nessuna informazione

not found

Poggio San Vicino

Poggio San Vicino sorge a 509 m. s.l.m. su un crinale del Monte San Vicino.

Il toponimo attuale fu assegnato nel 1927 che andò a sostituire Tuficarum dal medioevo e Podium Tufficanum in epoca romana.

A Poggio San Vicino i Romani edificarono un avamposto fortificato una vedetta a difesa di Apiro.

Delle antiche fortificazioni, oggi non resta che una torre medievale sul punto più alto del paese.

Da Vedere

La Chiesa di Santa Maria Assunta, del XIX secolo dove si può ammirare un ligneo Cristo in croce, del XVI secolo

Nei prossimi giorni a Poggio San Vicino

Ancona

Ancona si trova su un promontorio proteso verso il mare a formare una golfo ed un porto naturale.

Il toponimo deriva dal nome che avevano dato i greci al luogo Ankón che significa gomito, ad indicare la particolare forma del promontorio proteso come un gomito nell’Adriatico.

Epoca Micenaica

Nel golfo di Ancona già in epoca micenaica, XIII secolo a. C., esistevano scambi commerciali con la Grecia.

In seguito, i Piceni, estesero i traffici verso l’Istria e la Dalmazia.
Ankòn, fu fondata come colonia dai Dori, siracusani che si stabilirono nel porto nell’anno 387 a.C..

Epoca Romana

L’espansione romana, portò nel 133 a.C. alla creazione di una loro colonia sul territorio che nel 90 a.C. divenne municipio, ma rimase con lingua e cultura greca.

Ancona divenuta per i romani un importante porto verso l’oriente, fu l’imperatore Traiano che nel II secolo d.C., fece ampliare il porto.

Decaduto l’impero romano Ancona entrò a far parte della cosiddetta “Pentapoli bizantina“, con Rimini, Pesaro, Fano e Senigallia.

Supremazia sul mare

Nel IX secolo fu più volte saccheggiata dai Saraceni, per questo il porto venne dotato di mura difensive con ventiquattro torri.

Risorta e con tenacia, ripristinò la sua importanza sul mare Adriatico. Ancona divenne così una delle repubbliche marinare.

Venezia temendo di perdere il primato sull’Adriatico, si alleò con l’imperatore Federico II il Barbarossa.

Quest’ultimo volendo sottomettere la città, nel 1173 la pose in assedio da terra, mentre i veneziani la assediarono dal mare.

Stamura o Stamira

Dell’assedio è rimasto nella memoria degli anconetani, il gesto di una donna, Stamura, che si immolò per far scoppiare una botte di esplosivo contro il nemico.

La città riuscì a resistere e a riprendere il controllo dell’Adriatico anche grazie ad un accordo con la città di Ragusa, oggi Dubrovnik.

Sino al XVI secolo Ancona rimase indipendente anche dallo Stato Pontificio.

I Malatesta

Galeotto I Malatesta nel 1348, riuscì ad occupare la città, approfittando dell’indebolimento della popolazione a seguito dell’epidemia di Peste Nera che stava decimando la popolazione europea.

I Malatesta vennero sconfitti dal cardinale Albornoz nel 1355 che liberata la città vi fece costruire una rocca sul colle che domina il porto.

Il governo albornoziano terminò nel 1383 quando la popolazione insorse distruggendo la rocca e ripristinando l’autonomia.

Papa Clemente VII

Ma nel 1530, un altro papa dimostra interesse per la città rinascimentale, Clemente VII, fece costruire ad Antonio da Sangallo, la cittadella di Capodimonte sul colle Astagno.

Il forte in realtà si rivelò uno strumento per sottomettere Ancona infatti i cannoni furono puntati sulla città che si trovò così sotto il controllo dello Stato Pontificio.

Con la perdita dell’autonomia le attività commerciali subirono una forte contrazione.

Papa Clemente XII

Ancona dovette attendere sino alla concessione alla città del “porto franco“, da parte di Papa Clemente XII nel 1732, per uscire da quel periodo buio.

Ciò portò nuova vitalità ad Ancona, l’architetto Luigi Vanvitelli fu incaricato della ristrutturazione del porto e alla costruzione di una Mole nelle sue acque, la Mole Vanvitelliana.

L’edificio pentagonale, circondato dall’acqua, aveva destinazione di quarantena e decontaminazione per merci e persone provenienti da luoghi sospetti.

Napoleone

Nel 1798, Ancona venne annessa alla Prima Repubblica Romana, l’anno seguente riuscì a resistere a sei mesi di assedio da parte di russi, turchi e austriaci.

Divenuto capoluogo del Dipartimento del Metauro, nel periodo napoleonico, era la seconda città del Regno Italico quando fu edificato un Fortino difensivo, nella Baia di Portonovo.

Ancona fu l’ultima città italiana ad arrendersi alla coalizione antifrancese nel maggio del1815, tornò a far parte dello Stato Pontificio.

L’assedio del 1848

La successiva adesione di Ancona, alla neo Repubblica Romana nel 1848, scatenò una decisa reazione di papa Pio IX che mandò l’esercito austriaco a riprendere il possesso della città.

Il 24 maggio 1849 Ancona cercò di respingere l’assedio, ma trovandosi in notevole svantaggio numerico dopo 26 giorni dovette arrendersi ottenendo la concessione dell’onore delle armi, per il valore dimostrato.

L’occupazione austriaca durò dieci anni.

L’Unità d’Italia

La battaglia di Castelfidardo vide Ancona rifugio delle sconfitte truppe pontificie.

Dopo 10 giorni di assedio, i generali sabaudi entrarono nella città e il 3 ottobre 1860 fu la volta dell’ingresso trionfale del re Vittorio Emanuele II venuto a salutare i nuovi annessi al Regno d’Italia.

Nei dieci anni successivi, la città venne dotata di numerose strutture militari, a conferma della sua importanza strategica.

Ancona offre una varietà di spiagge unica, passando dalla spiaggia di sabbia a nord a quella di roccia o sassi verso sud.

Da Vedere

La Cattedrale di San Ciriaco, splendida basilica romanico-gotica

La Chiesa di Santa Maria della Piazza, capolavoro di arte romanica

La Chiesa di Santa Maria di Portonovo

L’Arco di Traiano del I sec. d.c

L’Anfitearo Romano

La Chiesa di San Francesco alle Scale in stile gotico fiorito veneziano

La Mole Vanvitelliana a pianta pentagonale su progetto del Vanvitelli

La Loggia dei Mercanti in stile gotico fiorito veneziano

La Fontana del Calamo o delle Tredici Cannelle

Il Passetto

La Baia di Portonovo

Nei prossimi giorni ad Ancona

Gabicce Mare

Gabicce Mare si trova sul mare adriatico al confine con la Romagna ai piedi del Monte San Bartolo, sulla foce del torrente Tavollo.

Il toponimo deriva da quello di “Castellum Ligabitii“, castello di Ligabizio, poi divenuto Le Gabicce, quindi Gabicce.

Sebbene abitato in epoca romana, nel 998 risulta un primo complesso urbano fortificato presso l’attuale Gabicce Monte, “Castellum Ligabitii“.

Il Gabicce rimase sotto l’Arcivescovo di Ravenna e lo Stato della Chiesa fino al 1271 quando si unì a Rimini per sfuggire a Pesaro.

Il territorio era importante per la città di Pesaro e nel 1539 fu concesso ad Orazio Floridi di Fano.

Successivamente si alternarono al comando di Gabicce, i Malatesta, gli Sforza, i Montefeltro, quindi Ottaviano Mamiani della Rovere, conte di Gabicce.

Dal 1631 Gabicce torna di possesso dello Stato Pontificio e vi rimane sino all’unità d’Italia.

Nel XVI secolo all’arte di due vasai Girolamo e Giacomo Lanfranco, portò in auge la città di Gabicce per le meravigliose decorazioni della ceramica e le opere di terracotta che realizzarono.

La loro produzione è oggi esposta nei principali musei del mondo.

Gabicce Mare è oggi un importante centro balneare con spiaggia sabbiosa ed un porticciolo turistico a Baia Vallugola.

Da Vedere

La Chiesa di S.Ermete del 775

Il Parco Naturale di Monte San Bartolo

Nei prossimi giorni a Gabicce Mare

Tavullia

Tavullia si trova a 170 m. s.l.m. sulle colline pesaresi al confine con la Romagna, tra i bacini del torrente Tavollo e del fiume Foglia.

Tavullia sino al 1940 si chiamava Tomba di Pesaro, l’attuale toponimo deriva dal torrente Tavolo che attraversa il territorio.

Sul monte Peloso durante il medioevo si era sviluppato un castello denominato “Castrum Montis Pilos Tumbao“.

Per la sua posizione di confine fu al centro di scontri tra i Malatesta ed i Montefeltro che qui culminarono l’8 novembre 1443, con la Battaglia di Monteluro.

Nel 1446 Monteluro è di nuovo teatro di una battaglia che però segnò la sottomissione definitiva del Castello di Tomba a Pesaro, di cui seguirà nel tempo le vicende.

Tavullia ha dato i natali al celeberrimo Valentino Rossi ed è sede del suo Official Fan Club.

Da Vedere

La Chiesa di San Lorenzo Martire ove sono conservate le reliquie di San Pio

La cinta muraria di Belvedere Fogliense

Il rudere della Torre di avvistamento a Pirano

Le rovine del castello di Monteluro

Nei prossimi giorni a Tavullia

Montelabbate

Montelabbate si trova tra le colline della parte finale della vallata del fiume Foglia.

Il toponimo è derivato dal castello di Monte dell’Abate perché edificato presso l’Abbazia di San Tommaso in Foglia.

Nel XV secolo, Montelabbate passò al pesarese Galeazzo Malatesta che fortificò il castello e fece erigere una rocca.

Durante la battaglia di Monteluro, il castello di Montelabbate vide avvicendarsi prima le truppe di Francesco Sforza, poi quelle di Niccolò Piccinino e infine quelle di Sigismondo Malatesta.

Nel 1445 Galeazzo Malatesta cedette Pesaro a Costanzo I Sforza che scelse il castello di Montelabbate come uno dei luoghi di soggiorno preferiti.

Si devono a lui importanti modifiche alla struttura come la costruzione del torrione di levante e l’unione della residenza degli abati con la rocca malatestiana.

Giangiacomo Leonardi nel 1450 ottenne il castello da Guidubaldo II Della Rovere, la sua famiglia ne rimase proprietaria sino al 1804.

Da Vedere

L’Abbadia Parrocchiale di San Tommaso in Foglia del X secolo

La Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta

Il Palazzo Marcucci del XIX secolo

Il Castello del Farneto del X secolo

Nei prossimi giorni ad Montelabbate

Vallefoglia

Vallefoglia è un comune sparso, formato dalla fusione dei comuni di Colbordolo e Sant’Angelo in Lizzola sulle colline pesaresi bagnate dal fiume Foglia.

Colbordolo

Si ha traccia di Colbordolo sin dal 1047 quando viene citato in documenti relativi alla giurisdizione di alcuni territori.

I signori del vicino Castello di Montefabbri provvidero ad edificavi un nuovo castello nel XIII secolo.

Tra il XIII e XIV secolo i castelli di Colbordolo, Montefabbri e Talacchio, furono teatri delle guerre tra Malatesta e Montefeltro per il possesso del territorio.

Sigismondo Pandolfo Malatesta nel 1446 alla testa di un grande esercito, attaccò il castello di Colbordolo distruggendolo, costringendo la popolazione a trasferirsi ad Urbino.

Quando nel 1462 Sigismondo Malatesta fu sconfitto nella Battaglia del Cesano, da Federico da Montefeltro, Colbordolo divenne un feudo del Ducato di Urbino, di cui seguì le vicende storiche.

Sant’Angelo in Lizzola

L’origine di Sant’Angelo in Lizzola risale al XIII secolo quando gli abitanti di Monte Sant’Angelo ottennero da Pesaro il castello dei De Liciola, appena espropriato ai proprietari, per insurrezione.

Dal XV secolo, Sant’Angelo in Lizzola seguì le vicende di Pesaro e del Ducato di Urbino, trovandosi al confine tra i due territori.

Nel comune di Vallefoglia sono compresi anche altri centri importanti come Talacchio, Montefabbri.

Da Vedere

Sant’Angelo in Lizzola

Palazzo Mamiani che domina la piccola piazza, fiancheggiato dalla torre civica

La Chiesa collegiata di San Michele Arcangelo del XVIII secolo, conserva pregevoli copie di opere del Reni e del Correggio

La Chiesa abbaziale di Sant’Egidio fuori dal castello

La Chiesa della Madonna di Monte Calvello

La Villa Carelli, dimora signorile di fine ‘700 in località Trebbio

Colbordolo

Il Parco delle Muse e delle Ninfe

La Torre con l’orologio

Talacchio

La Casa Torre colombaia

Il Casino Albani, che nel Seicento era una dimora signorile di campagna

Il Convento dei Girolamini del XV secolo

Il mulino Renicci, la cui parte originaria risale al 1400

Montefabbri

La Pieve di San Gaudenzio

Il Castello con il borgo quattrocentesco ancora ben conservato

Nei prossimi giorni a Vallefoglia

Petriano

Petriano si trova a 327 m. s.l.m. tra le colline pesaresi a metà strada tra Pesaro ed Urbino.

Il toponimo deriva dall’antica denominazione “Prae tres amnes” che significa sopra tre fiumi, perchè attraversata da l’Apsa, il Tagliatesta ed il Razzo.

Una pergamena del 1069 attesta l’esistenza di Petriano il cui castello passò sotto il controllo di Urbino di cui seguì le vicende storiche.

Da Vedere

La Chiesa di San Martino nominata in un documento del 1069

La Chiesa di Santa Maria in Calafria del XIII secolo

Nei prossimi giorni ad Petriano

Colli al Metauro

Colli al Metauro è un comune diffuso, sulle colline Pesaresi istituito nel 2017 a seguito della fusione dei comuni di Montemaggiore al Metauro, Saltara e Serrungarina.

Saltara

Il toponimo di Saltara deriva dal latino “saltariu” ovvero ufficiale preposto alla custodia dei campi, ovvero come risulterebbe da antichi atti ecclesiastici, fosse stato istituito un guardino del territorio.

Solo nel XII secolo sarebbe sorto il paese vero e proprio anche se esistono documenti del IX secolo che citano ” Mansum Saltariae“.

Un documento del 1139 definisce che il Monastero di Fonte Avellana possedeva la chiesa di San Martino di Saltara anche se la tradizione vuole sia un insediamento dell’Ordine Templare. Attorno alla cappella fu costruita nel XVI secolo la Villa del Balì.

Nel 1283 Saltara divenne soggetta al comune di Fano di cui seguì di conseguenza le sorti storiche.

Serrungarina

Il toponimo di Serrungarina è un composto del termine “serra” e di un derivato del latino “LONGUS” ovvero lungo.

Di certo nel 1343 fu occupata dai Malatesta di Rimini, seguì Francesco Sforza due anni dopo e nel 1463 da Federico da Montefeltro.

Fu quindi assegnata a Fano di cui seguì le vicende storiche.

Montemaggiore al Metauro

Una delle ipotesi del toponimo, è che sia una derivazione dal nome “Monte Maor” o “Mauro” o “Maurum” ritenendone l’origine un riferimento al generale cartaginese Asdrubale Barca.

Di certo nel 777 il Convento di San Martino di Fano deteneva “la quarta parte della terra di Montemaggiore”.

Poi nel 1178, si parla di Montemaggiore, con il termine “Castrum”, cioè “castello”.

Nei secoli XIV, XV, XVI Montemaggiore al Metauro restò indissolubilmente legata al vicariato di Mondavio.

Con il matrimonio tra Giovanni della Rovere e Giovanna da Montefeltro, il 10 maggio 1478, Montemaggiore passò al Ducato di Urbino.

Quindi dello Stato Pontificio di cui seguì le vicende sino all’Unità d’Itlia.

Da Vedere

La Villa del Balì – Museo interattivo della scienza e planetario, la villa assunse l’attuale aspetto solo XVIII secolo

Il centro storico di Calcinelli costituito dalla chiesa dell’Angelo Custode del XIX secolo e da numerose villette stile liberty

Il Santuario della Madonna della Villa di Saltara

La Ex Chiesa del Gonfalone – Sala dei Mosaici di Saltara

Nei prossimi giorni a Colli al Metauro

Mombaroccio

Mombaroccio si trova a 321 m. s.l.m. tra le colline pesaresi sul confine tra Fano e Pesaro.

Il toponimo è composto da “monte” e l’alterazione di “biroccio“, il tipico carro delle campagne marchigiane.

Il XIII secolo vede la nascita di Mombaroccio che dipendeva inevitabilmente dalla vicina Pesaro.

Con l’avvento dei Malatesta, Mombaroccio ebbe un notevole sviluppo urbano, con la costruzione di una cinta muraria a difesa del centro abitato.

Ai Malatesta seguirono gli Sforza nel 1445 quindi Ranieri dei marchesi Del Monte e dal 1631, Mombaroccio tornò allo Stato Pontificio.

Da Vedere

Le Mura quattrocentesche con camminamento e torri;

La Porta Maggiore collegata a palazzo Del Monte

La Chiesa di San Marco: sul portale un leone marciano del sec. XV

La Chiesa dei Santi Vito e Modesto, con una tela di scuola baroccesca

Il Convento del Beato Sante

Nei prossimi giorni ad Mombaroccio