LA RELIQUIA DIMENTICATA
ANCONA - Esumata da un polveroso armadio di sacrestia dove venne conservata per anni, è stata tirata fuori per la festa di Ognisanti, nella cattedrale di San Ciriaco di Ancona, una reliquia preziosissima sia per la sua storicità che per la valenza devozionale intrinseca. Una reliquia conosciuta male dai soliti "addetti ai lavori", mentre una grandissima parte della popolazione anconetana e della regione non ne sa nemmeno dell'esistenza. Si tratta del vetusto teschio del cugino carnale di Gesù Cristo, dell'apostolo Giacomo detto "il minore" o anche "il giusto", fratello di quel Giacomo trattato con centomila onori in Spagna, in Galizia, a Compostella. Giacomo il Giusto fu il primo vescovo cristiano di Gerusalemme. Nella città santa fu assassinato nel 62 per ordine del sommo sacerdote ebreo Anamia, grande persecutore dei cristiani di Palestina. Il corpo di Giacomo, unitamente a quello dell'apostolo Filippo fu trasportato a Roma nel Medioevo, presumibilmente nel 1024, conseguentemente al saccheggio della città di Costantinopoli, città in cui fino ad allora sarebbe stato religiosamente conservato. Proprio da Roma si dipanano fino ad Ancona le vicende storiche del "santo teschio". La tradizione sostiene che le spoglie di Giacomo il Giusto fossero giunte a Roma ossificate, ma prive del capo e con un solo dente molare. Qui i resti di entrambi gli apostoli vennero riposti in una chiesa romana. Furono ritrovati solo nel 1837 nella chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, templio ad essi dedicato, nel quale era stata nascosta la sepoltura. In occasione del rinvenimento, papa Pio IX, marchigiano, ordinò al cardinale Costantino Patrizi di esprimere ricerche approfondite sulle ossa. La tradizione religiosa, peraltro, sosteneva che il teschio di Giacomo fosse conservato nella cattedrale di Ancona, quivi giunto separatamente dal corpo nel corso del Medioevo per chissà quali strade. In proposito c'è da dire che esisteva, già nel XIX secolo, la ricorrenza della " traslatio capiti Sancti Jacobi" festività che cadeva il quattro marzo di ogni anno, la cui celebrazione venne autorizzata di nuovo dallo stesso Pio IX al vescovo di Ancona Benedetto Antonucci. Le ricerche sui resti degli apostoli furono condotte da una commissione di studio composta da eminenti esperti,laici e religiosi, appositamente costituita. Accertata l'autenticità delle spoglie conservate a Roma, nell'aprile del 1873 giunsero nel capoluogo marchigiano alcuni medici anatomo-patologi i quali, dopo avere esaminato il teschio con estrema cura, accertarono che la morte dell'uomo al quale era appartenuto fosse stata provocata da lesioni gravissime al capo. Inoltre, alla comparazione dei resti di Roma con il teschio di Ancona, la composizione delle ossa risultò identica, così come vennero giudicate compatibili le tracce delle ferite presenti sia sulle ossa del corpo che sulla testa dell'apostolo il quale, secondo la tradizione, sarebbe deceduto in seguito alle ferite inferte con pietre e bastoni. In modo particolare il dente conservato a Roma, avrebbe combaciato perfettamente con un alveolo dentale molare del teschio di Ancona. Il diciannove aprile del 1873 un collegio di notai ratificò le varie fasi delle indagini e il risultato degli esami medici. Il teschio di Ancona fu definitivamente identificato con i resti di Giacomo il Giusto. Stranamente fu riposto in soffitta.
La
sezione culturale e divulgativa del Mystery Investigation & Research -
M.I.R.