Abazia di San Claudio

Di origini antichissime, l’ Abazia di San Claudio al Chienti di Corridonia, è certamente uno degli esempi più importanti di architettura romanica delle Marche.

La chiesa sorta nel V o VII secolo, è situata nel territorio in cui sorgeva la città romana di Pausulae, che fu anche antica sede vescovile.

Essa è documentata a partire dall’XI secolo presso l’Archivio Storico di Fermo.
Fu una pieve, e non un’abbazia: i documenti escludono che vi sia mai stata ospitata una congregazione monastica di qualsiasi tipo.

Carlo Magno

Il fatto che ci sia una chiesa gemella di Germigny-des-Prés in Francia vicino a Orléans, che la indica identica alla Cappella Palatina di Aquisgrana, ha dato vita ad una serie di ricerche volte alla dimostrazione che la chiesa di San Claudio fu l’Aquisgrana di Carlo Magno.

Ciò metterebbe clamorosamente in discussione le attuali conoscenze sull’epoca.

informazioni: centrostudisanclaudioalchienti.blogspot.com

La Struttura

Per raggiungere l’Abazia, si deve percorrere un lungo viale di oltre 500 cipressi.

L’edificio mantiene il suo aspetto originario in maniera quasi totale, la sua maggiore peculiarità è la presenza di due chiese sovrapposte.
Ha pianta quadrata ed è modulato lungo il perimetro da absidi semicircolari.

La facciata è incorniciata da due torri cilindriche, simili ai campanili dell’area ravennate, e trova analogie nelle Marche in San Vittore alle Chiuse, Santa Croce di Sassoferrato e Santa Maria delle Moje.

Interessante il portale gotico in pietra d’Istria che orna l’ingresso del piano superiore e fu aggiunto in epoca successiva all’edificazione della chiesa.

Fonte Avellana

Il monastero di Fonte Avellana, dedicato alla Santa Croce, si trova nel comune di Serra Sant’Abbondio, è posto in una valle solitaria ricca di boschi ai piedi del Monte Catria (1701 m.).

L’Eremo fu fondato nel 980 da San Romualdo e, tra gli ospiti più illustri, ebbe San Pier Damiani.

Persino Dante Alighieri sarebbe stato qui (il canto XXI del Paradiso fa menzione del luogo).

Oggi l’Eremo è abitato da monaci camaldolesi: in epoca alquanto recente lavori di restauro hanno valorizzato talune parti romanico-gotiche del complesso.

Il 5 settembre 1982 papa Giovanni Paolo II ha visitato Fonte Avellana in occasione delle celebrazioni del millenario della fondazione dell’Eremo.
Nel marzo dello stesso anno il Papa aveva elevato la chiesa abbaziale alla dignità di basilica minore.
Naturalmente, sia a chi è credente, per motivi religiosi, sia a chi non lo è, per motivi culturali, necessiterebbe un minimo di preparazione all’incontro con uno dei poli dei misticismo.

La Chiesa

Consigliamo di visitare dapprima la chiesa romanico-gotica, con l’interno a croce latina, volte a botte e una grande abside.
Sull’altare maggiore un Crocifisso in legno del 1567. Il vicino campanile è della fine del XV secolo.

A destra della chiesa c’è la cappella Pier Damiani, costruita in epoca recente per celebrare il nono anniversario della sua morte.
Si può visitare anche la sala intitolata al santo che presenta una volta analoga a quella delle chiesa, mobili antichi e finestre gotiche a tre lobi.

Lo Sriptorium

Si passa quindi nello Scriptorium, il cui elemento di maggior interesse è uno scrittoio cinquecentesco, sapientemente elaborato.

Le Biblioteche

La Biblioteca storico-monastica fu fatta allestire nel 1733 dall’abate Giacinto Boni.
Oggi contiene quasi tutto il patrimonio librario antico di Fonte Avellana che è costituito da circa 25.000 volumi tutti stampati a partire dalla scoperta della stampa (il libro più antico è un incunabolo del 1470) fino alla fine del sec. XIX.

A Dante Alighieri è intitolata la biblioteca moderna di circa 10.000 volumi.

Il Monastero

Varcata una porta, s’incontrano il piccolo, armonioso chiostro, con archi in parte romanici e in parte gotici, e l’adiacente sala capitolare, nonché il barocco refettorio.
In quest’ultimo è visibile il Martirio di Sant’Andrea, copia del Reni eseguita da Giorgio Giuliani nel 1622.

E’ interessante visitare anche le celle che risalgono ai tempi di fondazione dell’eremo: i monaci ricevevano il cibo da piccole finestrelle.

Alla fine del corridoio, sulla sinistra, la camera dove si tramanda sia stato ospitato Dante attestato da un busto del poeta e da una lapide commemorativa collocati nel 1557 dal cardinale Ridolfi.

Salendo per un ampio scalone al piano superiore, che fu voluto da Giulio II, si possono vedere altre celle ed inoltre la Sala delle Accademie, con molti dipinti, e la Biblioteca G. Boni dove è ancora possibile vedere, dopo le spoliazioni subite nel corso dei secoli, una stauroteca d’arte bizantina risalente al secolo XII a sbalzo dorato nonché un leggio settecentesco con bei pannelli fatto nel 400.

Esterni

A completare la bellezza del luogo concorre un ricco orto botanico che ospita diverse specie arboree dell’Appennino, tra le quali spicca un grande tasso secolare alto 15 metri, uno degli alberi monumentali d’Italia.

Trovandosi sulle pendici del monte Catria, il monastero è un’ottima base per i percorsi che si possono praticare per ammirare la natura in cui è immerso.
consigliato: https://www.pesarotrekking.it/monte-catria/sentiero-77.html

Una curiosità divertente: a circa 300 metri dall’eremo la particolare conformazione della valle dà luogo ad un’eco lunghissima, tanto che i visitatori sentono ripetere anche un intero verso della DivinaCommedia.

Tra ’ due liti d’Italia surgon sassi,
e non molto distanti a la tua patria,
tanto che ’ troni assai suonan più bassi,
e fanno un gibbo che si chiama Catria,
di sotto al quale è consecrato un ermo,
che suole esser disposto a sola latria.

informazioni: https://fonteavellana.it

Abazia di Rambona

L’Abbazia di Rambona sorge in località Rambona, nel territorio comunale di Pollenza, lungo la media valle del fiume Potenza.

Fu edificata nel IX secolo per volere dell’imperatrice dei longobardi Ageltrude, che ne affidò l’incarico all’abate Olderico.

La scelta dell’imperatrice Ageltrude di erigere qui la sua abbazia potrebbe essere stata dettata dalla volontà di ricostruire un cenobio benedettino risalente al VII-VIII secolo e andato distrutto.

Nell’area era esistito in precedenza un santuario pagano dedicato alla Dea Bona, protettrice della fertilità.

Il suo culto era legato all’elemento dell’acqua e infatti il luogo è significativo perché il Rio Acqua Salata confluisce nel fiume Potenza e vi sgorga una sorgente d’acqua ritenuta benefica.

Dall’antico culto locale della Dea Bona è derivato nei secoli il toponimo Rambona (Ara Bonae Deae, da cui Arambona).

Architettura

Simbolo dell’abbazia sono le tre imponenti absidi semicircolari di matrice preromanica con influssi longobardi.

La struttura, rarissima in Italia, è in pietra arenaria alternata a fasce orizzontali di mattoni in laterizio.
Le absidi, differenti tra loro, sono decorate verticalmente da semicolonne in pietra bianca.

L’edificio appare sobrio e poco decorato, ma presenta frammenti di recupero a motivi floreali.
Sulla sommità delle absidi è presente un rosone cieco; monofore e bifore strombate di diverse epoche si aprono ad altezze che grosso modo corrispondono ai due ordini di cripta e presbiterio.

Cripta

La cripta romanica che conserva le reliquie di Sant’Amico, presenta cinque navate con volte a crociera.

Viene sorretta da due pilastri e scandita da colonne romane con capitelli di recupero tutti differenti tra loro scolpiti a motivi vegetali e animali tratti da bestiari medievali o tipici della simbologia cristiana; su alcuni di essi è ancora possibile distinguere l’uso del colore, in particolare vi sono tracce di rosso.

Un tempo collegata al piano superiore da una scala interna, oggi si accede alla cripta da una porta laterale.
Si legge all’ingresso l’iscrizione Signore salvaci, ci perdiamo voluta da Giuseppe Fammilume.

Nell’abside centrale della cripta si trovano affreschi databili al XV-XVI secolo:

  • un Dio Padre nella mandorla con motivi floreali agli angoli,
  • un Sant’Amico che ammansisce il lupo,
  • una Madonna in trono con bambino la cui fattura è riconducibile alla scuola dei fratelli Salimbeni.

Sul lato nord-est è rappresentato un piccolo volto ritenuto l’autoritratto dell’autore.
Gli affreschi del presbiterio risultano invece di epoca compresa tra il XIII e il XVI secolo.

Vi sono rappresentati una Vergine con il Bambino e una Vergine in trono affiancata da due angeli nimbati; un santo con tonsura è seguito da una figura che forse rappresenta nuovamente Sant’Amico con bastone in spalla e lupo accovacciato ai piedi; vi è infine un Sant’Antonio Abate datato 1539.

Ancora oggi al di sotto della cripta si trova un ambiente ipogeo a pianta quadrata con un bacino di circa 70 centimetri irrorato da acqua captata dalla vicina sorgente. Alcuni ipotizzano che sia proprio questo luogo, rinvenuto solo nel 1981-1982, l’antico santuario pagano dedicato alla Dea Bona.

Chiaravalle

Chiaravalle è un popolato e dinamico centro che merita una visita per la presenza della Abbazia di Santa Maria in Castagnola, o più brevemente di Chiaravalle.

Abbazia di Santa Maria in Castagnola

Abazia di Chiaravalle

Sita nella grande piazza Garibaldi, al centro della cittadina.

Il valore storico della medesima è dato dall’essere stata una delle tre abbazie fondate in Italia dai monaci cistercensi di Clairvaux.
Pur non possedendo le linee slanciate di altre costruzioni coeve, l’Abbazia (1126) ha una sua armoniosa unità e offre un bel colpo d’occhio con una facciata imponente sulla quale spiccano un portale semplice, e un gradevolissimo rosone.

I fianchi sono semplici anch’essi.
Nell’intemo, a croce latina, tre navate divise da 12 pilastri che sorreggono archi gotici e volte a crociera.

Nei prossimi giorni a Chiaravalle