Gabicce Mare

Gabicce Mare si trova sul mare adriatico al confine con la Romagna ai piedi del Monte San Bartolo, sulla foce del torrente Tavollo.

Il toponimo deriva da quello di “Castellum Ligabitii“, castello di Ligabizio, poi divenuto Le Gabicce, quindi Gabicce.

Sebbene abitato in epoca romana, nel 998 risulta un primo complesso urbano fortificato presso l’attuale Gabicce Monte, “Castellum Ligabitii“.

Il Gabicce rimase sotto l’Arcivescovo di Ravenna e lo Stato della Chiesa fino al 1271 quando si unì a Rimini per sfuggire a Pesaro.

Il territorio era importante per la città di Pesaro e nel 1539 fu concesso ad Orazio Floridi di Fano.

Successivamente si alternarono al comando di Gabicce, i Malatesta, gli Sforza, i Montefeltro, quindi Ottaviano Mamiani della Rovere, conte di Gabicce.

Dal 1631 Gabicce torna di possesso dello Stato Pontificio e vi rimane sino all’unità d’Italia.

Nel XVI secolo all’arte di due vasai Girolamo e Giacomo Lanfranco, portò in auge la città di Gabicce per le meravigliose decorazioni della ceramica e le opere di terracotta che realizzarono.

La loro produzione è oggi esposta nei principali musei del mondo.

Gabicce Mare è oggi un importante centro balneare con spiaggia sabbiosa ed un porticciolo turistico a Baia Vallugola.

Da Vedere

La Chiesa di S.Ermete del 775

Il Parco Naturale di Monte San Bartolo

Nei prossimi giorni a Gabicce Mare

Mombaroccio

Mombaroccio si trova a 321 m. s.l.m. tra le colline pesaresi sul confine tra Fano e Pesaro.

Il toponimo è composto da “monte” e l’alterazione di “biroccio“, il tipico carro delle campagne marchigiane.

Il XIII secolo vede la nascita di Mombaroccio che dipendeva inevitabilmente dalla vicina Pesaro.

Con l’avvento dei Malatesta, Mombaroccio ebbe un notevole sviluppo urbano, con la costruzione di una cinta muraria a difesa del centro abitato.

Ai Malatesta seguirono gli Sforza nel 1445 quindi Ranieri dei marchesi Del Monte e dal 1631, Mombaroccio tornò allo Stato Pontificio.

Da Vedere

Le Mura quattrocentesche con camminamento e torri;

La Porta Maggiore collegata a palazzo Del Monte

La Chiesa di San Marco: sul portale un leone marciano del sec. XV

La Chiesa dei Santi Vito e Modesto, con una tela di scuola baroccesca

Il Convento del Beato Sante

Nei prossimi giorni a Mombaroccio

Urbisaglia

Urbisaglia si trova sul Colle di San Biagio, tra le valli del torrente Entogge e del fiume Fiastra.

Il nome Urbisaglia deriva da quello dell’antica città romana di Urbs Salvia colonia nel II secolo a.C..

Nel periodo delle invasioni barbariche, per sfuggire alle distruzioni, gli abitanti di Urbs Salvia, si rifugiarono gradualmente sulla sommità della collina, dando origine al Castro de Orbesallia.

Nel 1303 Tolentino divenne unico e assoluto proprietario di Urbisaglia e tornò ad esserlo nel 1443, dopo il periodo di governo della signoria Sforza.

Nel 1569 dopo richiesta dei cittadini al papa, la città fu posta alle dirette dipendenze della Santa Sede.

Da Vedere

Il Parco archeologico di Urbs Salvia si estende per circa 40 ettari ed è il più importante e spettacolare delle Marche.

L’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra con il palazzo dei principi Giustiniani Bandini

La Rocca di Urbisaglia è una fortificazione militare eretta per volontà del comune di Tolentino all’inizio del Cinquecento

La Chiesa della Maestà, denominata anche Santa Maria del Massaccio in località Maestà di Urbisaglia

Nei prossimi giorni a Urbisaglia

Ortezzano

Ortezzano, con la sua caratteristica torre medievale, sorge su un colle affacciato sulla rigogliosa campagna della Valdaso.

Il suo toponimo è stato riportato in varie forme: Ortempianum, Ortentianum, Ottazzano; ancora c’è chi vuole derivi dal possessore di un podere, con riferimento ad un nome gentilizio, forse “Hortensius Utricinum”.

La tesi più veritiera, però, è che si tratti della città di Urticinum (recinto) citata anche da Plinio il Vecchio nella “Naturalis Historia”.

Sul suo territorio sono state rinvenute tracce della presenza etrusca, picena e latina (queste ultime in contrada Cisterna e Prato).

Come racconta Valeriano: “fu distrutta dai Romani, a causa di un tradimento, la città di Urticinum nel Piceno…”, riferendosi ai consoli romani Publio Sempronio Sofo e Appio Claudio, quando i suoi abitanti vennero deportati nella Marsica, sul lago Fucino, ove oggi il comune di Ortucchio (AQ) ne perpetua il nome.

Diviso in centurie e distribuito ai veterani, fu luogo ideale e prediletto per costruire ricche villae rustiche.
Passate le invasioni barbariche, fu parte dei possedimenti dei Farfensi di Santa Vittoria in Matenano (VIII secolo).

Dal IX all’XI secolo i duchi di Spoleto eressero castelli sulle alture di rilevanza strategica ed anche “Castrum Ortezanii”, nel 927 d.C., venne munito di mura castellane per proteggere l’abitato dalle frequenti scorrerie di Ungari, Saraceni, Normanni e altri nemici occasionali.

Il 10 ottobre 1060 Ortezzano ebbe il Governo Comunale.
Nel 1117 subì però la rovinosa invasione dei Normanni.

La normalità tornò a seguito dell’intervento del Cardinale Albornoz, nel 1357: le Marche furono divise in tre Presidiati e dieci Stati, e Ortezzano fu inserita tra i “Castrum minori” di Fermo.

Subì altre vicissitudini a causa di Carlo Malatesta nel 1415, a cui seguirono tuttavia prosperi anni con la famiglia degli Sforza di Milano (dal 1433 al 1446).

Nel 1528 subì l’assedio e poi la distruzione da parte delle truppe francesi del generale Lautrek de Foi. Nel 1591 fu preso, di notte, dal Battistello di Ascoli.

Entrò poi a far parte dello Stato Pontificio fino alla riunificazione d’Italia.

Nei prossimi giorni a Ortezzano

Fabriano

Fabriano, uno dei comuni più estesi d’Italia con i suoi 269,61 km² di superficie, è posta in una pittoresca vallata, circondata da colline, al di là delle quali ergono il monte Fano (mt.889), il monte Maggio (mt.1361), il monte S.Vicino (mt.1479), il monte Cucco (mt.1566) oltre il quale svetta maestoso il monte Catria (mt.1701).

Il toponimo, menzionato per la prima volta nella Carta di S. Vittore n. 36 dell’anno 1040, si è prestato a varie interpretazioni, ma gli storici maggiori affermano che il vocabolo “Fabriano” trae origine dalla forma oggettivale del gentilizio “Faberius”, proprietario del fondo su cui si eresse la città stessa.

E’ città dalle origini antichissime. Ritrovamenti presso Vallemontagnana (paleolitico medio), Collegiglioni (paleolitico superiore), Acquatina di Attiggio (neolitico), Vetralla Chiesa di San Lorenzo (villaggio eneolitico) ecc… attestano che il territorio è stato abitato fin dall’Era Preistorica.

La storia di Fabriano si perde dunque nel tempo

E’ certo, tuttavia, che il primo vero nucleo fabrianese fu dovuto al convergere nella zona delle popolazioni degli antichi Municipi romani di Tuficum e di Attidium e forse, ma solo marginalmente, di Sentinum, spintevi dalla necessità di sfuggire alle invasioni barbariche abbattutesi a più riprese nella loro città

Dalle alture di Castelvecchio (Castrum vetus) e Castelnuovo (castrum novum o Podium), zone in cui i profughi attidiati e tuficani avevano posto il loro primo insediamento, prese il via il graduale ampliamento della città ed accanto alle attività agricole poterono fiorire le prime botteghe artigianali, in particolare verso la zona della Piazza Bassa o del Mercato, che divenne perciò il centro operativo e commerciale della Città.

Toponomia

Capofila fu l’Arte dei Fabbri (non è senza motivo che il fabbro è assurto a simbolo della città).
Ben 38 erano le fabbrerie ubicate in detta zona, dalla quali uscivano manufatti che, per lo più, venivano esportati fuori città. Famose le molle per il fuoco, o meglio, le “tenaglie a massello”, dette volgarmente “le chiappe” di Fabriano.

Ma tantissime altre furono le attività artigianali che svolsero nel tempo un fondamentale ruolo, non solo nel ambito dell’economia, ma, una volta raggruppatesi in Arti e Corporazione, anche sotto il punto di vista sociale e politico.

Tra queste emersero per particolare significato: L’Arte della Lana, l’Arte dei Conciatori di pelle, l’Arte dei Calzolari ecc. fino giungere all’Università dei Cartari.

La Carta

E’ a tutti noto che l’arte della carta fece acquistare a Fabriano fin dal XIII secolo il primato in Italia ed in Europa soprattutto della lavorazione della carta filigranata, senza dimenticare che ai Fabrianesi si attribuiscono l’invenzione della pila idraulica a magli multipli e la tecnica della collatura con gelatina animale, che perfezionarono sempre più l’arte di fabbricare la carta.

A partire dal sec. XII – XIII Fabriano visse sicuramente un periodo di evidente prosperità.

La Signoria dei Chiavelli di stirpe germanica, che dominò su Fabriano dal 1378 al 1435, svolse un ruolo fondamentale nella crescita della città e si fece promotrice di iniziative culturali.

La città per essi si arricchì di chiese e di monasteri. Per il mecenatismo dei Chiavelli la cultura fu tenuta in alta considerazione.

Non è da sottovalutare il fatto, in particolare, che ai già affermati pittori dei secoli precedenti, quali: il Maestro di Campodonico, Allegretto di Nuzio, Francescuccio di Cecco Ghissi ecc. si aggiunsero, durante il periodo chiavellesco, tanti altri prestigiosi nomi a cominciare dal sommo Gentile da Fabriano ed ebbe floridezza la cosiddetta Scuola fabrianese che poté annoverare una lunga schiera di apprezzabili artisti.

Lo Stato Pontificio

Dopo una breve parentesi di assoggettamento alla Signoria degli Sforza (1435-1444), Fabriano passò sotto il dominio della Chiesa.

In questo periodo (seconda metà del sec.XV) la città di Fabriano dette un notevole contributo alla Crociata contro i Turchi. Ciò le valse il diritto di aggiungere sullo stemma del Comune una piccola croce rossa.

Dopo alcuni anni tranquilli, in cui Fabriano si poté arricchire di notevoli opere pubbliche, seguirono momenti difficili, ai quali si aggiunsero distruzioni per eventi sismici.
Il tutto portò ad una certa decadenza, anche economica.

Dal 1610 al 1808 Fabriano fu sottoposta direttamente al potere centrale di Roma e fu guidata da Governatori prelati, fatta eccezione per brevi periodi, come nel 1798, quando fece parte della Repubblica Romana proclamata dal Generale Berthier e nel 1808 allorché fu annessa al Regno italico, divenendo capoluogo del IV Distretto sotto Macerata.

Nel 1813 Fabriano fu sottoposta al governo provvisorio di Napoli, mentre nel 1814 fu sotto il dispotismo austriaco. Nel 1815 ritornò sotto la Chiesa. Nel 1831 fece parte del governo provvisorio delle provincie emiliano-romagnole.

Dalla Repubblica Romana al Regno d’Italia

Nel 1849 fu parte integrante della Repubblica Romana e nel 1860 fu annessa con plebiscito al Regno d’Italia. Dopo il 1860 la storia di Fabriano è comune a quella di tante altre città e, cioè, è stata strettamente legata agli avvenimenti politici e militari del nostro paese.

Nelle due Grandi Guerre e soprattutto nella Resistenza seguita all’8 settembre 1943 la comunità fabrianese ha espresso una rilevante partecipazione ed ha pagato quei tragici periodi con enormi contributi di rovine e di sangue.

Oggi Fabriano può vantarsi di essere terra di serena operosità sia dal punto di vista industriale ( per la presenza di grosse entità, tra le quali “Le cartiere P.Miliani”, le industrie “Merloni” ed una miriade di altre aziende efficienti) sia da quello culturale e sociale.

Le Porte Storiche della città

Porta del Borgo – Porta Pisana – Porta Cervara – Porta del Piano

Alla Porta del Borgo fa riferimento un vasto quartiere, l’antico Borgo di S. Nicolò, sorto grazie agli abitanti di Civita.

L’area di questo Borgo, grazie alla presenza del fiume Giano, divenne sede di numerose botteghe artigiane appartenenti all’arte della lana, dei fabbri, dei tintori, dei cardatori e dei conciatori.

Da questa Porta nel 1860 entrò vittorioso in città il generale Cialdini e per questo viene anche chiamata Porta Bersaglieri. Fu demolita verso la fine dell’ 800.

Numerosi monumenti e opere d’arte caratterizzano questo quartiere: seguendo via Cialdini nell’ordine troviamo l’area dove si trovava il Ponte dell’Aera, l’edicola Mariana dove è esposto un affresco di Ottaviano Nelli, la chiesa di S. Nicolò, Palazzo Serafini. Scendendo verso la Piazza Bassa o del Mercato si visita il Portico dei Vasari e una fontana rinascimentale.

Palazzo del Podestà

Fu costruito nel 1255 e divenne proprietà dei governatori della Chiesa nel sec. XVIII prendendo il nome di Palazzo Apostolico.

Bellissimo il grande arco gotico il cui intradosso del voltone presenta ancora tracce di decorazioni pittoriche realizzate in varie epoche.

Nel 1326 fu affrescato anche dal pittore fabrianese Ventura di Francesco e ritoccato più volte nei secoli. Tra il 1911 e il 1922 fu restaurato per essere riportato allo stato originario (merlatura esclusa).

Ristrutturato nell’Ottanta è stato per molto tempo sede della magistratura cittadina.
Attualmente è sede degli Uffici Finanziari del Comune di Fabriano.

Fontana Sturinalto

E’ veramente un gioiello incastonato in una degna cornice. Fu costruita nel 1285 da Giacomo di Grondolo da Perugia sotto sorveglianza di tal Benvenuto di Gioia.

La somiglianza con la fontana perugina è sorprendente. E’ composta da tre bacini di cui i primi due in pietra e l’ultimo di bronzo. Ha subito diversi restauri più o meno importanti.

Palazzo del Comune

Antica dimora dei Chiavelli, signori della città fino al 1435, conserva l’androne voltato a crociera del XIV secolo e (nel cortile) il lapidarium con epigrafi e cippi provenienti dai municipi romani di Attidium (Attiggio), Tuficum (Borgo Tufico) e Sentinum (Sassoferrato).
E’ attualmente sede centrale del Comune di Fabriano dopo un lungo periodo di ristrutturazione dovuta al terremoto del 26 settembre 1997, allorquando gli uffici dovettero trasferirsi in affitto in un moderno edificio di via Dante. Durante i lavori di ristrutturazione sono venuti alla luce uno splendido arco gotico e altre antiche vestigia.

Cattedrale di San Venanzo

La costruzione risale al 1046. Nelle fondamenta di quello che sarà nel 1435 un muro tra il chiostro e il muro laterale della chiesa, furono seppelliti i corpi dei dieci Chiavelli (adulti e bambini ) trucidati all’interno della chiesa durante la messa dell’Ascensione (26 maggio 1435 ).

La collegiata di S. Venanzo fu eretta a Cattedrale nel 1728 e a Basilica nel 1963, sotto il pontificato di Giovanni XXIII.

Dell’antica forma conserva, esternamente, solo l’abside poligonale.
Internamente ha una pianta a croce latina con un’unica navata e cappelline laterali.

La cappella di San Lorenzo è stata affrescata da Allegretto di Nuzio (1360 ca.)
Altri affreschi di scuola fabrianese del XIV e XV secolo sono visibili in altri ambienti della chiesa.

Importanti sono i resti delle Storie della Croce commissionate al folignate Giovanni di Corraduccio (1415).

La Cattedrale è un importante “museo” di dipinti manieristi e barocchi.
Tra le opere più importanti troviamo le tele di Gregorio Preti, di Salvator Rosa, Giovan Francesco Guerrieri, Giuseppe Puglia e altri.

Il celebre pittore caravaggesco, Orazio Gentileschi, è l’autore delle preziose storie della Passione e della mirabile Crocifissione su tela (1620 ca).

Palazzo Vescovile e Torre Civica

L’edificio, distrutto il 20 maggio 1542 a seguito del crollo della torre civica, fu ricostruito tra il 1546 e il 1549. Fu sede dei Priori prima, Vescovile poi (1729).

Falso storico è la lapide che si vede sulla facciata della torre inneggiante gli artefici dell’unità d’Italia.

Sostituita nel dopoguerra doveva essere la copia di quella maestosa incorniciata nel 1884, ma quando fu ricopiata, sulla lapide attuale, più piccola della precedente, l’esecutore compì un errore: incise MDCCCLXXXVI anziché MDCCCLXXXIV.

Loggiato S. Francesco

Ribattezzato Loggiato XX Settembre è la ricostruzione del portico quattrocentesco che affiancava la chiesa di S. Francesco, completato verso la fine del sec. XVIII.

La chiesa trecentesca fu abbattuta nel 1864 perché pericolante.

Di questa si conserva un imbotte con affresco trecentesco e un portale ad arco a tutto sesto con colonna tortile stile gotico, visibili dal loggiato. Un altro portale è visibile sul fronte della chiesa.

Chiesa di S. Benedetto

Fondata nel 1244 per volontà di S. Silvestro (Guzzolini) fu ampliata nel 1290 e ricostruita nel 1590.

Dopo il terremoto del 1741 la chiesa fu ricostruita nuovamente solo dopo alcuni anni.

Dell’antica struttura resta ben poco. Gli stalli lignei del Coro (che vide l’eccidio dei Chiavelli) sono una preziosa testimonianza d’intaglio fiorentino di epoca tardo gotica.

Preziosa la scultura in pietra di Martino da Cingoli (fine sec. XIII) raffigurante il Beato Giovanni dal Bastone e le testimonianze figurative con opere di Simone de Magistris, Orazio Gentileschi, Pasqualino Rossi, Giacinto Brandi ed altri pittori del ‘500 e del ‘700.

Oratorio del Gonfalone

L’Oratorio presenta uno straordinario soffitto a cassettoni, intagliato e decorato in oro zecchino dallo scultore francese Leonardo Scaglia, agli inizi del Seicento.

Alle pareti, il ciclo di tele dedicato alla vita della Vergine è opera di Francesco Bastari (inizio XVII sec.9).

Oratorio della Carità

L’oratorio fu decorato alla fine del sec. XVI con un prezioso ciclo affrescato, raffigurante le opere di Misericordia Spirituale e Corporale, realizzato dal pittore manierista urbinate Filippo Bellini.

Il portale gotico in pietra proviene dall’ex monastero di Sant’Antonio fuori le mura.

Madonna del Buon Gesù

Il Complesso, costruito nel 1456 per volontà di San Giacomo della Marca, fu adibito prima ad Ospedale (Ospedale degli Esposti ) e successivamente a Brefotrofio (1784).

Il titolo iniziale della chiesa era S. Maria del Buon Gesù.

L’edificio è un elegante esempio di architettura tardo gotica, al cui interno è venerato il pregevole stendardo della Madonna del Buon Gesù (protettrice delle calamità naturali) dipinto intorno al 1460 dal Maestro di Staffolo.
Allo stesso pittore si debbono gli affreschi visibili sotto il portico.

Nella Chiesa annessa vengono conservati affreschi del fiorentino Andrea Boscoli, realizzati agli inizi del XVII sec. Caratteristico il pozzo in pietra all’interno del chiostro datato 1483.

Chiesa di S. Domenico

Nel 1365 i Domenicani ristrutturarono ed ampliarono la loro chiesa di S. Domenico (risalente alla fine del sec. XIII) titolandola a S. Lucia Novella, ricostruita dopo il terremoto del 1741.

Della fabbrica gotica la chiesa conserva l’architettura esterna, caratterizzata anche da un’elegante abside poligonale, dove si scorge in rilievo lo stemma della famiglia signorile dei Chiavelli.

Le cappelle gotiche e la sacrestia vantano una ricca e importante decorazione ad affresco di Allegretto di Nuzio e della sua scuola (seconda metà del XIV secolo).

Nel convento di San Domenico (attualmente adibito a “Museo della Carta e della Filigrana“) si possono ammirare i due pregevoli chiostri quattrocenteschi e, nell’interno, l’importante decorazione della sala capitolare dipinta intorno al 1480 da Antonio da Fabriano, per la cui iconografia il pittore si è ispirato alla decorazione del convento dominicano di San Marco a Firenze realizzata dal Beato Angelico.

Chiesa di S. Nicolò

Dell’antico edificio fondato dai Benedettini tra i sec. XII-XII non vi è più traccia.
Il terremoto del 1279 distrusse l’edificio che fu ricostruito ed ampliato poco dopo.

La ricostruzione “ex novo” della chiesa fu portata a termine negli ultimi decenni del sec. XVII.
Imponente è la facciata con la loggia superiore a tre archi.

Della chiesa medievale è visibile un affresco di Francescuccio di Cecco Ghissi e l’importante scultura lignea trecentesca raffigurante San Nicola da Bari, realizzata dal Maestro dei Magi di Fabriano.

La chiesa vanta la più ricca e importante collezione di tele manieristiche e barocche come i dipinti di Filippo Bellini, Andrea Sacchi, Giacinto Brandi e del Guercino.
Anche l’elegante chiostro è barocco.

Chiesa dei Santi Biagio e Romualdo

Già menzionata in un documento del 1210 fu elevata ad Abbazia nel 1406 sotto papa Innocenzo VII.

Titolata inizialmente solo a S. Biagio, dopo il trasferimento del corpo di S. Romualdo nella chiesa, essa assunse il titolo dei SS. Biagio e Romualdo.

All’interno si trovano interessanti dipinti di Pasqualino Rossi e l’Organo di Gaetano Callido (1790).
Nella cripta è conservato il sarcofago marmoreo con le reliquie di San Romualdo, fondatore dell’Ordine Camaldolese.

Interessante il Chiostro di stile rinascimentale.
La chiesa fu ristrutturata più volte nei secoli e raggiunse il massimo splendore nel sec. XVII.

Dopo il terremoto del 1741 subì ingenti danni.
Nuovamente danneggiata dal terremoto del 26 settembre 1997 è stata attrezzata per la messa in sicurezza di imponenti opere strutturali interne in ferro e riaperta al culto.

Chiesa di S. Onofrio (o Scala Santa)

Vi si possono ammirare pregevoli opere lignee, un Crocifisso di fine ‘300 di scuola tedesca, un Ecce Homo quattrocentesco ed un affresco del sec. XV attribuito al Maestro di Staffolo.
Molto cara alla devozione perché vi si conserva frammenti della Scala Santa di Roma.

Chiesa di Santa Caterina

Iniziata nel 1383 per opera del monaco silvestrino fra Giovanni di Bartolomeo su un terreno offerto dalla nobildonna Farratoni vedova del conte Ugo Degli Atti di Sassoferrato.

Il monastero acquistò importanza grazie alle donazioni e alla protezione dei Chiavelli.
Il bel chiostro fu realizzato nel sec. XV, mentre la chiesa fu ricostruita completamente nei primi del sec. XVII.

Chiesa di Santa Maria Maddalena

Subito al di là dell’antica cinta fortificata della città, di cui oggi rimangono solo poche tracce, sorge la chiesetta di Santa Maria Maddalena, in origine cappellina di un ospedale (1310).

In seguito divenne il nucleo spirituale della corporazione dei Cartai, in connessione con un miracolo che sembra gli stessi avessero ottenuto nel 1599.

La Chiesa è degna di sosta per due affreschi del Maestro di Campodonico e per la bellissima Maddalena Penitente del Gentileschi.

Portico dei Vasari

Il Portico è parte di un antico ospedale situato nella Piazza del Mercato (attuale Piazza Garibaldi), centro economico della città nel Medioevo.

Esso conserva sulla facciata emblemi in pietra dell’Arte dei Calzolai e un affresco di un allievo di Allegretto di Nuzio, databile all’ultimo quarto del ‘300.
Di fronte è visibile la pregevole fontana della piazza (seconda metà del XV secolo)

Museo Farmacia Mazzolini Giuseppucci

Ubicato lungo il Corso della Repubblica, il Museo è dedicato ad una delle Farmacie storiche più importanti in Italia.

Gli straordinari arredi lignei realizzati nel 1896 dal perugini Adolfo Ricci, raffigurano i più grandi scienziati e le più grandi scoperte del XIX secolo.

La collezione originaria di porcellane, di manifattura Ginori, e vetri è interamente conservata ed esposta.
Il Museo è centro di numerose attività didattiche legate alla divulgazione della storia della scienza.

Chiesa di Sant’Agostino

Dell’antica fabbrica gotica resta oggi solo il portale nel fianco, ornato da esili colonnine e da capitelli decorati a motivi ornamentali.

L’interno settecentesco è ravvivato dai vivaci stucchi dello svizzero Giacomo Cantoni e da alcune grandi tele del Cades.

Di grande importanza per la pittura gotica marchigiana le due cappelle ai lati dell’altare maggiore.
In quella a destra sono affrescate Storie di S. Agostino, mentre in quella opposta si ammirano scene della vita di Cristo e della Maddalena.

Se differenti furono le mani che eseguirono i due cicli, unico risulta essere il denominatore stilistico che le fa risalire al ceppo riminese-assisate, verso la metà del XIV secolo.

Nel chiostro della Chiesa, oggi annesso all’Ospedale Civile, è l’ex Oratorio dei Beati Becchetti, di forma tardo-gotica che ha la parete dell’altare interamente rivestita da un affresco monocromo del sanseverinate Lorenzo Salimbeni.

Eremi, abbazie e castelli

S. Biagio in Caprile

Nei pressi di Campodonico, ai confini con l’Umbria, si erge maestosa questa abbazia benedettina in origine dedicata a San Benedetto, famosa per i suoi bellissimi affreschi trecenteschi.

Fondata nell’ XI secolo dai Conti di Nocera Umbra e Gualdo Tadino.

Distrutta da un incendio e rimasta priva di monaci, nel 1443 l’abbazia venne incorporata alla Congregazione Silvestrina, che rimase in quel luogo fino al 1810.

Dell’antica abbazia non rimangono ora che la chiesa ed una parte dell’impianto che costituiva gli edifici monastici sorti intorno al chiostro, oggi completamente recuperato ed adibito ad ostello.

Abbazia di San Cassiano

Piccolo gioiello architettonico romanico-gotico, incastonato alle falde del monte Testagrossa.

E’ ricordato in documenti sin dal 1119, ma le sue strutture ogivali rimandano con certezza al XIII secolo.

In tal senso si esprimono le linee slanciate dall’abside, spartito da lesene e decorato da una fila di architetti su mensole con teste zoomorfe.

Singolare la disposizione dell’interno, che in breve spazio riesce a contenere la tribuna e la cripta, dando vita ad un organismo architettonico che non ha precedenti nella tradizione marchigiana.

Abbazia Santa Maria d’Appennino

Antico ed importante monastero, è oggi ridotto a un cumulo di macerie, per la stoltezza degli uomini e la limitatezza delle leggi.

Sorto verso la metà del X secolo ad opera dei padri benedettini, nei decenni di maggior fulgore riuscì a dominare su una vastissima giurisdizione, grazie anche alla sua posizione di passaggio obbligato sulla via per l’ Umbria.

Delle antiche strutture restano ancora in piedi la chiesa, con il voltone a botte, e parte del chiostrino a due ordini. In un luogo assai suggestivo, a ridosso del cupo bosco appenninico, il cenobio è lambito dalle opaline acque del Giano.

Eremo dell’Acquarella

Abbarbicata sulle scoscese pendici del monte Maltempo, la chiesetta eremitica di Santa Maria dell’Acquarella si affida, sia all’interno che all’esterno, alla più classica semplicità ed al nudo bozzato di pietra.

Sorta nel XIV secolo, vi si tenne nel 1529 il primo Capitolo Generale dei Cappuccini.

Eremo di Grottafucile

Eremo rupestre in posizione altamente suggestiva, con vista spettacolare sulla Gola della Rossa e sui monti di Frasassi. Vi abitò, in devota solitudine, San Silvestro, dal 1227 al 1231.

In epoca successiva vi fu eretto un monastero (1265), del quale rimangono a testimonianza resti della facciata ed una grande volta a botte, oltre ad alcune celle dei monaci eremiti scavate nella roccia.

Santuario della Madonna delle Grotte

Collocato all’interno di una grotta naturale sulla viva roccia il Santuario di S. Maria della Grotta.

Eremo di S. Girolamo di Monte Cucco

E’ sicuramente una delle mete più suggestive del territorio fabrianese abbarbicato sulle pareti scoscese del Monte Cucco, ormai rifugio del falco pellegrino.

Posto in un bosco di castagni, l’eremo fu fondato nel 1521 dal Beato Paolo Giustiniani, primo degli eremi della Congregazione Camaldolese di Montecorona.

Abbazia di Valdicastro

Fu famosa abbazia benedettina, eretta fra il 1005 e il 1009 da S. Romualdo, il quale, nel 1027, vi concluse i suoi giorni.

Mantenne grande autorità e prestigio sino alla metà del ‘400, dopo di che ebbe inizio un lento declino. Fortemente rimaneggiata rispetto al disegno originale, l’attuale costruzione risale al 1262, ed è opera di un Maestro Tebaldo, come risulta dalla lunga istruzione leggibile all’interno della chiesa.

Questa è di semplici ma nobili forme ogivali, con tre campate e tre absidi, scandite da finestre a bifore e con affreschi di gusto popolaresco che ne decorano le pareti.

Dell’abbazia notevole è la sala capitolare, con volte a crociera e pilastri poligonali, abbelliti da interessanti capitelli.

Eremo di S. Maria di Val di Sasso

Vi si accede per una stradetta sconnessa e impervia, che raggiunge un breve pianoro, a ridosso degli orti coltivati con pazienza dai frati.

Antico cenobio edificato dai Benedettini nel XII secolo, nel 1210 vi fu ospite S. Francesco.

Nel 1405 passò di proprietà a Chiavello Chiavelli, signore di Fabriano, e forse in quell’occasione si adornò del prezioso politico di Gentile, che le spoliazioni napoleoniche si trasferirono alla costituenda Pinacoteca di Brera, nel 1811.

Oggi il fabbricato risulta umile e disadorno riedificato alla meglio col materiale di spoglio originale.
Malgrado ciò, il luogo conserva un suo innegabile fascino, soprattutto grazie alla sua posizione, che si affaccia come un balcone ardito e stupendo sulla valletta cupa ed angusta di Valleremita.

Eremo di San Silvestro

Fondato nel 1231 da S. Silvestro Guzzolini, istitutore di una Congregazione riformata dei Benedettini.

Nel corso dei secoli, depredazioni ed incendi hanno lasciato poco o nulla della primitiva costruzione. L’odierno fabbricato è opera del XVIII-XVIII secolo, di recente manomesso e rimodernato.

La chiesina, di piacevoli linee settecentesca, si fregia di decorazioni a fresco del fabrianese Giovanni Lucci eseguite tra il 1737 e il 1759.

Castello di Albacina (sec.XII-XIV)

Del Castello di Albacina sono ancora visibili resti della cinta muraria, la bella porta-torre e un Trittico del Maestro di Staffolo, nella Parrocchiale di San Venanzio (Sec. XV).

Castelletta (sec.XIII)

Conserva consistenti tracce medievali come la porta di accesso protetta da rotondo rivellino, la porta-torre sul lato opposto e nella Parrocchiale un affresco di Antonio da Fabriano ed una Croce astile in rame di scuola tedesca (sec. XIII).

Castello di Precicchie

Castello di origine feudale che si contraddistingue per il notevole impianto trecentesco, con l’unica porta d’accesso e parte delle mura che si ergono sullo scoglio.

Nei prossimi giorni a Fabriano

Osimo

Osimo città di ricca e nobile storia, ancor oggi culturalmente attiva.

Fu municipio romano con il nome di Auximon e nell’età bizantina appartenne alla Pentapoli marittima come centro di rilevante importanza.
Divenne Libero Comune nel 1100, in seguito legato alle signorie dei Malatesta e degli Sforza.

Qui nel 1975 è stato firmato un noto trattato tra Jugoslavia ed Italia.

Una curiosità è rappresentata dalle statue senza testa custodite in Municipio, che hanno dato origine ad uno spiritoso nomignolo degli abitanti: “senzatesta“, appunto, ma è una vicenda più che altro carnevalesca.

Da Vedere

Le cose notevoli da vedere sono anzitutto: la Fonte Magna, ninfeo del primo secolo d.C., posto lungo il viale di Circonvallazione e i bei palazzi del centro storico (via Matteotti, corso Mazzini, piazza del Comune, via dell’Antica Rocca), quindi la Chiesa di San Marco (con una tela del Guercino) e quella di San Nicolò, con un portale gotico trecentesco.

Ha dato lustro alla città il Collegio Campana, frequentato da uomini che poi hanno scritto pagine di storia, come i Papi Leone XII, Pio VIII e il patriota Aurelio Saffi,

L’edificio sembra sia stato progettato da Andrea Vici.

Osimo ospita anche il famoso Santuario dedicato a San Giuseppe da Copertino, comunemente chiamato San Francesco: il santo è protettore degli studenti.

Degno di nota, anche la facciata e i merli guelfì del Palazzo Municipale, all’interno del quale ci sono le ricordate statue senza testa.

Un angolo di grande effetto scenografico è presso il Duomo, nello spazio antistante vengono rappresentati drammi ed altri spettacoli.

Il Duomo, dedicato a San Leopardo, è in conci di pietra, reca una data d’origine antichissima (VIII secolo) anche se risulta rimaneggiato in epoche successive.

A fianco del Duomo, c’è il Palazzo Vescovile che occupa tre lati del cortile antistante la facciata della Chiesa.

Nell’attiguo Battistero, un fonte battesimale notevole degli Jacometti, iscrizioni, dipinti, reperti archeologici e il Tesoro.

Nei prossimi giorni a Osimo

Pergola

Pergola, si raggiunge percorrendo la bella valle del Cesano: è una cittadina con impronte medioevali che conobbe le signorie dei Malatesta, Sforza, Montefeltro e Borgia.

Qui, il Valentino (Cesare Borgia), fece strangolare Giulio da Varano, signore di Camerino.

Nella parte alta, sono visibili i resti di un’antica rocca di Francesco di Giorgio Martini e naturalmente la possibilità di godere scorci panoramici (Pergola è centro di villeggiatura estiva molto apprezzato).

La visita della cittadina può iniziare dalla Chiesa di San Giacomo, in via Dante.

Un edificio che risale al XII secolo e che ha subito restauri due secoli più tardi per essere infine profondamente trasformata nel ‘700.

Della chiesa originaria si possono ancora ammirare il portale della facciata ed un altro sul fianco destro dove ci sono anche due monofore murate, come il portale.

Nell’interno, barocco, spicca in una nicchia a sinistra un affresco del settempedano Lorenzo d’Alessandro raffigurante una Crocifissione.

Anche il Duomo di Pergola (eretto nel XIII secolo, ma rifatto nell’800) presenta aspetti interessanti.

Il campanile, di stile romanico, l’interno con un profondo presbiterio, begli altari lignei e un Crocifisso trecentesco che si richiama agli artisti riminesi del tempo.

Nella Chiesa di Sant’Andrea si può ammirare una tela di Palma il Giovane e, nei paraggi, il Municipio che è settecentesco e presenta un notevole porticato.

Nella sala del Consiglio una pala d’altare di stile robbiano risalente al ‘500.

Pergola ebbe nel 400 un condottiero dal nome singolare, Angel dal Fuoco, una sorta di contraddizione in termini, al quale oggi è dedicato il Teatro ed una via che si percorre per arrivare alla parte storicamente più tipica e conservata della cittadina.

Percorrendo invece via San Francesco si giunge alla Chiesa omonima, eretta nel XIII secolo, con la facciata in conci, singolarmente asimmetrica, che ha il suo elemento più bello nel portale trecentesco.

Sulla strada che conduce a Serra Sant’Abbondio, poco dopo la frazione di Bellisio Solfare si può vedere su uno sperone roccioso, il Santuario della Madonna del Sasso raggiungibile percorrendo un sentiero in salita che parte dalla vecchia ferrovia. Ogni anno, la terza domenica di maggio si svolge una processione con l’immagine della Madonna che viene portata a spalle sino alla chiesa di Bellisio Solfare.

Santuario Madonna del Sasso

Il Museo dei bronzi dorati e della città di Pergola

Attrattiva principale è sicuramente il gruppo statuario di origine romana dei Bronzi dorati da Cartoceto di Pergola.

Probabilmente risalente al 50 a.C.,il complesso rappresenta un possibile gruppo familiare, composto in origine da due coppie di figure femminili ammantate e velate, e da due cavalieri in veste militare d’alto rango, con cavalli riccamente ornati.

La sezione archeologica è completata da corredi di tombe di età romana rinvenuti nella zona e da due mosaici policromi rinvenuti nella frazione di Montesecco, presso una “villa rustica” del IV – V secolo d.C., probabile residenza di un “dominus”.

informazioni: http://www.bronzidorati.com

Nei prossimi giorni a Pergola

Pesaro

Pesaro come colonia romana Pisaurum, vide il primo insediamento nel 184 a.C..

Per visitare oggi la parte più antica bisogna recarsi nella zona di S.Veneranda a sud ovest del centro cittadino giungendo nel Il lucus Pisaurensis il Bosco sacro molto suggestivo.

Pisaurum avamposto romano nella terra dei piceni sorse vicino Novilara, uno degli insediamenti piceni più antichi posto sul Colle Ardizio.

A seguito delle invasioni barbariche, fu occupata dai galli e poi riconquistata dai romani sotto i quali divenne un importante centro economico.

Distrutta e ricostruita fu dapprima occupata dai Goti, quindi divenne una delle città della pentapoli bizantina assieme a Rimini, Ancona, Fano e Senigallia.

Dopo essere stata conquistata dai Longobardi, fu donata allo Stato della Chiesa da Pipino il Breve nel 774.

Da questo momento, con vicende alterne, la città passò per diverse fazioni, dal 1210 al 1216 fu posta da papa Innocenzo III sotto il dominio degli Estensi, fu poi ghibellina e successivamente, nel 1259, aderì alla lega delle città guelfe della Marca, infine nel 1266, tornò alla Stato della Chiesa.

Dai Malatesta ai Della Rovere

Per quasi due secoli fu sotto la signoria dei Malatesta, quindi degli Sforza per passare nel 1513, per volere di papa Giulio II, ai Della Rovere che la trasformarono nella sede del loro ducato.

Ai Della Rovere rimase sino al 1631 quando, per nuovo volere papale, divenne sede cardinalizia.

Nei secoli successivi seguì le sorti di tutta questa zona passando per le conquiste napoleoniche sino all’annessione del 1860 all’Italia dopo l’occupazione del generale Cialdini.
Pesaro è la città natale del compositore Gioachino Rossini.

Da Vedere

Il Palazzo Ducale, ora sede della Prefettura eretto nel XV secolo da Alessandro Sforza.

La Villa Imperiale secolo XV sul colle San Bartolo

La Rocca Costanza, 1474-1483 imponente fortificazione a pianta quadrata, con ampi torrioni circolari agli angoli.

La Casa natale di Gioachino Rossini, a pochi metri dal Palazzo Ducale ove è allestito il museo casa Casa Rossini.

Nei pressi della Sfera Grande di Arnaldo Pomodoro al Piazzale della Libertà, il Villino Ruggeri notevole esempio di architettura liberty.

Come riporta una scritta sull’architrave dell’ingresso principale, “Concezione di Oreste Ruggeri proprietario e di Giuseppe Brega esecutore – urbinati – 1902 – 1907“, venne realizzata con la grande passione per questo stile da parte di Ruggeri che ne seguì e curò la realizzazione in ogni minimo particolare, avvalendosi dell’opera del Brega.

Entrambi originari di Urbino, quando inaugurarono il villino, nel 1907, ogni elemento, compresi i più piccoli particolari a partire dagli infissi, i decori delle stanze, gli arredi, le stoffe e persino le stoviglie erano in perfetto stile liberty.

Dopo oltre cento anni ed il passaggio di una guerra, la costruzione è rimasta integra nella sua bellezza, con le sue quattro facciate diverse ma raccordate in maniera armoniosa, ricche di decori e curve tipiche dello stile.

D’obbligo una gita al Parco Naturale del Colle San Bartolo che si estende a nord della città su uno sperone a picco sul mare. Offre paesaggi unici di grande suggestione, dalle piccole baie sul mare, ai borghi di Fiorenzuola di Focara e Casteldimezzo, quasi nascosti tra la vegetazione che riveste il promontorio.

Nei prossimi giorni a Pesaro