11 settembre 2016

La strada dei sapori di montagna

Fabriano
Matelica 19,0 km
Serrapetrona 27,9 km
Loro Piceno 30,5 km
Belforte del Chienti – Caldarola 31,3 km
Pieve Torina – Capriglia 24,5 km
Visso 16,4 km
Questo è un itinerario da percorrere tranquillamente, senza preoccuparsi del tempo, inebriandosi di questa terra ricca di quiete e buoni sapori, nella zona più interna delle Marche, al confine con l’Umbria.
Località di partenza, Fabriano, posta all’interno di una vallata chiusa dalle montagne, è sempre stata una città dedita alla produzione, dalle botteghe di fabbri, alla lavorazione della carta, sino all’odierna industria degli elettrodomestici. Punto obbligato di passaggio tra le Marche e l’Umbria, vanta origini antichissime, ma vide un’importante sviluppo a partire dal XII secolo.
Sono prorpio di questo periodo alcune delle costruzioni più belle del centro cittadino, la Fontana Sturinalto (1285) posta in Piazza del Comune proprio vicino al Palazzo dei Podestà eretto nel 1255 con il suo caratteristico arco
ogivale posto sulla strada. Della stessa epoca è la Chiesa di San Benedetto, anche se della struttura originale a seguito di varie ricostruzioni, rimane ben poco, al suo interno si possono ammirare opere di artisti come Simone De
Magistris, Giacinto Brandi, Orazio Gentileschi. Parlando di Fabriano non si può tralasciare di nominare la particolare tradizione norcina, con il suo famoso e rinomato salame, unico per gusto e qualità prodotto ancora oggi seguendo
un’antica ricetta Fabrianese, senza additivi chimici, dal Salumificio Bilei.
Spostandosi verso sud in direzione Camerino, oltrepassato il borgo di Cerreto d’Esi, si giunge a Matelica. La città divenne Municipium di Matilica nel I secolo a.c. e seguì la storia dei comuni medievali del centro Italia divenendo
libero comune nel 1150. Già nel XIV secolo era una città industriosa e famosa per le fabbriche di panni di lana. Queste furono la principale attività, sino alla seconda metà dello scorso secolo, quando sorsero nuove industrie nel campo metalmeccanico e tessile. Del suo passato storico, restano tracce evidenti sia nel centro che nelle zone circostanti. La piazza principale che porta il nome di Enrico Mattei, è il fulcro delle attività cittadine. Al suo centro una
bellissima fontana ottagonale del 1587 con stemmi papali di Sisto V e statue raffiguranti 4 divinità marine Biutino, la Veloce, la Sirena e Maccagnanu. Nella stessa piazza si trovano il Palazzo Comunale del 1606 e l’attiguo palazzo degli Ottoni del 1427 mentre sul lato opposto c’è il Palazzo del Governo del 1271 con torre civica e loggiato. Oltre al museo-pinacoteca nel palazzo degli Ottoni, troviamo un altro museo nel Palazzo Piersanti.
Per soggiornare a Matelica senza dubbio la scelta cade sulla Country House Villa Collepere.
Proseguendo l’itinerario, giunti a Castelraimondo si devono seguire le indicazioni per Serrapetrona. Per giungere alla prossima meta, bisogna salire lungo tortuose strade montane, tra colline ricche di viti e olivi, per godersi
un meritato e veramente unico sguardo sui Monti Azzurri. Questo paese, famoso per la sua produzione vitivinicola, ha una storia tipica di borgo medievale, Serra era centro fortificato a difesa della valle nel periodo longobardo.
Qui, di notevole interesse artistico, all’interno della Chiesa di San Francesco, troviamo il Polittico di Lorenzo d’Alessandro del 1496, raffigurante la Vergine che adora il Bambino. Ma il vero gioiello di Serrapetrona è quel succo ottenuto dalle uve di queste colline, che spremuto e sapientemente invecchiato diviene la Vernaccia di Serrapetrona. Certamente da segnalare, l’Azienda Colleluce che sta producendo questo vino con notevole impegno e grande passione.
Da qui si scende attraversando la valle del Chienti, passando per Colmurano,fino a raggiungere le mura di Loro Piceno. Nel 1055 questa rocca era uno dei 129 castelli della chiesa fermana. Da quassù, si gode un panorama che spazia dai Sibillini sino al Mare Adriatico. Girando tra gli stretti vicoli del borgo entro le mura, si scoprono scorci incredibili ricchi di particolari unici tra chiese e cinquecenteschi palazzi patrizi dalle sfumature rossomattone. Tra questi all’interno di una torre si trova “1 Taverna X Loro”, un suggestivo ristorante dove fermarsi per gustare ottimi piatti tutti marchigiani.
Si ridiscende verso Passo San Ginesio, passato il borgo che si sviluppa lungo la strada, si prosegue fino a Santa Maria di Pieca dove si deve svoltare a destra per una visita a Belforte del Chienti. Nel 1200, Belforte era una città
fortificata contesa tra Camerino e Tolentino, per la sua posizione sul colle che domina la vallata. La discreta estensione di mura castellane, giunte sino ai nostri giorni, risale al XIV secolo. A S.Eustachio, patrono del paese è dedicata la chiesa posta al centro del borgo fortificato, proprio di fronte al Municipio.
Al suo interno è possibile ammirare un prezioso polittico realizzato nel 1468 da Giovanni Boccati da Camerino per celebrare la vita del Santo Patrono. Altra Chiesa da visitare quella di San Giovanni con dipindi di Giovanni Andrea De Magistris. Sui colli attorno a Belforte del Chienti, viene coltivata una varietà di olivo che cresce solo in questo territorio, da cui si estrae l’omonimo olio Coroncina.
Per provarlo quale miglior posto se non l’Agriturismo Coroncina, dove poter anche sostare per una piacevole degustazione.
Poco distante, si trova il paese di Caldarola, di origine medievale, con il suo castello in stile rinascimentale. Nei dintorni, si trovano anche il castello di Croce del XIII secolo e quello di Vestignano. In entrambi ed in alcune chiese locali, è possibile ammirare, opere di Simone e Andrea De Magistris, molto attivi in questo territorio.
Lasciata Caldarola, si raggiunge per una comoda strada, la prossima tappa.
Pievetorina è un centro rurale immerso nella natura, tra boschi e prati, la cui principale risorsa è l’allevamento. La pace di questo ambiente tranquillo, ispira la preghiera e la meditazione, non a caso, nel territorio comunale,
troviamo tre Santuari. Quello di Santa Maria in Caspriano di Casavecchia del 1350, quello di Santa Maria in Carpineto del 1300 in località Roti e l’Eremo Santuario di Sant’Angelo in Prefoglio (o Romitorio dei Santi o Eremo delle Colonne) sulla strada che porta a Colfiorito. Quest’ultimo, costruito nel 1148 all’imboccatura di una grotta che sovrasta la strada, è dedicato all’Arcangelo Michele. Le varie denominazioni con cui è noto, derivano dalle storie leggendarie a cui è legato. Una di queste vuole che l’acqua raccolta in una vaschetta dentro la grotta avrebbe proprietà terapeutiche contro il mal di testa. In questa terra, dove la natura è ancora incontaminata, l’aria è pura e le acque sono limpide, si producono genuine specialità tipiche di questi monti, come formaggi, ricotte, zafferano e farro che si possono trovare direttamente da chi produce con passione, l’Azienda Angeli nella frazione di Capriglia.
Continuando la strada verso sud si giunge in pochissimi minuti a Visso. Situata nel cuore del Parco dei Monti Sibillini, fu fondata dai Sabini centinaia di anni prima di Roma, con il nome di Vicus Elacensis. Una zona così montuosa portò le sue popolazioni a disputarsi i terreni coltivabili, nacquero così le dispute con
Norcia, Camerino, Acquacanina, Montemonaco e Montefortino. Memorabile fu la Battaglia del Pian Perduto del 1522, combattuta contro Norcia per le terre di Gualdo e ricordata nell’omonimo poema di Berettaccia. Nel borgo e nelle frazioni limitrofe, si possono vedere antichi edifici in pietra testimonianze del passato di questa terra. Non può mancare una visita al Santuario di Macereto, con la sua tipica struttura ottagonale, costruito nel 1399. Più antica, del 1100, è la Pieve di S. Maria Assunta, situata a Fematre ed affrescata da diversi artisti umbri del ‘400. Nel centro urbano dove edifici rinascimentali sono separati da strette vie, tipiche dei borghi montani, si possono ammirare il Palazzo dei Priori, quello dei Governatori e dei Varano, la piazza principale è sovrastata dal campanile della Chiesa di S. Maria realizzata nel XII secolo in stile romano-gotico con un bellissimo portale con due leoni ai lati. A fianco si trova quella di S.Agostino del XIV secolo, oggi sede del museo. L’attività economica prevalente è sempre stata quella dell’allevamento degli ovini e dei suini, in particolare quella della tipica razza di pecore sopravvissana. Agli inizi del ‘900 nel comune di Visso si contavano oltre 150.000 capi ovini. Parallelamente si è sviluppata un’altra attività, quella relativa alla produzione di salumi. Per antagonismo con la vicina Norcia, sono state perciò perfezionate ricette per ottenere prodotti unici inconfondibili per aroma e struttura. Dal salame al ciauscolo, dalle salsicce alla coppa, ancora oggi, vengono realizzati seguendo antiche segrete ricette, tramandate di generazione in generazione.
E’ possibile trovare tutto questo entrando nella antica Bottega di Pettacci, situata proprio
nel centro di Visso.
L’itinerario termina qui, ma con la speranza che questo lungo percorso, possa divenire spunto di approfondimento per una visita a questo e degli altri territori che rendono magnifico ogni scorcio di questa regione, le Marche.

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