LE MADONNE PRODIGIOSE DELLE MARCHE

Nel territorio delle Marche si contano ben sette raffigurazioni della Madonna considerate prodigiose. I prodigi si verificarono quasi tutti sul finire del '700. Questo periodo è significativo giacchè coincide con quello dei sommovimenti della coscienza religiosa popolare, che la rivoluzione francese prima, e successivamente la calata delle armate napoleoniche nel Piceno, avevano provocato nelle popolazioni marchigiane. Il ricorso al meraviglioso e al soprannaturale sembrò costituire un rifugio nelle devozioni religiose, qui consolidate da secoli di storia.
Consideriamo i prodigi. Nel giugno del 1796, il dipinto seicentesco della Vergine conservato nella Cattedrale di San Ciriaco in Ancona, avrebbe iniziato a muovere gli occhi e a versare lacrime. Il fenomeno sarebbe stato osservato dallo stesso Napoleone, che ne sarebbe rimasto grandemente turbato. Nel 1845 un processo canonico accertò la veridicità dei fatti miracolosi. Al dipinto venne conferito il titolo di "Regina di tutti i Santi", e la Madonna fu eretta patrona del porto di Ancona. Nel luglio del 1796 lo stesso prodigio si sarebbe verificato in un quadro mariano esposto nella chiesa di Santa Maria Assunta, a Montesecco di Pergola. Nel novembre del 1788, un dipinto della Vergine attribuito a Pietro da Montepulciano, avrebbe roteato gli occhi per più giorni consecutivi. La chiesa dove era conservata l'immagine venne eretta alla dignità di santuario con la denominazione di Santa Maria delle Grazie di Potenza Picena. A Sant'Agata Feltria l'immagine della così detta "Madonna dei Cappuccini" avrebbe mosso gli occhi in più riprese, a partire dal settembre del 1796 fino al giugno del 1850. Di epoca più remota sarebbe invece il prodigio della Madonna degli Angeli, un affresco murale del convento francescano di Forano, nei pressi di Appignano, nel maceratese. L'evento miracoloso si sarebbe verificato verso la metà del '500, allorchè la Vergine stessa avrebbe dipinto il suo volto nell'affresco. Lo stesso luogo è legato anche all'apparizione della Madonna a fra' Corrado da Offida, evento che si sarebbe verificato nel XIII secolo. Nel marzo del 1439, invece, avrebbero iniziato le lacrimazioni di un'immagine mariana affrescata all'interno della chiesa di San Cristoforo di Pennabilli, nel Montefeltro. Stando alle cronache dell'epoca, il fenomeno sarebbe stato osservato da una folla numerosa e dai notabili cittadini. Un consimile evento si sarebbe verificato nella cittadina anche nel 1571 e nel 1522, quando l'immagine dell'affresco sarebbe comparsa misteriosamente sulle mura della rocca, mettendo in fuga l'esercito mediceo che stava assediando Pennabilli. Infine, il prodigio della "Beata Vergine Addolorata" nel santuario di Campocavallo di Osimo. Il 16 giugno del 1892 il volto della Madonna avrebbe iniziato a lacrimare e a roteare gli occhi.
Il prodigio mariano più noto e più sensazionale che si sarebbe verificato nelle Marche, è però costituito da quel complesso di episodi, a metà strada tra devozione religiosa popolare ed ufologia, che si sarebbero verificati a San Severino a partire dal gennaio del 1584.
Nella San Severino del XVI secolo, un certo Luca di Serantonio possedeva un podere coltivato a vigna. In un pilastro del cancello d'ingresso al campo, situato in contrada Pescara, egli aveva fatto dipingere, nell'agosto del 1560, l'immagine di una Madonna con il Bambingesù sulle ginocchia dal pittore locale Giangentile di Mastrolorenzo. Ventiquattro anni dopo, nella notte tra il 16 e il 17 gennaio, tale Simone Scialati e sua moglie Polissena, avrebbero visto accanto alla sacra immagine "... un gran scintillar per aere di un gran splendore sopre il luogo della Vergine, per lo spazio di una ora." I due, pieni di meraviglia, avrebbero avvertito del fatto i loro vicini di casa. Nello stesso tempo, tali Bernardino Santone e sua figlia Benedetta, da un altro punto di osservazione avrebbero visto nel cielo una moltitudine di luci, e due raggi che si sarebbero elevati in alto dal punto dell'immagine sacra. Il giorno seguente la notizia dell'evento prodigioso corse per tutta la città. Nei giorni successivi vi fu un continuo andare evenire di fedeli provenienti da tutto il circondario. L'immagine sacra venne ribattezzata subito "Madonna dei Lumi". Del fenomeno si interessarono immediatamente le autorità civili e religiose. Il vescovo di Camerino, Giovanni Bovio, emanò un'ordinanza in cui si affermava che la fede popolare "sui lumi" non era da vietare nè da incoraggiare, ma si vietava l'esercizio di qualsiasi atto religioso e l'offerta di immagini votive.
Nella serata del 25 febbraio dello stesso anno, suor Severina Stigliano, suor Lucrezia Mengarucci e suor Eustachia Teofilo, religiose del convento cistercense di Santa Caterina di San Severino, avrebbero osservato accanto alla immagine della Madonna "... una cosa tutta splendente che, muovendosi in alto per l'ampiezza dell'aere, sovrastava il luogo de la Madonna de' Lumi." Questo tipo di fenomeni sarebbe continuato nei mesi successivi, con frequenza alterna, fino alla vigilia di Natale del 1585.
In un manoscritto di padre Raffaele Riera, stilato a Roma nel 1732, è presente una relazione amplia e molto dettagliata dei fenomeni, cosiderati soprannaturali dall'autore. Nel manoscritto sono ricordate apparizioni luminose che si sarebbero verificate nella zona ancor prima del 1584. Ad esempio, il prodigio del 1459 quando "... colonne di fuoco si dipartirono verso Laureto e verso la chiesa di Santa Maria delle Vergini di Macerata." Il prelato riportò anche avvenimenti similari che sarebbero capitati nel 1555 nei pressi di un chiesa campestre di Filottrano, nonchè il racconto dello storico cingolano Avicenna, nel quale si faceva ampia menzione di fenomeni luminosi aerei notturni sopra la Santa Casa di Loreto.
Gabriele Petromilli (dir. sezione culturale M.I.R.)

 
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