Lo sviluppo del tartufo richiede speciali condizioni; non ama l’asciutto e necessita
di determinati sali e preferisce terreni argilloso-calcarei, con la presenza di silice.
I tartufi si sviluppano in simbiosi con parecchie specie di alberi: quercia, pioppo,
tiglio, salice. L’albero sotto cui si forma può essere determinante per la finezza
e l’intensità del profumo. Il più quotato è il tartufo di quercia; è abbastanza
scuro e bitorzoluto e di maggior peso specifico e proviene da terreni compatti;
se di pioppo risulta più rotondo e più bianco e proviene da terreni sciolti e leggeri.
Giace normalmente a 10-35 cm. di profondità.
Le varietà dei tartufi sono oltre 100, ma le più conosciute sono il tartufo bianco
"tuber magnatum", particolarmente pregiato per l’intenso profumo e la capacità di
esaltare i cibi, e il tartufo nero (tuber melanosperum), molto più diffuso e meno
quotato del "magnatum".
Il tartufo, delizioso frutto della terra, é un vero e proprio tesoro sotterraneo.
Con il suo intenso profumo e originale sapore è tra i più misteriosi esseri del
regno vegetale. Una protuberanza che già nell’antichità meravigliò botanici e
naturalisti e ancora adesso conserva i suoi segreti con molta gelosia.
I Romani lo chiamavano semplicemente "tuber", che in latino significa gonfiore,
bitorzolo. Aristotele ed altri autori antichi come Pitagora gli attribuirono
facoltà afrodisiache, Plutarco era convinto che si formasse in seguito a turbolenze
atmosferiche, col favore di tuoni e fulmini, che derivasse da strane radici vaganti
staccatesi dalle piante madri, o grumi prodotti da fermentazioni della terra.
Solo verso il secolo XII cominciò ad usarsi il nome "terrae tuffolae" che si contrae
in "tartuffole", da cui "tartufo".
Pico nel 1788 nella sua tesi di laurea in medicina a Torino, discutendo sui funghi
per la prima volta attribuì al tartufo bianco la denominazione di "tuber magnatum".
Il tartufo ha nelle Marche radici storiche antichissime, tanto da essere parte
integrante della nostra coltura e tradizione. Se non si tiene conto di questo non
si capisce perché oggi esso sia considerato tanto importante dal punto di vista
sociale, ecologico, agricolo, forestale ed economico.
La regione lo mette ai primi posti tra i prodotti tipici da valorizzare e per esso
investe in risorse economiche ed umane. Per garantire che venga sempre più conosciuto
e difeso da truffe e tentativi di contaminazione la Regione utilizza gli strumenti
della ricerca e della sperimentazione.
In realtà c'è tutto un mondo che ruota intorno a questo straordinario prodotto
della terra: i tartufai in primo luogo, gli addestratori di cani da tartufo, i
commercianti, gli imprenditori per la trasformazione, i ristoratori, i consumatori.