da Recanati a Osimo

Itinerario tra poesia religione e incantevoli spiagge

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude …

Pochi versi per entrare nello spirito di questo itinerario sviluppato sulle colline che attorniano la città leopardiana.
Fondata dopo l’epoca delle invasioni barbariche dal gruppo di comunità formatesi sul colle tra i castelli di San Vito, Monte Morello, Monte Volpino ed il Borgo di Castelnuovo, Recanati è sempre stata legata al papa anche se gli fu avversa alleandosi a Federico II di Svevia che in cambio favorì la realizzazione di un proprio porto, l’attuale Porto Recanati.
Sulla città svetta la Torre Civica risalente al XII secolo, al suo fianco si erge una imponente statua a memoria del poeta concittadino Giacomo Leopardi. Da qui girando per le vie, tra palazzi patrizi, è facile imbattersi nei luoghi che hanno ispirato molti dei suoi versi: la Torre del Passero nel chiostro della Chiesa di Sant’Agostino, il Colle dell’Infinito, la Piazzetta del sabato del villaggio sulla quale si affaccia Palazzo Leopardi.
Ogni parte del centro storico infonde forti suggestioni, il panorama che si gode dal Colle dell’Infinito spazia sulla campagna circostante spingendosi sino ai lontani Monti Azzurri. Nelle numerose chiese sparse nel centro cittadino, sono custodite opere di inestimabile valore: nella Chiesa dei Cappuccini si può ammirare una pala attribuita al Caravaggio, mentre tele del Lotto si trovano nella Chiesa di S. Maria De’ Mercanti e in quella di San Domenico, anche nelle altre affreschi e tele di mirabile fattura abbelliscono altari e navate.

Loreto è molto legata alla religione nel 1294 sul suo territorio fu trasportata da Nazaret la casa dove la Vergine Maria ricevette la visita dell’angelo Gabriele. La tradizione vuole siano stati gli angeli ma secondo documenti recenti, fu la famiglia Angeli che si interessò di farla traslare lì dalle navi di ritorno dalle crociate. A ricordo la notte del 10 dicembre tradizionalmente venivano accesi nelle campagne grandi falò per indicare la strada agli angeli, era un modo per ritrovarsi nel quartiere collaborando alla costruzione delle pire che venivano accese al tramonto e potevano bruciare per ore. Ora tale tradizione sta sparendo viene mantenuta in alcune parrocchie in forma molto ridotta.
Iniziato nel 1469, ha una configurazione a croce latina a tre navate ed un campanile progettato da Luigi Vanvitelli realizzato nel 1755, nelle due navate laterali sono state realizzate dal Bramante 12 cappelle ognuna abbellita, in epoche successive, con pale, mosaici e dipinti, in una è collocato un importante battistero in bronzo del 1600.

Una puntata fino a Porto Recanati (km. 22) rientra sia nella logica del tour che in quella gastronomica, dato che questo centro è una delle patrie del brodetto. Nel piccolo centro, sito in provincia di Macerata, attrezzatissima e molto frequentata stazione di villeggiatura estiva, si potranno ammirare un castello quattrocentesco, attualmente sede della Pinacoteca Comunale (opere di Salvator Rosa, Luca, Giordano, Signorini, Fattori, Rosai, De Pisis, Severini ed altri), ed il carattersitico lungomare che, a sud, termina con una folta pineta, meta di campeggiatori.

Son tutti lì in un fazzoletto: Portonovo, il Monte Conero con Sirolo e Numana, le gemme della Riviera, i fiori all’occhiello della provincia di Ancona. Turismo di qualità, con qualche appendice “popolare” (Marcelli di Numana) dove gli insediamenti hanno assunto caratteristiche intensive. Ma la riviera è bellissima, e va visitata con due condizioni: il tempo di fioritura della ginestra, il fiore giallo cantato da Leopardi e immortalato su tele da molti valenti pittori, ed il sole. Questo dà alle baie, alle piccole insenature, ai panorami dall’alto una suggestione unica. Le ginestre, che fanno un bellissimo contrasto cromatico con il mare e il verde del Conero, incidono nella memoria immagini che resteranno a lungo. Da Portonovo si comincia a fotografare e a gustare il paesaggio già dalle piazzole di sosta poste sulla strada che scende alla spiaggia. Tra le altre meraviglie naturali, si può vedere, in lontananza “Il trave” uno scoglio rettilineo, una sorta di spada infilata nel mare sul quale, a volte, s’incagliano i marinai distratti. Portonovo dà la sensazione di un bene sapientemente lasciato allo stato naturale, non toccato dalle invenzioni e dalle speculazioni del -progresso-. Si guardino, ad esempio, i laghetti e la vegetazione circostante. Ma è anche singolare la complementarietà tra verde, geografia della costa e monumenti. C’è un fortino napoleonico fatto costruire da Eugenio Beauharnais per respingere le navi inglesi; oggi l’edificio è trasformato in albergo-ristorante. C’è la Torre di guardia, che ospitò anche D’Annunzio. Ma soprattutto bisogna visitare la chiesetta di Santa Maria, eretta nell’undicesimo secolo, autentico gioiello d’architettura romanica. Di questa abbazia benedettina si percepisce un esprit di candore, di grazia mistica. Posta a pochi metri dal mare, Santa Maria di Portonovo si vuole sia stata ricordata anche da Dante Alighieri nel suo poema immortale quando allude ad una chiesa “sul lito adriano”. Ora si punta sul Monte Conero, un unicum di 8000 ettari che da poco è diventato Parco. Dalla sommità (572 metri) una lunghissima zoomata sulla costa, fino a San Benedetto del Tronto, e sui colli morbidi dove si coltiva il vitigno del Rosso Conero. Eppoi c’è da ammirare una flora di pini, corbezzoli, lecci, querce, allori, castagni, aceri ecc. e la Badia, antico eremo di fondazione romanica del secolo XI, trasformata nel 1500. Nell’interno, tre navate su pilastri e colonne dai capitelli di gusto notevole. Si scende verso Sirolo, piccolo paesino a picco sull’Adriatico, molto raffinato, con residenti estivi illustri. Una caratteristica piazzetta belvedere, la Chiesa del SS. Sacramento (con un bel rilievo quattrocentesco nel piccolo portale), la visita alla Grotta Urbani (in barca) e quella alle Due Sorelle, lontane parenti dei più famosi Faraglioni capresi, rappresentano le mete più tradizionali. Ma, sempreché la visita avvenga d’estate o comunque nella buona stagione, è consigliabile anche una passeggiata a piedi verso la spiaggia, piccola, raccolta, deliziosa. Numana è contigua a Sirolo e, come abbiamo detto è meno elitaria di Sirolo, soprattutto nella frazione Marcelli, dove molti anconetani hanno costruito la loro residenza estiva. La bellezza di Numana è nello scorcio che vede la città storica come aggrappata alle pendici del Conero. Il litorale di questa spiaggia è assai più ampio di quello di Sirolo ed anche la storia che connota questo centro è più illustre. Infatti nell’VIII secolo a.C. Numana fu già porto dei Piceni, molto frequentato dai Greci. E’ possibile scorgere tracce di questa attività marinara e mercantile nell’Antiquarium, dove c’è una pregevole raccolta di vasi attici, in quattro ampie sale, insieme a fibule, bronzi, ceramiche ed altro. Il Museo è posto in via La Fenice, mentre nella piazza centrale, accanto al Municipio, sorge il Santuario del Crocifisso, che trae il nome da un Crocifisso policromo in legno (XIII-XV sec.) custodito dietro l’Altare Maggiore.

Camerano antica Cameranum o “Camburan”, fondata dai Piceni viene definita Castello di Camerano nel 1177 come possedimento di Osimo, ma già nel 1198 figura come libero comune. Secondo la tradizione con l’arrivo nella zona di Ancona di San Francesco, venne fondata la Chiesa di S.Francesco, mentre già esisteva Chiesa dell’Immacolata Concezione la cui struttura originale fu in diverse epoche rimaneggiata, al suo interno è possibile ammirare varie opere come la Madonna di Maratti, sicuramente il personaggio più importante nato a Camerano.
Lo stesso Maratti si occupò del restauro dell’attuale chiesa di S.Faustina originariamente dedicata a S.Nicola di Bari, al suo interno è stata riportata recentemente un’opera del maestro intitolata a San Nicola. Dagli anni ’70 la cittadina è divenuta un importante centro industriale, con la produzione delle tastiere musicali prima ed alla specializzazione nello stampaggio delle materie plastiche dopo.

Osimo città di ricca e nobile storia, ancor oggi culturalmente attiva. Fu municipio romano con il nome di Auximon e nell’età bizantina appartenne alla Pentapoli marittima come centro di rilevante importanza. Libero Comune nel 1100, conobbe in seguito le signorie dei Malatesta e degli Sforza. Qui nel 1975 è stato firmato un noto trattato tra Jugoslavia ed Italia. Una curiosità è rappresentata dalle statue senza testa custodite in Municipio, che hanno dato origine ad uno spiritoso nomignolo degli abitanti: “senzatesta”, appunto, ma è una vicenda più che altro carnevalesca. Le cose notevoli da vedere sono anzitutto la Fonte Magna, ninfeo del 1 secolo d.C., posto lungo il viale di Circonvallazione; e poi i bei palazzi del centro storico (via Matteotti, corso Mazzini, piazza del Comune, via dell’Antica Rocca), la Chiesa di San Marco (con una tela del Guercino) e quella di San Nicolò, con un portale gotico trecentesco. Ha dato lustro alla città il Collegio Campana, frequentato da uomini che poi hanno scritto pagine di storia, come i Papi Leone XII, Pio VIII e il patriota Aurelio Saffi: l’edificio sembra sia stato progettato da Andrea Vici. Osimo ospita anche il famoso Santuario dedicato a San Giuseppe da Copertino, comunemente chiamato San Francesco: il santo è protettore degli studenti. Vedere anche
la facciata e i merli guelfì del Palazzo Municipale, all’interno del quale ci sono le ricordate statue senza testa. Un angolo di grande effetto scenografico è il Duomo: nello spazio antistante vengono rappresentati drammi ed altri spettacoli. Il Duomo, dedicato a San Leopardo, è in conci di pietra, reca una data d’origine antichissima (VIII secolo) anche se risulta rimaneggiato in epoche successive. A fianco del Duomo, c’è il Palazzo Vescovile che occupa tre lati del cortile antistante la facciata della Chiesa. Nell’attiguo Battistero, un fonte battesimale notevole degli Jacometti, iscrizioni, dipinti, reperti archeologici e il Tesoro.

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