I colli dell’Infinito

Un percorso al confine tra marche e umbria

Sulle colline infinite

Recanati
Loreto 7,2 km
Porto Recanati 8,0 km
Sirolo 17,4 km
Camerano 8,6 km
Offagna 11,9 km
Polverigi 8,3 km
Filottrano 22,0 km

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude …

Bastano questi pochi versi per entrare nello spirito di questo itinerario sviluppato sulle colline che attorniano la città leopardiana.
Recanati, fondata dopo l’epoca delle invasioni barbariche dal gruppo di comunità formatesi sul colle tra i castelli di San Vito, Monte Morello, Monte Volpino ed il Borgo di Castelnuovo, la città è sempre stata legata al papa anche se gli fu avversa, alleandosi a Federico II di Svevia che in cambio favorì la realizzazione di un proprio porto, l’attuale Porto Recanati.
Sulla città svetta la Torre Civica risalente al XII secolo, al suo fianco si erge una imponente statua a memoria del poeta concittadino Giacomo Leopardi. Da qui girando per le vie, tra palazzi patrizi, è facile imbattersi nei luoghi che hanno ispirato molti dei suoi versi: la Torre del Passero nel chiostro della Chiesa di Sant’Agostino, il Colle dell’Infinito, la Piazzetta del sabato del villaggio sulla quale si affaccia Palazzo Leopardi.
Ogni parte del centro storico infonde forti suggestioni, il panorama che si gode dal Colle dell’Infinito spazia sulla campagna circostante spingendosi sino ai lontani Monti Azzurri. Nelle numerose chiese sparse nel centro cittadino, sono custodite opere di inestimabile valore: nella Chiesa dei Cappuccini si può ammirare una pala attribuita al Caravaggio, mentre tele del Lotto si trovano nella Chiesa di S. Maria De’ Mercanti e in quella di San Domenico, anche nelle altre affreschi e tele di mirabile fattura abbelliscono altari e navate.
Da qui, seguendo la strada provinciale 77 in direzione est, verso il mare, si giunge a Loreto.
Molto legata alla religione, nel 1294 sul suo territorio vi fu trasportata da Nazaret, la casa dove la Vergine Maria ricevette la visita dell’angelo Gabriele.
La tradizione vuole siano stati gli angeli in volo ma secondo documenti recenti, fu la famiglia Angeli che si interessò di farla traslare lì dalle navi di ritorno dalle crociate.
A ricordo, la notte del 10 dicembre tradizionalmente venivano accesi nelle campagne grandi falò per indicare la strada agli angeli, era un modo per ritrovarsi nel quartiere collaborando alla costruzione delle pire che venivano accese al tramonto e potevano bruciare per ore.
Ora tale tradizione sta sparendo viene mantenuta in alcune parrocchie in forma molto ridotta.
La casa dell’Annunciazione, è visitabile all’interno del Santuario della Santa Casa.
Iniziato nel 1469, ha una configurazione a croce latina a tre navate ed un campanile progettato da Luigi Vanvitelli, realizzato nel 1755.
Nelle due navate laterali, sono state realizzate dal Bramante, 12 cappelle ognuna abbellita, in epoche successive, con pale, mosaici e dipinti, in una di queste è collocato un importante battistero in bronzo del 1600.
Terminata la visita al Santuario, si procederà ancora verso la costa scendendo sino a Porto Recanati.
Entrati nel centro cittadino si nota subito i Castello Svevo del XIII secolo con torre merlata, dono di Federico II alla città di Recanati. Nel versante opposto, a sud, a ridosso del fiume Potenza, si possono visitare gli scavi dei resti della città romana Potentia, dimostrazione dell’interesse di Roma nella colonizzazione delle coste dell’Adriatico.
Porto Recanati si presenta oggi come un’importante centro balneare con comode spiagge, confortevoli soluzioni di soggiorno, vantando una indiscussa tradizione gastronomica marinara.
Seguendo il lungomare in direzione nord, si raggiunge in pochi minuti il promontorio sul quale è arroccato il borgo di Sirolo.
Con una pianta medievale, è ancora visibile buona parte della cinta muraria, che racchiude caratteristiche case in pietra del Conero, divise da stretti vicoli che conducono all’ampia piazza a picco sul mare. Qua si gode un panorama unico che va dal Conero lungo tutta la riviera sud, fino oltre Civitanova Marche.
L’indiscussa bellezza delle sue spiagge quella di Urbani, San Michele e Sassi Neri, la limpidezza delle acque, associata alla bellezza del borgo ci permette a ragione di definirla perla dell’Adriatico.
Il borgo marinaro, è anche sede dell’ente del parco del Conero.
La parte boschiva si estende verso nord a partire dal parco cittadino una macchia mediterranea, ricopre tutto il monte da cui prende il nome.
Diversi sentieri si articolano tra la fitta vegetazione, portando l’escursionista ad ammirare panorami e vedute incredibili. Sono di facile percorrenza alcuni un pò difficoltosi ma la fatica è sempre ripagata. La sommità è zona militare, pertanto inaccessibile e ben evidenziata, a parte questo i sentieri pedonali sono ben segnalati anch se capita però che qualche ciclista poco rispettoso delle regole si faccia strada con prepotenza dove non gli sarebbe permesso.
Normalmente, è il regno del silenzio, per questo fu luogo religioso come tesimonia la Badia di San Pietro con la sua storia millenaria. Quassù si gode un clima mite tutto l’anno, è piacevole in estate trascorrere le serate al fresco dopo una giornata di mare.
Nel tardo autunno, il bosco si colora del rosso dei corbezzoli, rendendo ancor più suggestivo l’ambiente.
La fauna come la flora è protetta, sera salendo lungo la strada non di rado si incontrano cinghiali ma in questo habitat vivono anche fagiani, volpi, caprioli, istrici, tassi e scoiattoli.
Seguendo la strada provinciale uno, direzione Ancona giunti alla frazione del Poggio, si devia in direzione Camerano.
Appena imboccata la strada, si ha la possibilità di godere un panorama unico che guarda verso sud con la possibilità di vedere le catene montuose dei Sibillini, del Gran Sasso e della Maiella.
Si giunge quindi in pochi minuti a Camerano, cittadina dalle antichissime origini.
Si dice di Camerano che ce ne sia più sotto che sopra, per via delle cosiddette “grotte” ovvero una vera città sotterranea dislocata sotto il centro storico. (http://www.turismocamerano.it/storia_city.php)
Dopo la visita alle grotte, si prosiegue alla volta di uno dei borghi più suggestivi della regione, Offagna.
Il borgo, un gruppo di case arroccate attorno al castello edificato sul monte Sentino tra il 958 ed il 978.
Per la sua posizione strategica fu contesa a lungo tra Osimo ed Ancona, fino a quando nel 1454 fu ceduta definitivamente a quest’ultima dal papa Nicolò V. Nei due anni successivi gli anconetani edificarono l’attuale rocca, tipico esempio di architettura militare tra medioevo e rinascimento. Il castello è visitabile quotidianamente, nel torrione è allestita una ricca esposizione di armi antiche. Poco distante è possibile visitare il museo Paolucci (https://www.regione.marche.it/Regione-Utile/Cultura/Ricerca-Musei/Id/37/OFFAGNA-Museo-di-Scienze-Naturali-L-Paolucci) dove è esposto il panorama naturalistico delle Marche, frutto delle ricerche del naturalista anconetano Luigi Paolucci.
Ogni anno a fine luglio in occasione della Festa della Crescia il paese si trasforma in un borgo medievale. Tutto è in stile, negozi, punti di ristoro … si svolgono per tutto il periodo delle “Feste Medievali” spettacoli di giullari e saltimbanchi e dispute tra cavalieri e balestrieri. A fine luglio, il “cresciolo” torna ad essere così la moneta corrente tra le mura del castello. (https://www.festemedievali.it/)
Uscendo dalle mura in direzione Jesi percorrendo la provinciale 6, si gira attorno al monte Cerno o della Crescia (348 metri), ineguaglibile punto panoramico che scopre dal mare ai monti più lontani.
Da qui si può proseguire alla volta di Polverigi per visitare il parco di Villa Nappi in stile liberty. (http://lamemoriadeiluoghi.regione.marche.it/index.php/polverigi/359-villa-nappi)
Lasciato Polverigi in direzione Santa Maria Nuova, prendendo la strada provinciale 4 che si snoda sulla cresta tra due vallate offrendo una vista alla sinistra sulla vallata del fiume Esino.
Dopo il caratteristico paese di Santa Maria Nuova si procede in direzione dell’ultima meta di questo itinerario, Filottrano.
Il nome deriva da “Mons Philiorum Optrani”, Monte dei figli di Ottrano, che la leggenda vuole sia stato il fondatore longobardo della città.
Ha una importante cinta muraria ancora visibile risalente al XIV secolo. Al suo interno ogni anno la prima domenica di Agosto, si svolge la “Contesa dello Stivale”. Una caratteristica contesa in costume medievale tra le contrade della cittadina. (https://www.contesadellostivale.com)
La città vanta due musei veramente unici, il primo è il museo Beltrami che raccoglie oggetti e manufatti riportati dai viaggi di Giacomo Costantino Beltrami del nord e centro America, viaggi che gli sono valsi la gloria di aver scoperto le sorgenti del Mississipi.
Il secondo è il museo del Biroccio, tipico mezzo di trasporto rurale trainato da due buoi, usato sia per il lavoro che per gli spostamenti. E’ una raccolta dell’espressione artistica tipica delle campagne tra le marche e l’umbria.(https://www.museodelbiroccio.it/)
Filottrano oggi è un importante polo industriale nel settore dell’abbigliamento di alta qualità, con diversi spacci aziendali.


e, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passegger che il suo cammin ripiglia.