TRAGICHE ERESIE
MARCA ANCONETANA

Fabriano e Recanati sono state le uniche città della Marca nelle quali vennero eseguite condanne capitali per eresia nel Medioevo. A Fabriano furono arsi sul rogo tre appartenenti alla congrega francescana dei così detti "Fraticelli", il 24 novembre del 1450. A Recanati, invece, certo Cola di Cisco, detto il Brunaccio, venne impiccato, decapitato e arso sia per reati comuni che per essere stato propagatore delle tesi eretiche dei fratelli Gozzolino di Osimo. La sentenza fu ±@ ±@rare riti religiosi nei periodi di interdizione liturgica. Soprattutto, avrebbero sostenuto che il popolo avesse potuto scomunicare un vescovo nella stessa maniera che un vescovo potesse scomunicare il popolo.
'attività della congrega dei Gozzolino sfociò nell'assalto alla sede vescovile di Recanati. Il vescovo, tale Federico Sanguigni, fu costretto a fuggire dalla città. Dodici dei suoi, tra servi e aiutanti, vennero uccisi barbaramente. Negli anni successivi la fazione gelfa, fedele alla Chiesa, riprese il controllo della città, e nel 1320 fra' Lorenzo Mondaino, titolare dell'Inquisizione religiosa della Marca, condannò solennemente i capi dell'eccidio. Ma poichè costoro erano in gran parte le persone più facoltose di Recanati e la loro contumacia rappresentava un grave danno per l'economia cittadina, il rettore della Marca Fulcone da Pavia concesse loro il perdono pontificio il primo dicembre del 1328.
spirito della ribellione e dell'eresia continuò ad aleggiare a Recanati. La stessa animosità che portò Cola di Cisco, figlio illegittimo di uno dei ribelli ghibellini perdonati, tale Filippo Papavola, a darsi al brigantaggio e a predicare la vecchia eresia. Come s'è detto, Cola fu catturato e giustiziato nella sua città nel 1368. Dapprima fu impiccato perchè ladro, il suo cadavere decapitato in quanto assassino, e quindi venne bruciato come eretico.

"Fraticelli de'Opinione"

più complesse e articolate furono invece le vicende che condussero al rogo i seguaci dei "Fraticelli de' Opinione" a Fabriano nel 1450. Anche in questo caso occorre tornare indietro di molti anni. Il movimento settario dei "Fraticelli" sorse alla fine del XIII secolo come impegno di recupero della primitiva spiritualità francescana. Soltanto nel 1426, grazie al cronista abruzzese Michele da Florio, si ebbero notizie più dettagliate sui Fraticelli, definiti anche con il termine di "paupera vita" o di "congregati di Guglielmina Boema". Dalle cronache si apprende che il movimento, divenuto negli anni gradatamente ereticale, fosse stato ben radicato nei territori di Cupramontana, di Maiolati e di Monteroberto, di Mergo e di Serra San Quirico. Focolai ereticali erano presenti anche nei territtori della Marca più settentrionali, come a Fossombrone e nei territori di Calmazzo. La dottrina eretica dei Fraticelli si basava sulla applicazione alla lettera del motto evangelico "crescite et multiplicamini" (crescete e moltiplicatevi), in ottemperanza del quale gli adepti si dedicavano al sesso più sfrenato compiuto in promiscuità. Oltre al sesso, la congrega praticava la comunione totale dei beni e delle risorse degli affiliati, nell'utopia del ritorno all'antica povertà e alla semplicità di vita predicate da San Francesco. Sotto il profilo puramente dottrinario, i Fraticelli non riconoscevano la divinità di Cristo e, nelle loro prediche pubbliche, opinavano sulla sua morte e sulla sua resurrezione. Fatto è, tuttavia, che la congrega ebbe un fortissimo ascendente sul popolo più umile e più indigente, tanto e tale che il fatto divenne il motivo della loro repressione, condotta sia dalle autorità ecclesiastiche che da quelle civili.
maggio del 1428 papa Martino V inviò nei territori di diffusione della congrega il predicatore Jacopo della Marca da Monteprandone (San Giacomo della Marca) per arginarne l'espansione. Fu un fallimento. Il papa quindi usò le maniere forti. Contro i Fraticelli, e contro le popolazioni che li sostenevano, inviò un esercito al comando di Astorgio Agnense vescovo di Ancona. I soldati posero a ferro e a fuoco la città di Maiolati, considerata epicentro dell'eresia. I Fraticelli tuttavia risultavano ricompattati nel 1449, tanto da indurre papa Niccolo V ad indire una nuova predicazione di Jacopo della Marca e di fra' Giovanni da Capestrano. Fu ancora una volta un fallimento. Ed ancora una volta un pontefice diede voce alle armi.
primavera del 1450, il papa inviò a Fabriano un esercito pesante al comando di Giovanni Piccinino, il quale mise a sacco Cupramontana, Poggio Cupro e altri centri minori. Invero, al di là del motivo di repressione ereticale, il pontefice intese mettere ordine con sistemi drastici ai diversi focolai di ribellione, più o meno espliciti, messi in atto dai signorotti della zona. Così i Fraticelli divennero vittime, di certo non innocenti, di una situazione politica pilotata artatamente contro di loro, e molto più complessa di quella che essi avevano creato. La polizia di Piccinino riuscì a catturare i dodici esponenti di spicco della congrega. Dopo un processo sommario, il condottiero ne fece ardere vivi tre nella piazza maggiore di Fabriano il 24 novembre del 1450. Emanò quindi, nel nome del papa, un'ordinanza che avrebbe consentito chiunque ad uccidere un adepto conclamato della congrega, nonchè di ricevere una ricompensa in caso di delazione alle autorità civili. Dopo pochi anni, i Fraticelli e la loro stranissima dottrina scomparvero definitivamente da tutta la Marca.

Gabriele Petromilli (dir. sezione culturale M.I.R.)

 
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