino, soprattutto grazie alla sua posizione, che si affaccia come un balcone ardito e stupendo sulla valletta cupa ed angusta di Valleremita.

Eremo di San Silvestro

Fondato nel 1231 da S. Silvestro Guzzolini, istitutore di una Congregazione riformata dei Benedettini.

Nel corso dei secoli, depredazioni ed incendi hanno lasciato poco o nulla della primitiva costruzione. L’odierno fabbricato è opera del XVIII-XVIII secolo, di recente manomesso e rimodernato.

La chiesina, di piacevoli linee settecentesca, si fregia di decorazioni a fresco del fabrianese Giovanni Lucci eseguite tra il 1737 e il 1759.

Castello di Albacina (sec.XII-XIV)

Del Castello di Albacina sono ancora visibili resti della cinta muraria, la bella porta-torre e un Trittico del Maestro di Staffolo, nella Parrocchiale di San Venanzio (Sec. XV).

Castelletta (sec.XIII)

Conserva consistenti tracce medievali come la porta di accesso protetta da rotondo rivellino, la porta-torre sul lato opposto e nella Parrocchiale un affresco di Antonio da Fabriano ed una Croce astile in rame di scuola tedesca (sec. XIII).

Castello di Precicchie

Castello di origine feudale che si contraddistingue per il notevole impianto trecentesco, con l’unica porta d’accesso e parte delle mura che si ergono sullo scoglio.

Nei prossimi giorni a Fabriano