12 settembre 2016

Anello piceno

OFFIDA
ROTELLA – CAPRADOSSO 17,5 km 22 min
COMUNANZA 19,2 km 23 min
MONTEMONACO 16,0 km 19 min
ARQUATA DEL TRONTO – TRISUNGO 31,0 km 40 min
ASCOLI PICENO 31,2 km 36 min

Questo itinerario si sviluppa quasi a formare un anello, percorrendo vecchie strade che portano a visitare suggestive località che ci parlano della vita e delle tradizioni di questi posti con storie di imperatori, di papi e di magia.
Non esiste un senso obbligato ma suggeriamo la partenza da Offida, città vocata ai vini ed all’arte del tombolo.
Secondo alcuni storici, deve il suo nome dal “serpente Ophite”, ophis in greco ed etrusco significa serpente, per altri invece deriverebbe dal latino oppidum cioè città fortificata.
Di certo Offida vanta origini antiche, siano essea etrusche o romane, da sempre fu un centro di importanza strategica, tanto che all’epoca delle occupazioni longobarde, risultava essere il più importante castello della zona.
Già nel XI secolo grazie all’insediamento dei monaci farfensi la città conobbe un periodo di notevole prosperità, nei secoli successivi, Offida si evolse ulteriormente realizzando il mercato cittadino e dotandosi di uno statuto comunale.
Sotto il controllo dello Stato Pontificio, era tra le città più importanti della regione, tale importanza fu mantenuta anche nel periodo dell’occupazione francese, divenendo capoluogo del II Cantone.
Città attenta all’arte ed alla cultura, all’inizio del 1800 furono avviati i lavori per un nuovo teatro, realizzato in stile barocco, conserva al suo interno il vecchio sipario con raffigurata la leggenda del mitico Serpente d’Oro a cui è intitolato.
Sempre al passo con i tempi, nel 1886 inaugurata la stazione ferroviaria lungo la tratta che collega Ascoli Piceno con la linea Adriatica.
Girando per le antiche vie del centro sono da vedere:
– ciò che resta delle mura castellane, risalenti al XII secolo, sono rimaste poche parti, tra cui spicca il torrione circolare posto a difesa dell’ingresso della città;
– il palazzo comunale, la cui struttura attuale del 1300, ha sostituito quella precedente più semplice ed antica di un paio di secoli, è dotato di torre e coronato da merli a coda di rondine.
– nell’ex convento dei Francescani si può notare l’antica struttura del castello, aperto nel XII secolo venne affidato all’ordine delle Clarisse sino al 1554 quando passò ai frati Francescani, che lo ampliarono per ottenere l’attuale configurazione.
– la fontana Grande o della Dea Flora fu eretta nel 1887, ha forma ottagonale con al centro una figura in bronzo di donna alata rappresentante la Dea Flora;
– la Chiesa di S. Maria della Rocca edificata nel 1330, su una precedente dedicata a S. Maria. In stile romanico-gotico, conserva al suo interno diverse pregevoli opere del Maestro di Offida databili tra il 1300 ed il 1400 ed altre del Maestro Ugolino di Vanne da Milano realizzate tra il 1360 ed il 1365.
Inoltre segnaliamo la Chiesa dell’Addolorata, la Chiesa del Suffragio e la Chiesa di Sant’Agostino all’interno dell’ex convento, con la cappella del Miracolo Eucaristico.
Lo spirito creativo di questa città lo si può ritrovare anche nelle specialità della cucina Offidana, ancora molto vive nella vita odierna, sulle tavole vengono serviti piatti dai sapori legati alla campagna come li taccù, i maccheroncini con rigaglie di pollo, il pollo Ncipp Nciapp, il coniglio in salsa,le cacciannanze, il chichi ripieno, i funghetti, i piconi ed altri.
In particolare vi segnaliamo gli importanti festeggiamenti che ogni anno si tengono per il carnevale offidiano, con la caratteristica rievocazione del Lu Bov Fint.
Il punto di riferimento per soggiornare ad Offida è senza dubbio, l’Agriturismo La Valle del Sole, dove una squisita ospitalità, in una struttura gradevole si fondono con la passione per il territorio e le tradizioni. Qui oltre che ammirare un panorama che spazia sulle campagne circostanti, gustare i veri piatti tipici della cucina ascolana, si possono apprezzare gli ottimi vini come Passerina, Pecorino e Offida rosso, prodotti dall’azienda e serviti con cortesia e comprovata esperienza.

Tappa successiva dell’itinerario è Rotella, si raggiunge in pochi minuti percorrendo la strada che costeggia il fiume Tesino.
La sua origine è antichissima, preromana, ha un castello del X secolo, fu possedimento farfense sino al 1571 quando passò alla Diocesi di Ripatransone rimanendovi sino al 1860.
Nel suo territorio aveva un’importanza notevole il Castello di Rovetino, andato purtroppo distrutto, ma erano fortificate anche altre frazioni, come Poggio Canoso e Capradosso.
Proprio raggiungendo questa frazione, continuiamo la visita. Salendo per i tornanti che si arrampicano sul Monte dell’Ascensione, la visione del panorama si estende sempre più lontano. Da quassù si ha una visione quasi totale della regione, lo sguardo scorre lungo la costa oltre il Conero, sino a Gabicce distinguendo San Marino sul Titano.
Una visione emozionante, avvolti nella pace e tranquillità dei pascoli che si alternano ai campi coltivati, ci troviamo, lontani dal rumore frenetico della vita cittadina, nell’assoluto silenzio. in questo posto, il tempo si ferma per farci apprezzare la bellezza della natura e dell’aria pulita.
Probabilmente un pensiero non molto dissimile ha portato popoli antichi ad edificare qui un tempio alla dea Artemide, oggi una quercia secolare si erge a sentinella del Santuario di Montemisio, costruito sulle rovine dell’antico tempio.
Il nome Capradosso deriva da pradoss, ad indicare una zona boscosa, oltre i suoi confini iniziano gli alberi del bosco che avvolge il Monte dell’Ascensione. All’interno della Chiesa dedicata alla Madonna della Consolazione, è venerata una statua di legno della Madonna con Bambino, che ogni anno viene portata in processione nel mese di maggio, la statua è conservata nella vicina chiesa di S.Rocco.
A completamento di questa tappa non può mancare la sosta all’Azienda Pacioni, che da generazioni si tramandano i segreti per la produzione di sublimi formaggi. Ma il vero segreto è la genuinità degli ingredienti. Latte fresco prodotto esclusivamente da animali allevati su questa montagna, è il punto di partenza nella produzione di ogni loro formaggio.
Mozzarelle dalle quali emerge il sapore del buon latte, pecorini freschi e stagionati che profumano di latte di pecora, caciotte che ad ogni morso inebriano di latte di questi pascoli. Una gamma di formaggi locali completa e genuina realizzati nel rispetto assoluto della tradizione di questa terra.

Lasciamo la pace di Capradosso scendendo nella valle dell’Aso per arrivare in pochi minuti a Comunanza.
Comunanthia Ascolanorum, di origine picena, era un importante nucleo di approvigionamento nell’epoca romana, e rimase assogettata alla città di Ascoli sino al periodo napoleonico.
Nel XVI secolo le intricate boscaglie davano rifugio a briganti che aiutarono la popolazione contro lo Stato Pontificio.
Dal secolo successivo, la città ebbe uno sviluppo sempre crescente, sia nell’arte che nell’artigianato che nel 1800 si trasformò in industria, divenendo dagli anni ’50 un importante polo produttivo.
Attravesato il ponte levatoio si entra nel Centro Storico, per ammirare, nella Chiesa di Santa Caterina, un pregiatissimo Organo Barocco a due tastiere, altro organo è visibile nella Chiesa di S.Anna,
Il Palazzo Pascali è sede Della Biblioteca Civica e del Museo di Arte e Storia Sacra.
La posizione a ridosso del fiume Aso, l’altezza delle montagne circostanti, hanno conferito a Comunanza un microclima ottimale per la stagionatura dei salumi.
Aria asciutta e temperatura costante grazie a queste condizioni ideali, all’inizio del secolo scorso, viene avviata l’attività di stagionatura dei prosciutti dalla famiglia Prosperi.
Seguendo le regole della tradizione, affidandosi esclusivamente allo scorrere del tempo per raggiungere il perfetto punto di stagionatura di ogni prosciutto.
Un controllo costante, l’alta esperienza tecnica e tanta pazienza, permettono di ottenere dei prodotti di altissima qualità, dal sapore unico del vero prosciutto marchigiano.
La lavorazione artigianale, i procedimenti di lavorazione eseguiti a mano, sono la garanzia di un prodotto di alta qualità.

Continuando l’itinerario, si devono percorrere solo 16 Km per giungere a Montemonaco.
Sviluppatosi verso il X secolo come nucleo di abitazioni delle popolazioni che vivevano in questa zona e che si radunarono nei pressi del monastero benedettino situato nel punto più alto del colle, da cui Monte del Monaco.
Divenne libero comune nel XIII secolo epoca della costruzione delle mura che cingevano l’intero centro abitativo, necessarie per la difesa dagli attacchi dai paesi di Montefortino, Arquata, Comunaza e Norcia.
La protezione papale, le permise di mantenere una notevole autonomia ed indipendenza, partecipando così nel 1400 a lotte in difesa di centri limitrofi dagli assalti espansionistici dei Varano di Camerino e dei Malatesta di Rimini.
E’ suggestivo oggi salire per le sue strette vie del borgo fortificato e trovare giardini ed ampi spazi verdi tra le case, giunti in cima si gode un panorama stupendo, e ci si trova alla Chiesa di San Benedetto, dove al suo interno è conservata una reliquia del Santo, patrono della città ed inoltre si possono ammirare un crocifisso ligneo di scuola marchigiana del ‘400 ed un affresco della scuola del Crivelli del XV secolo.
La presenza papale sulla città è evidente per la presenza di altre importanti edifici sacri, di notevole interesse quali la Chiesa di San Lorenzo del XII secolo con una suggestiva cripta sotterranea, la Chiesa di San Giorgio all’Isola del IX-X secolo in stile romanico, quella di Santa Maria in Casalicchio ha un’importanza oltre che religiosa anche politica, qui infatti si recavano il giorno dell’Assunta, i cittadini di Montemonaco condotti dai Capitani dei quartieri per pregare per la pace.
Ancora oggi il giorno vi si svolge una processione, il 20 gennaio Festa di San Sebastiano, nata per ringraziare, con l’offerta di pane e vino cotto benedetti, il Santo per aver scongiurato la peste è ancora oggi occasione di incontro per festeggiare.
Dalla frazione Collina parte la strada che conduce alla vetta del Monte Sibilla, che da il nome alla catena montuosa, evocando storie e leggende che risalgono all’epoca romana.
Per queste strade passavano i viandanti e negromanti che si recavano a visitare l’antro della grotta della Sibilla, ancora oggi, è tappa di viaggiatori amanti di cibi genuini che si fermano all’Azienda Agricola Michele per trovare i prodotti del Forno di Collina.
La scelta delle materie prime, è fondamentale per la realizzazione di quei prodotti da forno, che solo così rendono i sapori veraci della tradizione contadina.
Colazioni, pranzi e merende vengono proposti dolci caserecci e pane lavorato con il lievito madre, che accompagnano piatti tipici di queste vette.
L’Azienda Agricola Michele, per la sua posizione, è una base strategica per escursioni sui Sibillini, offrendo ospitalità, buon cibo e cortesia.

Da qui per giungere alla prossima tappa, si deve percorrere la parte più tortuosa del percorso, lungo la strada montana che porta ad Arquata del Tronto.
All’interno di due Parchi Nazionali, quello dei Sibillini e quello del Gran Sasso Monti della Laga, ha un centro arroccato sulla collina sovrastante l’antica Salaria.
Un territorio ricco di storia e leggende, risulta l’esistenza di nuclei abitati già nel VI secolo a.C., è stato avamposto romano e fortezza contesa tra Norcia ed Ascoli Piceno.
La storia di questo comune, ci porta alla battaglia di Lepanto nel 1571, a cui parteciparono alcuni abitanti della frazione Spelonga, tornati vincitori e recanti come trofeo una bandiera turca da combattimento visibile nella chiesa di Sant’Agata.
Per la sua importanza strategica la fortificazione fu sempre mantenuta efficiente dalle varie fazioni che nei secoli hanno governato Arquata.
La Rocca edificata a partire dal XI secolo fu più volte rimaneggiata sino alla conformazione attuale risalente al XV secolo. Qui visse per 15 anni la regina Giovanna II di Napoli, soggiorno ricordato ancora oggi con una manifestazione in costume nel mese di agosto.
Oltre al castello, va segnalato un pregevolissimo crocifisso ligneo del III secolo ammirabile nella Chiesa dell’Annunziata, inoltre nella Chiesa di San Francesco, è custodita in una teca un estratto dall’originale della Sacra Sindone.
I ogni frazione si possono ammirare piccole chiese di epoche diverse, quella della Madonna delle Grazie a Trisungo, quella della Madonna della Neve a Faete o quella di San Silvestro a Colle, ma nella frazione Capodacqua l’Oratorio della Madonna del Sole merita una certa attenzione.
A forma ottagonale, edificato nel 1528, presenta all’esterno un rosone raffigurante il sole e la luna, il suo interno, ampiamente affrescato da vari artisti del 1500, merita attenzione il quadro posto sull’altare e raffigurante un avvenimento storico di Capodacqua, l’apparizione della Madonna del Carmelo tra le nuvole, durante una battaglia con Norcia per la contesa di pascoli.
E’ suggestivo visitare questo territorio in ogni momento dell’anno, bello per i suoi colori e la sua natura.
Per gli amanti dei sapori dei boschi, è d’obbligo una sosta a Trisungo al Ristorante Il Ponticello. In un ambiente rustico vengono serviti piatti tipici montani, legati ai prodotti che il territorio offre, funghi e tartufi dai boschi, carne dai pascoli.
La passione di chi vive ed ama la montagna, si espime qui nella preparazione di grigliate di carne cotte alla brace, nella selezione di formaggi e salumi locali
culminando con pietanze dai profumi inebrianti dei funghi porcini e dei tartufi locali.
Il tutto servito in un ambiente gioviale, con la squisita e sincera cortesia della gente di questi monti.

Si parte infine per raggiungere, percorrendo la tortuosa Salaria, Ascoli Piceno, ultima tappa di questo itinerario.
La tradizione vuole che la città sia stata fondata da una colonia di Sabini trasferitasi qui seguendo un picchio tra il VII ed il VI secolo a.c. Fu sempre un importante centro dedito ai commerci e vocato all’arte ed alla cultura.
Il travertino è l’elemento caratterizzante della bellezza del centro storico della città. Sin dal medioevo esperti maestri scolpivano questa pietra per abbellire i palazzi dei signori della città. Nel 1242 Federico II fece abbattere ben 91 delle 200 torri che sovrastavano la città, questo sottolinea l’importanza della ricchezza e del potere delle famiglie dell’epoca, oggi ne sono ancora visibili una cinquantina che spiccano ancora in maniera suggestina sui tetti del centro cittadino. Tra le meglio conservate c’è la torre degli Ercolani alta 35 metri eretta a fianco di una magnifica costruzione romanica denominata Palazzetto Longobardo.
Il viaggiatore attento potrà scoprire, girando per le vie del centro un’infinità di particolari suggestivi, sulle facciate dei palazzi. Iscrizioni, stemmi, ornamenti di mirabile fattura su colonne e travi, diventano l’occasione di una sosta per la loro bellezza e particolarità. Ogni vicolo propone uno scorcio suggestivo ed unico di questa città. Resti romani, chiese romaniche, palazzi e torri in un susseguirsi di stili ci guidano come in un labirinto sino alla centralissima Piazza del Popolo vero gioiello urbano. Sovrastata dalla Torre del Palazzo dei Capitani e coronata da un loggiato con 59 archi, è senza dubbio il salotto cittadino, il punto di ritrovo per incontri sociali e commerciali.
Sulla piazza si affaccia un altro vanto cittadino, il Caffè Meletti, uno dei 150 caffè storici d’Italia. Inaugurato nel 1907, nella palazzina che precedentemente era stata sede del Picchetto della Dogana prima e Ufficio Postale sino agli inizi del 1900, presenta ancora oggi intatto lo stile liberty in cui fu realizzato. Ai suoi tavoli si sono accomodati famosi artisti ed intellettuali degli ultimi cento anni, sono stati scenario cinematografico per Alfredo Alfredo nel 1971 e Il grande Blek nel 1987. Il Caffè Meletti prende il nome da Silvio Meletti che lo fece realizzare, proprietario di dell’omonima azienda di liquori fondata dallo stesso nel 1870.
All’epoca, l’azienda si era affermata nella produzione dell’Anisetta un liquore ottenuto dalla distillazione dell’anice. Ancora oggi l’Anisetta Meletti viene prodotta rispettando la ricetta originale ed i metodi elaborati dal suo fondatore, solo così si può ottenere quel gusto unico, inconfondibile che l’ha resa preferita ed apprezzata in tutto il mondo.
La gamma di prodotti che oggi l’azienda realizza è più ampia, all’anisetta si sono aggiunti anice, mistrà, sambuca, amaro, limoncello, punch, liquore al caffè ed ad una ricca linea dolciaria.

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