Monastero di Fonte Avellana

Posto in una valle solitaria e ricca di boschi. L’eremo ha una sua inconfondibile suggestione anche per il fatto di sorgere ai piedi della rocciosa fiancata del Monte Catria.
L’Eremo fu fondato nel 980 da San Romualdo e, tra gli ospiti più illustri, ebbe San Pier Damiani.
Persino Dante Alighieri sarebbe stato qui (il canto XXI del Paradiso fa menzione del luogo). Oggi l’Eremo è abitato da monaci camaldolesi: in epoca alquanto recente lavori di restauro hanno valorizzato talune parti romanico-gotiche del complesso.
Naturalmente, sia a chi è credente, per motivi religiosi, sia a chi non lo è, per motivi culturali, necessiterebbe un minimo di preparazione all’incontro con uno dei poli dei misticismo. Consigliamo di visitare dapprima la chiesa romanico-gotica, con l’interno a croce latina, volte a botte e una grande abside. Sull’altare maggiore un Crocifisso in legno del 1567.
Il vicino campanile è della fine del XV secolo. A destra della chiesa c’è la cappella Pier Damiani, costruita in epoca recente per celebrare il nono anniversario della sua morte.
Si può visitare anche la sala intitolata al santo che presenta una volta analoga a quella delle chiesa, mobili antichi e finestre gotiche a tre lobi. Si passa quindi nello Scriptorium, il cui elemento di maggior interesse è uno scrittoio cinquecentesco, sapientemente elaborato. A Dante Alighieri è intitolata la storica biblioteca che annovera pregevoli edizioni antiche (XVI e XVII secolo) e un complesso di 10.000 volumi. Varcata una porta, s’incontrano il piccolo, armonioso chiostro, con archi in parte romanici e in parte gotici, e l’adiacente sala capitolare, nonché il barocco refettorio. In quest’ultimo è visibile il Martirio di Sant’Andrea, copia del Reni eseguita da Giorgio Giuliani nel 1622. E’ interessante visitare anche le celle che risalgono ai tempi di fondazione dell’eremo: i monaci ricevevano il cibo da piccole finestrelle. Alla fine del corridoio, sulla sinistra, la camera dove si tramanda sia stato ospitato Dante: il che è attestato da un busto del poeta e da una lapide commemorativa collocati nel 1557 dal cardinale Ridolfi.
Salendo per un ampio scalone al piano superiore, che fu voluto da Giulio II, si possono vedere altre celle ed inoltre la Sala delle Accademie, con molti dipinti, e la Biblioteca G. Boni dove è ancora possibile vedere, dopo le spoliazioni subite nel corso dei secoli, una stauroteca d’arte bizantina risalente al secolo XII a sbalzo dorato nonché un leggio settecentesco con bei pannelli fatto nel 400. Una curiosità divertente: a circa 300 metri dall’eremo la particolare conformazione della valle dà luogo ad un’eco lunghissima, tanto che i visitatori sentono ripetere anche un intero verso della Divina Commedia.

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